di
Ilaria Sacchettoni

Il giornalista sulla decisione dell’azienda: «Hanno fatto una scelta mediocre»

Dal rammarico di Cerveteri all’indignazione di Favignana. Perché è dal palco allestito per il suo Diario di un trapezista che Sigfrido Ranucci respinge le offerte della Rai: «Io non capisco perché se non sono adatto per Report, dovrei essere adatto per il Tg3 o Rainews. La terza alternativa era la sede di corrispondenza al Cairo. Non sanno evidentemente che io vivo sotto scorta anche da prima dell’attentato e al Cairo, all’estero, sarei senza scorta. Forse auspicano che potrei fare la fine di Regeni. Poi Il Cairo ultimamente è stato usato un po’ come la Siberia, ci mandano i deportati da altre parti».

È il blues dell’amarezza quello di Ranucci, impegnato a fronteggiare effetti mediatici e contromisure aziendali dopo che l’inchiesta ha svelato come il mandante dell’attentato subìto nell’ottobre dello scorso anno fosse il suo «amico fraterno» Valter Lavitola. Ma è anche un grido di battaglia perché, salvo decisioni dell’ultima ora, l’ormai ex conduttore di Report si prepara a una vertenza aziendale.



















































Il primo commento sulla sua sostituzione alla conduzione di Report, arriva alle 17, subito dopo la nota Rai: «Una scelta mediocre che decreta la fine di Report — fa sapere — uno schiaffo alla professionalità di chi ci lavora da anni». Il giornalista è già alle Egadi pronto a salire sul palco con la propria biografia quando il suo avvocato lancia la vera sfida: «La decisione della Rai — osserva il penalista Roberto De Vita — condanna la vittima di un attentato ma anche Report e l’indipendenza dell’informazione pubblica. Sigfrido Ranucci per adesso non condurrà Report ma la più importante battaglia per la difesa della libertà del giornalismo d’inchiesta, in ogni sede». La vera «sede», dunque, è con ogni probabilità il Tribunale di Roma.

Ranucci formula anche un algido commento sui nuovi conduttori, scelti, a suo dire, secondo logiche più «relazionali» che professionali, politiche anziché giornalistiche. «Logiche — afferma lui — che nulla hanno a che fare con la professionalità». Ma Daniele Piervincenzi e Giulia Presutti, si potrebbe osservare, hanno superato una prova di ammissione. «I vincitori di concorso — argomenta il giornalista — sono scelti su una prova che non ha molto a che fare con la complessità di una trasmissione come Report». Sarà, dunque, vertenza. «Resisterò al fango con la mia storia» promette mentre il pubblico lo incoraggia.

Ma è in un post pubblicato su Facebook la sintesi della giornata più difficile e la probabile traccia di un programma futuro. Scrive il giornalista sui social ai quali da mesi si affida per commenti, smentite, distinguo e opinioni in generale: «La Rai mi ha sospeso dalla conduzione di Report. Il motivo è che avrei messo a repentaglio la credibilità di Report in seguito ai 2.800 articoli in due mesi fatti dai giornali del gruppo Angelucci e comunque di governo… Al mio posto sono state scelte due persone che mortificano le professionalità che per trent’anni hanno fatto la storia di Report e del servizio pubblico. Il mio non è un addio. Non condurrò Report ma condurrò la battaglia più importante della mia vita per la libertà di stampa, lo farò per i miei figli e per i vostri, mi rifiuto di lasciare alle future generazioni questo mondo mostruoso, governato da persone mostruose e vigliacche che non tollerano il giornalismo libero e i magistrati indipendenti». 
L’amico in carcere. La trasmissione perduta. I nemici di sempre che sembrano prevalere. Favignana, stasera, sembra il campo della sconfitta.


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29 agosto 2026