Soffermarsi a lungo su pensieri negativi nuoce alla salute mentale, ma non in egual misura per tutti. Un nuovo studio, pubblicato su Social Psychological and Personality Science, indica che l’impatto è più marcato in Occidente rispetto all’Asia orientale. Una possibile spiegazione risiede nelle diverse cornici culturali, in particolare nel peso attribuito all’autocritica e al senso di colpa.

Gli autori distinguono due forme del fenomeno: la ruminazione di tratto, cioè la tendenza stabile a concentrarsi sui pensieri negativi, e la ruminazione di stato, l’emergere in un momento specifico di tali pensieri. Ricerche precedenti avevano già evidenziato come la ruminazione di tratto sia associata a livelli più alti di depressione e ansia, soprattutto nei Paesi occidentali.

Per approfondire, i ricercatori hanno condotto due indagini. Nella prima sono stati coinvolti 128 studenti universitari di Washington e 93 di Tokyo: è emersa un’associazione più forte tra ruminazione di tratto e sintomi depressivi tra gli statunitensi rispetto ai giapponesi. La ruminazione di stato è risultata collegata a un minore benessere in entrambi i gruppi, ma con un legame meno pronunciato nei partecipanti giapponesi.

Il secondo studio, con una struttura analoga, ha interessato 105 studenti di St. Louis, Missouri, e 113 di Tokyo. In questo caso, la tendenza generale a rimuginare è stata associata a sintomi depressivi in entrambi i campioni; la ruminazione quotidiana è risultata nuovamente correlata a un calo del benessere per tutti, sebbene con intensità inferiore tra gli studenti giapponesi.

Gli autori ipotizzano due spiegazioni non mutualmente esclusive: da un lato, gli effetti del rimuginio sul benessere potrebbero variare in base alla cultura di appartenenza; dall’altro, il livello di benessere potrebbe a sua volta influenzare la propensione a rimuginare. Conta anche il “perché” si rimugina.

Quando il processo è dominato dall’autocolpevolizzazione, tende a erodere il benessere psicologico; se invece assume una funzione riflessiva, orientata all’autoconoscenza e al miglioramento personale, può persino avere ricadute costruttive. In Occidente sembrerebbe prevalere una modalità più severa e punitiva verso se stessi, mentre in contesti come quello giapponese la ruminazione avrebbe più spesso una valenza esplorativa e costruttiva.

Una differenza che potrebbe spiegare perché, a parità di pensieri negativi, l’impatto sulla salute mentale risulti meno gravoso in Asia orientale.