di
Chiara Maffioletti
Il giornalista dal primo settembre debutterà nella prima serata di Rete4 con «Verità nascoste»: «Questo è il tipo di narrazione che so fare». «Le denunce? Mi difenderà mia moglie»
Il commento che Milo Infante riceve più spesso da quando va in onda sui canali Mediaset (con Ore 11 su Rete4 e su Canale 5 con Verità Nascoste – Il diario), è che è come se lavorasse lì da sempre. «Mi viene spontaneo rispondere che forse avrei dovuto farlo dall’inizio…».
C’è ancora un po’ di amarezza da smaltire per l’addio alla Rai e al suo «Ore 14»?
«Voglio essere sincero. Io, da ragazzo che è nato a Villa San Giovanni, sono cresciuto guardando la torre di Mediaset. Già a 10 anni volevo fare il giornalista e quando osservavo quella torre sognavo di poterci lavorare, un giorno. L’antenna di Corso Sempione era lontana anni luce da me, anche se, ovviamente, sono stato felice di essere stato ingaggiato dalla Rai nel 2003».
La fine della sua avventura, però, non è stata delle più serene.
«Io credo che se un’azienda vuole trattenere qualcuno, ha gli strumenti per farlo. Da dirigente Mediaset, se qualcuno dei miei dovesse dirmi me ne vado, potrei fare qualcosa evitarlo. Questo è stato fatto nei miei confronti? Ecco, non direi. Ma la vita è fantastica perché anche se accadono delle cose non bellissime, quando succedono quelle positive te ne dimentichi. E quindi il mio sentimento nei confronti della Rai è di affetto ma non di nostalgia».
Anche perché il pubblico, almeno in questi primi giorni, ha dimostrato di seguirla?
«Non immaginavo di arrivare al il 9.6% al mattino e al 19.7% nel pomeriggio: avevo ipotizzato rispettivamente un inizio intorno al 5% e neanche la metà di quanto facciamo su Canale 5. Prima di andare in onda ero terrorizzato, in primo luogo di deludere il presidente Berlusconi che aveva scommesso su di me. Invece per il momento — e faccio tutti gli scongiuri del caso — non stiamo andando male».
C’è chi ha detto che sta facendo «Ore 14», solo su un’altra rete.
«Cosa ci si può aspettare da me? Io sono un cronista, quello che posso fare è raccontare la realtà, approfondire i casi con un’attività di indagine giornalistica, questo so fare. Chi vuole fermarsi al titolo, alla grafica o alla scenografia, faccia pure. Per me contano i contenuti e i contenuti sono quelli che tratto sa sempre. Fabio Fazio cosa fa ora? O Monica Maggioni? Chi ha una riconoscibilità nel suo lavoro porta avanti quella. Questa è la mia narrazione».
Dopo l’esperimento pomeridiano, «Verità nascoste» debutterà martedì in prima serata su Rete4: quale è l’obiettivo?
«Sarà un programma che cambierà di settimana in settimana perché non abbiamo avuto il tempo di lavorare su un impianto completamente nuovo, quindi le novità arriveranno un po’ alla volta. Del resto, ho iniziato a lavorare a Mediaset il 17 agosto e ho dovuto preparare due programmi. La nostra linea è quella di approfondire tutti gli aspetti anche un po’ più tecnici, più nascosti rispetto a una narrazione che la mattina deve avere un linguaggio diverso».
Ha mai avuto la tentazione di ritardare almeno un po’ queste partenze?
«Sì, ho avuto due momenti in cui mi sono detto: non ce la facciamo. Ma lì ho trovato il supporto della produzione Mediaset, quindi la macchina, e devo dire che riguardando la prima puntata di Ore 11 sembra che non abbiamo mai fatto altro nella vita. Ho a disposizione i migliori professionisti per questo dico che se fallirò la colpa sarà solo mia… ed è questo che non mi ha fatto dormire la notte».
Come linea editoriale ha avuto qualche suggerimento dall’azienda?
«No, non c’è mai stata una riunione di impostazione della linea editoriale. I confronti con l’azienda sono stati sui contenuti: hanno ascoltato e condiviso il mio progetto. Ma, in tutta onestà, magari per motivi diversi, ma ho avuto sempre la stessa libertà anche in Rai: chi vuole essere servo è perché ha un’attitudine da servo».
Nell’ambito della vicenda Garlasco, pochi giorni fa, l’avvocata Stefania Cappa l’ha accusata di ricettazione. Come vive questo episodio?
«Intanto ho immediatamente comunicato a Mediaset che non intendevo avvalermi della malleva e della loro tutela legale. L’accusa è talmente infamante che non me la sentita: nessun giornalista dovrebbe essere accusato di un reato che può prevedere anche otto anni di carcere e che oggi è punito con una pena superiore a quella della rapina. Detto questo, che un avvocato si riduca a denunciare per ricettazione un giornalista… io la vivo come un’intimidazione. Dopodiché mi fa paura? Assolutamente no, anche perché ho il miglior avvocato che un uomo possa desiderare, cioè mia moglie. Se sarò condannato pagherò in prima persona ma sono sereno, anche se accompagnato da un sentimento di sdegno per una società in cui non si risponde mai delle proprie azioni ma si cerca di colpire l’interlocutore trasformandolo in un avversario».
In questo senso, cosa pensa del caso Ranucci?
«Per noi un giornalisti è importantissimo sapere con chi ti attovagli. E non intendo solo con chi vai a cena, ma con chi condividi sentimenti di amicizia. Alla luce di quello che è emerso, è chiaro che tutti pensano: ma proprio con Lavitola dovevi diventare amico del cuore? Ed è chiaro che la risposta è no. Ma per quello che mi riguarda, per me Ranucci è stato tradito: aveva riposto la fiducia nella persona sbagliata. In un paese dove la presunzione di innocenza dovrebbe essere fondamentale, mi chiedo nei suoi panni come mi sentirei oggi. Detto questo, fossi in lui forse non un passo indietro ma uno di lato per il bene di Report lo avrei fatto».
Guarderà il nuovo «Ore 14»? Tra lei e Sottile questa estate c’è stata un po’ di maretta…
«No, non lo guarderò ma anche perché a quell’ora spero di essere finalmente seduto a tavola, a pranzo. Ne ho saltati molti negli ultimi anni. Con Sottile da parte mia non c’è nessun tipo di polemica ma, senza offesa, non è il mio interlocutore. Semplicemente lui dice quello che vuole, affida ai social il suo pensiero ed è giusto così ma se devo rispondere a qualcuno è, ad esempio, all’amministratore delegato della Rai. In quel caso devo puntualizzare. Sottile pensi e dica quello che vuole. Quello che so è che lascio alla Rai una grande eredità».
In questo senso, la preoccupa quando torneranno in onda programmi molto forti nella fascia oraria del mattino?
«Ma certo. La fascia che va dalle 11 alle 13 è una delle più difficili. Se mi avessero chiesto di andare contro Ore 14 sarei stato più tranquillo. Ora invece trovo Clerici, Daniele, Guardì, Forum, Studio Aperto, La7… è un orario molto difficile, lavoreremo a testa bassa. D’altronde le sfide difficili sono quelle che mi piacciono di più».
29 agosto 2026 ( modifica il 29 agosto 2026 | 08:02)
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