MESTRE – A vederlo camminare finché fa la spesa nei supermercati di Mestre, nessuno direbbe che dentro quel corpo alto quasi due metri si nasconde, almeno secondo la sua definizione, «l’uomo più veloce del mondo». Stefano Nobile, nato a Mestre il 22 febbraio 1978, per gli oltre quattro milioni di persone che lo seguono sui social è Ken Lee, quello che in pochi istanti riesce a far scattare mani e dita a una velocità impressionante. Su TikTok ha superato i 3,1 milioni di follower, ai quali si aggiungono quelli di Instagram, Facebook e YouTube. Tra chi lo segue ci sono anche nomi dello sport e dello spettacolo, da Novak Djokovic a Marcell Jacobs, passando per Pino Insegno e Alessia Marcuzzi. E alcuni dei suoi video hanno raggiunto numeri difficili persino da immaginare: uno, nel quale prende un accendino con un movimento fulmineo, è arrivato a 165 milioni di visualizzazioni. 
 

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La storia

La storia di Ken Lee nasce quasi per caso, durante il Covid: «Facevo il commesso di telefonia, avevo perso il lavoro. Praticavo karate e kung fu e durante il lockdown mi sono messo davanti allo specchio ad allenare la velocità». Poi il primo video, girato quasi per gioco: «Il tempo di andare in bagno, ho caricato il video e ha fatto 20 milioni di visualizzazioni». Il personaggio prende forma anche dal nome: Ken, come Ken Shiro, e Lee, come Bruce Lee. Ma dietro i pochi secondi dei filmati c’è un lavoro che Nobile definisce tutt’altro che semplice. «Mi alleno quattro-cinque ore al giorno con la telecamera davanti. Studio inquadrature, luci, angolazioni. Sembrano video semplici, ma non lo sono». Oggi pubblica circa due video alla settimana; all’inizio arrivava a cinque o sei al giorno. Fisico asciutto, «tutto nervi», Nobile ha costruito così un pubblico internazionale, anche perché nei suoi video parla poco, in stile Khaby Lame. La televisione si è accorta di lui. È stato a Tu sì que vales, ha partecipato a Obbligo o verità e ha lavorato con Pino Insegno in Facce ride: «Cinque tavoli, cinque esibizioni. Gli applausi erano spontanei». 

E poi podcast, duetti e collaborazioni: «Ho avuto anche contatti con grossi marchi che mi hanno chiesto di fare il testimonial». La notorietà, oggi, lo accompagna: «Al supermercato Cadoro o all’ex Auchan mi fermano per una foto o un video». Ma non è diventato, precisa, il classico influencer da auto di lusso: «Non girerei mai in Ferrari. Ho una Panda ibrida, che è una bomba e ha tutto». Il suo prossimo obiettivo è trasformare il nome in un vero marchio: «Mi piacerebbe che Ken Lee diventasse anche un brand di abbigliamento». Il successo, però, ha conosciuto anche fasi di silenzio, non è tutto oro, quello che luccica: «Per un periodo i brand hanno smesso di cercarmi. Sembrava fossero spariti tutti, molto dipende dell’algoritmo, è difficile da gestire». 
Il sogno, adesso, è il cinema. «Mi piacerebbe fare un film». Nel frattempo sta trovando accordi con management che segue altri creator. La ricetta, dice, resta quella degli inizi: «Non si sa se ce la si fa, ma se ci credi puoi farcela. Anche se serve aiuto, io mi sono aiutato, ho cercato, studiato, mandato un giorno 500 mail ai manager. Bisogna buttarsi».