LECCE – “Sai come funziona, prendi una cosa di soldi e gliela dai allo Zio”. Una sola frase, captata dai finanzieri del Gico, spiega cosa voglia dire il controllo del clan su un territorio, la sua forza di intimidazione, che quasi sempre non ha necessità di gesti eclatanti. Chi parla è il 44enne Antonio Caliandro. Lo “Zio” è il presunto capo del sodalizio: il 61enne Pietro Soleti.
Chi ascolta, e non fa una piega, è un piccolo imprenditore locale che vuole avviare un’attività di fast food a Casalabate. Insomma, una richiesta di “pensiero”, cioè pizzo, da manuale. Svelata dall’operazione “Fuori Gioco”, coordinata dalla pm Carmen Ruggiero (Dda di Lecce), che ha svelato come i presunti membri e fiancheggiatori del clan Soleti sapessero fare affari.
Confermato l’impianto accusatorio
Nei giorni scorsi, sono state depositate le motivazioni della sentenza di primo grado, con rito abbreviato, con la quale la gup Valeria Fedele ha inflitto oltre due secoli di reclusione (qui, l’articolo) a carico di 25 imputati. Venti anni per Soleti, Benito Clemente (47enne di San Pietro Vernotico) e Vincenzo Preste (52enne di San Donaci).
Il pubblico ministero Carmen Ruggiero.
Altri pronunciamenti, in passato, avevano accertato la mafiosità del sodalizio. La lettura delle oltre 500 pagine di motivazioni spiega perché il tribunale di Lecce abbia confermato l’impianto accusatorio di Dda e Gico.
“Bucate” le chat ritenute ultra-sicure
Una “mano” è arrivata dall’estero, con la decrittazione del contenuto delle chat di SkyEcc, utilizzate da alcuni imputati. Grazie ad alcune indagini, in Belgio e Olanda, anche gli inquirenti italiani hanno “bucato” questa rete, che sembrava a prova di occhi indiscreti. E hanno ricostruito, anche traimite le conversazioni, gli affari del clan. C’è la droga, certamente. Ma anche le scommesse illegali (gaming on line): dopotutto le mafie sfruttano sempre debolezze e dipendenze altrui. Cocaina e ludopatia. Ma c’è anche lo smaltimento degli oli esausti. E poi c’è sempre il controllo del territorio.
La violenza evocata e quella concreta
Tra le accuse contestate, oltre alle associazioni per mafia e droga, ci sono estorsioni, ma anche pestaggi, illecita concorrenza, minacce. Già, perché il clan è inquadrato nell’arcipelago Sacra Corona Unita, quindi basta il “brand”, il nome per ottenere “risultati”. Ma spesso gli accoliti sarebbero passati alle vie di fatto. Non evocando la violenza, ma concretizzandola. Per esempio nei confronti degli spacciatori “indipendenti”. A San Donaci non funziona così: si versa il “punto” nelle casse del clan e si compra la cocaina o la marijuana dai canali giusti (a proposito, i rifornimenti avvenivano spesso tramite quelli leccesi).
Il pusher picchiato che “ora prende la 104”
Un pusher che non aveva capito l’antifona era stato picchiato a sangue. “Ora prende la 104”, si sente dire da un imputato, compiaciuto. Il fatto non viene contestato perché la vittima e l’episodio non sono stati identificati. Un altro, dopo il “trattamento” a opera di Preste, Caliandro (condannato a 13 anni e mezzo) e Vincenzo Fortunato (31enne di San Donaci condannato a otto anni) era stato visto correre spaventato e malconcio per le vie del paese.
E poi c’è il cittadino marocchino che, durante una lite, aveva ferito con un coltello un parente di Soleti. Per gli inquirenti, il boss non interviene tanto per il grado di parentela, ma ordina una spedizione punitiva per il consenso sociale.
Il “pactum sceleris” per gli oli esausti
Passando propriamente agli affari nel settore dello smaltimento degli oli esausti, ci sono una data e un luogo che spiegherebbero come sia nato quello che viene definito dagli inquirenti il “pactum sceleris” tra il clan e un imprenditore del settore: Francesco Cosimo Barone (55enne di Matino). Deve rispondere di quattro capi d’imputazione, concorso esterno compreso. Per lui è tuttora in corso un processo con rito ordinario, a Brindisi. Il 4 settembre 2020, in un ristorante di Porto Cesareo, l’imprenditore avrebbe incontrato Soleti, Caliandro e Antonio Diviggiano (34enne di Torre Santa Susanna, dodici anni e mezzo in primo grado).
Si punta al monopolio in un settore inquinato
Da qui, l’ascesa dell’azienda Barone srls in un settore – come emerge dalla sentenza – già fortemente inquinato dalla criminalità organizzata. Grazie ai nomi elencati sopra e a un altro riconducibile al clan Pepe, l’obiettivo era il monopolio nel Brindisino e l’espansione nel Leccese. Un esempio: c’è già un accordo con un’altra azienda per lo smaltimento? L’olio va comunque alla Barone srls, senza recedere dal contratto precedente.
È il caso di una nota pizzeria di Brindisi. Nella sentenza ci sono i contrasti con un’altra azienda attiva nel settore, “scacciata” con metodi poco ortodossi. Insomma, per operare in questo settore, occorre fare i conti, o scendere a patti, anche obtorto collo, con i clan.
Militari del Gico duranre l’operazione.Le scommesse on line illegali
Per il settore delle scommesse il discorso parte invece dal periodo pandemico, quando gli incassi per la Gaming Hall (con sede a Carmiano, confiscata dalla gup) calano. Ed entrano in gioco le “forze fresche” del clan. L’imprenditore Damiano Miglietta (42enne di Trepuzzi) è stato condannato a cinque anni, Ernesto Puca (39enne di San Donaci) a quattro anni, nove mesi e dieci giorni. Entrambi rispondevano di concorso esterno.
Anche in questo caso, a fare da volano sarebbe stato il clan Soleti, con il beneplacito del clan Pepe per il Leccese. Le agenzie affiliate utilizzavano portali illegali, in modo tale da ottenere guadagni maggiori sulle scommesse. Nel Brindisino, nel Leccese, ma anche nel Tarantino. Sullo sfondi, il marchio “Scu” a fare da garanzia.
Verso l’appello: le difese
Come anticipato, la sentenza e le relative condanne sono di primo grado. Le difese stanno preparando l’appello. Gli imputati sono assistiti dagli avvocati Francesco Cascione, Ladislao Massari, Dario Budano, Rocco Vincenti; Raffaele Benfatto; Cosimo Lodeserto; Massimo Manfreda; Vito Epifani; Simona De Rocco; Mariangela Calò; Stefano Stefanelli; Alessandro Stomeo; Loredana Pasca; Francesco Fasano; Gabriella Mastrolia; Fabrizio Tommasi; Antonio Savoia; Lucia Longo; Pantaleo Cannoletta; Alessandro Diddi; Anna Centonze; Domenico Palombella; Pasquale Morleo; Ada Flores; Gino Gioffredi; Stefano Prontera; Francesco Gentile; Francesca Conte; Daniele Scala; Mario Pede; Selene Mariano.
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