Il fantasista azzurro in una lunga intervista al Mattino: “Conte maniaco della vittoria, incazzato anche dopo un 4-0. Allegri cerca di creare un legame diretto con ognuno di noi. La gavetta non sempre è un bene, se uno a 18 anni è pronto…”

29 agosto – 10:03 – MILANO

Antonio Vergara è uno che, nella vita, ha saputo aspettare il suo momento. “Ho tenuto duro – ha detto in una lunga intervista concessa al Mattino -, anche perché stavo per mollare tutto”. Il riferimento è a quanto successo nel settembre 2023 quando – era ancora un giocatore della Reggiana – si ruppe il crociato: “Ricordo che chiamai mio padre e gli dissi: ‘È finita, preparami un posto nella concessionaria di auto a Caivano’. Per fortuna poi non ho mollato”. Oggi Vergara è uno dei punti fermi del Napoli. La sua ascesa è iniziata la scorsa stagione con Conte, ma anche Allegri è pronto a puntare su di lui, come si è visto all’esordio a Marassi in casa del Genoa. In quale ruolo? Non si sa: “Da cinque anni cambio continuamente posizione. Faccio l’esterno alto, il trequartista, la mezzala, il quinto di centrocampo. Dove mi dicono di mettermi, là mi metto”. 

da conte ad allegri—  

Nell’album dei ricordi di Vergara c’è una fotografia più grande delle altre. È stata scattata il 28 gennaio scorso, la data di Napoli-Chelsea: “Ho sognato tante volte quella notte e quel gol, il mio primo in Champions. Solo che cambierei il finale. Perché la vittoria e il passaggio di turno del turno non sono arrivati e questo ha reso amara quella serata”. Allora sulla panchina azzurra c’era Antonio Conte: “Un maniaco della vittoria – spiega Vergara -, un allenatore con una mentalità unica. Anche se hai vinto 4-0 la sera prima, il giorno dopo lo vedi lì incazzato perché sta già pensando a come vincere la prossima partita”. Oggi però c’è Allegri, uno che “cerca di creare un legame personale e diretto con ognuno di noi. Scherza, ride, è ironico, fa battute. Appena mi ha visto mi ha detto che dobbiamo migliorare sulla pulizia tecnica. Mi ha impressionato, perché sapeva già tutto di me”. L’obiettivo però, resta lo stesso. O forse no: “Non parliamo di scudetto tra di noi, e non c’entra la scaramanzia. È il momento di lavorare, senza pensarci, anche perché mi sembra un campionato più equilibrato e competitivo rispetto a quello della passata stagione”. 

gavetta e nazionale—  

Ma Vergara, a 23 anni, si considera ancora un giovane? “No, per nulla – la sua risposta -. Forse uno dei problemi del nostro calcio può essere anche questo: considerare uno di 23 anni un giovane. Spero che anche la mia storia abbia aiutato ad aprire gli occhi a tutti, è come una piccola guerra generazionale: la maturità calcistica non ha età perché la si può raggiungere anche a 18 anni. La gavetta non è sempre un bene: se a 18 anni un ragazzo è pronto, non ha senso fargli fare un percorso diverso e lungo”. Poi c’è il capitolo Nazionale, e il sogno di una coppia ‘made in Napoli’ con Pio Esposito: “Pio è fortissimo, ovvio che la maglia dell’Italia è un sogno che tutti hanno nel cuore. Ma abbiamo un ct come Roberto Mancini che saprà fare le scelte giuste”.

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napoli, champions e futuro—  

Ma in quale Napoli avrebbe voluto giocare Vergara? “In quello di Cavani, Hamsik e Lavezzi: era la squadra dei miei sogni. Anche se probabilmente li avrei visti solo dalla panchina. E mi sarebbe piaciuto dividere il campo con Zielinski, lo trovo superbo”. Sugli obiettivi stagionali: “A livello personale non farmi più male, a livello di squadre centrare la semifinale di Champions. Ci aspettano notti spettacolari e non vediamo l’ora di viverle”.