Il corteo della Bolla prima, poi l’apertura della Porta Santa della Basilica di Collemaggio a L’Aquila da parte del prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione e infine la Messa. Sono i momenti più significativi della Perdonanza celestiniana. “Non una pittoresca rievocazione storica – ha affermato il cardinale – ma uno dei più potenti dispositivi culturali e spirituali per dare forma collettiva, pubblica e ripetibile al gesto del perdono”
Benedetta Capelli – Città del Vaticano
È il giorno più solenne per la città de L’Aquila, ferita nel 2009 dal terremoto che ha portato via 309 persone, causato 1.660 feriti, 70 mila sfollati. La città rivive la 732.ma Perdonanza Celestiniana, celebrazione istituita da Papa Celestino V nel 1294, per concedere l’indulgenza plenaria a chi, dopo confessione e pentimento, avesse attraversato la Porta Santa della Basilica di Santa Maria di Collemaggio. Ad aprirla quest’anno è stato il cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, che ha poi celebrato la Messa.
Far ripartire la speranza
“Esiste un filo esplicito – ha affermato il cardinale – che lega ogni civiltà degna di questo nome: la capacità di trasformare il conflitto in riconciliazione, la colpa in redenzione, la frattura in comunità ricostruita”. Pertanto, ha spiegato, “una civiltà che sa perdonare è una civiltà che sa continuare a esistere insieme, e a far ripartire la speranza”. Il gesto di Papa Celestino V fu un gesto rivoluzionario, “il perdono non riservato a pochi, ma offerto universalmente, a chiunque varcasse la soglia della misericordia di Dio con cuore sincero”. Il prefetto si è soffermato sulla dimensione pubblica e collettiva del perdono che “educa, tramanda, costruisce identità condivisa”, insegna che “la riconciliazione non è debolezza, ma la forma più alta di forza civile”.
Il cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione durante la celebrazione
Ricominciare insieme
Dopo il terremoto del 2009, la Perdonanza ha un significato di rinascita, mostra che non si resta prigionieri del dolore. “In un tempo storico segnato da guerre, polarizzazioni e fratture, il messaggio – ha affermato de Mendonça – che parte dalla Basilica di Collemaggio acquista un’attualità che va ben oltre i confini abruzzesi. La Perdonanza è una proposta culturale rivolta al presente. Dice che la riconciliazione può ancora essere una categoria collettiva, non solo un affare delle coscienze; che le comunità ferite possono scegliere di raccontarsi attraverso il perdono anziché attraverso il rancore o la stanchezza; che una porta, aperta una volta all’anno, può continuare a rappresentare simbolicamente ciò che ogni civiltà dovrebbe custodire: la possibilità di ricominciare insieme. Di ricominciare sempre”.
Il cardinale con la Bolla in mano
Il patto nel segno del perdono e della pace
Una porta è un varco che Dio apre per primo, donando il suo perdono prima di ogni cosa. “La grazia ha già fatto il primo passo, molto prima che io lo meritassi, molto prima che io lo desiderassi”: ha affermato il porporato. Cristo – la vera porta non promette solo «vita», promette vita «in abbondanza». Genera più vita di prima — relazioni più mature, comunità più larghe, cuori civili più dilatati. Questo genera pace “che trae la sua forza proprio dalla mitezza di chi rinuncia a minacciare”, pertanto oggi si varca la porta “così come siamo — feriti, fragili, divisi. Oggi la Porta Santa – ha concluso il cardinale – è aperta, e nessuno, può richiuderla. Non stiamo solo ripetendo un rito antico. Stiamo rinnovando un patto”.
L’arcivescovo de L’Aquila: il perdono riaccende la speranza
Nel suo indirizzo di saluto, l’arcivescovo metropolita de L’Aquila, Antonio D’Angelo, ha ringraziato il prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, ricordando che la città è quest’anno “Capitale italiana della cultura”, tale anche per la Perdonanza. “Questo dono di grazia – ha affermato – fa risplendere il cuore dell’uomo, il perdono, infatti, riaccende la speranza. Quindi, sostenuti da questa forza che viene dall’amore del Padre possiamo camminare nella via della resilienza che ci permette di avere sempre uno sguardo positivo per il futuro, consapevoli che, con la perseveranza, si potranno raggiungere grandi traguardi”.