Il Cremlino: «Negoziati in pausa». Putin, niente telefonate con Trump
(Marta Serafini) In Ucraina lo sanno bene: quando le cicogne iniziano a danzare nel cielo in gruppo significa che stanno per iniziare la loro migrazione in vista dell’inverno. E, mai come quest’anno, quella danza è vista come un segno di sciagura.
Da Mosca i segnali che arrivano non sono buoni. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov fa sapere che non sono in programma telefonate tra Vladimir Putin e Donald Trump e che i negoziati sono in pausa dato che non c’è «nessuna nuova idea per la soluzione diplomatica in Ucraina». E se per il New York Times il viaggio del direttore della Cia John Ratcliffe «è stato l’ultimo tentativo dell’amministrazione Trump di rilanciare i negoziati in stallo», il Washington Post scrive che Putin considera gli Stati Uniti indeboliti dalla guerra con l’Iran, quadro che offrirebbe alla Russia l’opportunità di intensificare le azioni contro gli interessi e gli alleati americani in Europa. E ancora: l’esercito russo ha condotto un lancio di prova di un missile balistico intercontinentale a propellente solido, che dal cosmodromo di Plesetsk, situato a circa 800 chilometri a nord di Mosca, ha raggiunto il suo bersaglio al poligono di tiro di Kura, nella penisola russa della Kamchatka, nell’Oceano Pacifico.
Se poi non ci sono stati contatti tra il presidente russo Vladimir Putin e il direttore della Cia — la conferma è arrivata da Peskov — a detta del ministro degli Esteri Sergey Lavrov non è andata bene nemmeno la missione del segretario per le relazioni con gli Stati del Vaticano Paul Richard Gallagher perché questo si sarebbe limitato a proporre «uno slogan sulla necessità di porre fine a tutto in fretta».
D’altra parte il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha riferito di essere stato informato solo ieri dagli Stati Uniti sui «diversi» colloqui tenuti nei giorni scorsi a Mosca.
«Apprezziamo la coerenza dei passi e il fatto che l’America promuova una visione del tutto realistica su ciò che va fatto e ciò che deve essere realizzato», ha aggiunto Zelensky, «la Russia deve porre fine alla sua guerra, è necessario creare tutte le condizioni perché ciò avvenga». Per fare fronte all’inverno il leader di Kiev parla della necessità di aumentare a mille il numero di droni al giorno contro la Russia, mentre Kyrylo Budanov, capo di gabinetto del presidente ucraino ha dichiarato che l’Ucraina non può «mobilitare meno di 30.000 persone al mese», sostenendo che tale cifra rappresenti il «minimo necessario per sostenere le strutture esistenti» delle forze armate ucraine.
E mentre segnali di distensione sembrano lontani, la Russia ha lanciato soprattutto contro la capitale ucraina sette missili S-8000 Banderol e 96 droni d’attacco, tra cui oltre 70 droni a reazione con oltre 4 vittime in diverse città ucraine. D’altro canto Kiev ha confermato di aver colpito la raffineria Slavneft-Yanos, sostenendo che l’impianto fornisce carburante e lubrificanti alle forze armate russe. Secondo Bloomberg quest’ultimo attacco porta a 21 il numero di raid contro gli impianti petroliferi russi facendo di agosto il mese con il più alto numero di colpi dall’inizio della guerra. Per l’agenzia nelle ultime settimane sono state colpite quattro delle dieci maggiori raffinerie russe, impianti destinati in particolare a rifornire alcune delle regioni più popolose e industrializzate del Paese. Sempre nello stesso periodo la produzione di benzina e le forniture al mercato interno sarebbero diminuite di quasi il 20 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre la produzione di gasolio è calata di oltre il 23 per cento.