La decisione era arrivata a luglio, come di consueto. L’impatto concreto si vedrà da martedì: con il 1° settembre, rincarano i biglietti e gli abbonamenti di Trenord. È l’effetto di una sorta di prassi estiva, legata alla normativa – regionale e nazionale – che prevede il periodico aggiornamento delle tariffe.
Come funzionano gli aumenti
Come? Sulla base di un mix tra diversi fattori, come l’andamento dell’inflazione rilevata dall’Istat, un algoritmo che mette insieme alcuni parametri sull’efficienza del servizio (puntualità, frequenza e regolarità delle corse nell’anno precedente) e il responso di un’indagine sulla soddisfazione degli utenti (che, in questo caso, è stata svolta da una società specializzata tra ottobre e novembre 2025). Il risultato, condensato nella delibera approvata dalla Giunta regionale, è stato un «adeguamento ordinario delle tariffe previste per l’anno 2026, contabilizzando il valore pari al 3,889% per il vettore ferroviario». È, in altri termini, una sorta di incremento medio dei prezzi di Trenord, ma che all’atto pratico – per una questione di arrotondamenti ai decimali di euro e per le eventuali compensazioni con gli «scatti» degli anni precedenti – porta a variazioni in realtà differenziate.
I numeri
Basta mettere a confronto le tabelle allegate all’ultima delibera con le cifre in vigore sino al 31 agosto. Per gli abbonamenti annuali, proprio perché i valori assoluti dei prezzi sono più alti e le approssimazioni sono più «facili», l’aumento tipico è del +3,8%, +3,9% o +4% a seconda della fascia considerata. Quella minima, per le rare tratte fino a 5 km, passerà da 276 a 287 euro annui (+11 euro), e così via: +14 euro per lo scaglione 5-10 km (da 353 a 367 euro), +17 euro per la fascia 10-15 km (da 428 a 445 euro); considerando percorsi più lunghi, l’annuale a 40-50 km rincara di 32 euro (da 845 a 877 euro), quello per 50-60 km di 36 euro (da 933 a 969 euro); oltre i 160 km, toccherà aggiungere almeno 51 euro.
Sui mensili la fluttuazione percentuale reale è più variegata, sempre per via degli arrotondamenti, e spazia tra il +2,7% e il +4,6%, da 1 a + 5 euro. Qualche esempio: fino ai 5 km il rialzo del prezzo è pari a un euro (da 29 a 30 euro), e così pure per i 5-10 km (da 37 a 38 euro); progressivamente l’incremento diventa di 2 euro per tutti i «tagli» tra i 10 e i 25 km, quindi si sale di 3 euro per le tessere tra i 25 e i 50 km, +4 euro tra i 50 e i 120 km, +5 euro oltre i 120 km.
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Per i biglietti singoli, l’adeguamento va generalmente dai 10 ai 50 centesimi; in proporzione, si fa sentire di più il «salto» relativo ai tragitti di 15-20 km: qui il ticket passa da 2,70 a 2,90 euro, e quei 20 centesimi di differenza equivalgono a un +7,4%.
Il sistema «Ivol»
Per chi macina lunghe distanze, risulta probabilmente più conveniente il sistema tariffario integrato «Ivol» (acronimo di «Io viaggio ovunque in Lombardia»), che permette di viaggiare su tutti i mezzi del trasporto pubblico regionale: il giornaliero si porta da 17,5 a 18 euro (+50 cent, pari a +2,9%), il mensile «muove» da 116 a 118 euro (+2 euro, pari a +1,7%), l’annuale cresce da 1.117 a 1.137 euro (+20 euro, pari a +1,8%). Con questa formula, la Ivol consente mediamente un risparmio rispetto agli abbonamenti ferroviari sopra i 90-100 km: e a parità di prezzo, peraltro, c’è il vantaggio di poter utilizzare quest’altra card anche su bus e metropolitane.
Settembre porterà con sé anche i nuovi «listini» del Tpl su gomma, già lanciati in occasione delle campagne abbonamenti che accompagnano l’avvicinarsi alla ripartenza delle scuole: in questo caso, invece, la situazione è fortemente diversificata a seconda che si tratti di servizio urbano o extra-urbano e delle singole compagnie.
