Sia con il Torino che con il Venezia il tecnico portoghese ha cambiato l’andamento delle gare pescando dalla panchina
Raccontava Ruben Amorim in vigilia come occorra “creare una stabilità nella squadra e dei meccanismi con tutti giocatori che devono sapere cosa devono fare, dobbiamo preparare tutti i calciatori sui nostri concetti”. Detta così, appare come la classica ovvietà. Poi, però, lungo una stagione a volte va diversamente. Capita di vedere qualcuno che fa cose strane, si mette in proprio, sballa i tempi di gioco collettivi. Amorim ha sottolineato questo concetto essenzialmente per due motivi. Il primo è filosofico, nel senso che ai suoi occhi il collettivo viene prima di qualsiasi individualità e quindi riuscire a collocare tutto il gruppo allo stesso livello è una forma di “democrazia da spogliatoio”. Il secondo motivo è decisamente più pratico: sapere che tutti hanno assimilato con lo stesso coefficiente le consegne, mette un allenatore in una comfort zone, quanto meno a livello tattico. E quando succede questo, maneggiare i cambi diventa più semplice.
scelte—
Amorim è ancora all’inizio del percorso rossonero, e in più siamo all’alba della stagione. Il che significa che davanti c’è una cospicua mole di lavoro. Ma non può sfuggire come il Milan abbia spremuto il massimo da queste prime due partite grazie alle sostituzioni. Certo, è banale constatare che si hanno più possibilità di cambiare faccia alla partita inserendo Rabiot piuttosto che Loftus-Cheek, ma il dato resta. E siamo a due su due. L’ora X fin qui è scoccata intorno all’ora di gioco. A Torino era il minuto numero 56 quando Amorim ha inserito Rabiot per Loftus-Cheek e Modric per Jashari. Il primo gol rossonero arriva otto giri di lancetta più tardi, nell’ambito di un’azione che scorre – anche – dai piedi di Modric e finisce su quelli di Rabiot, che serve Cisse. La parte più importante ovviamente se la inventa Alpha, ma tutto ciò che avviene prima non è ignorabile. Rabiot poi chiude di fatto la partita realizzando il raddoppio e premiando doppiamente la scelta di Amorim di buttarlo in campo anche se la condizione atletica è molto limitata.
soluzioni—
Talmente limitata che anche contro il Venezia Adrien è partito dalla panchina. Di nuovo un’arma a gara in corso, ma stavolta è un altro il cambio che santifica le sostituzioni decise da Ruben. Minuto 59, scelta drastica dentro una partita rognosa e potenzialmente pericolosa: fuori entrambi i trequartisti titolari – Cisse stanco, Loftus evanescente -, dentro un’altra coppia, ovvero Rabiot e Saelemaekers. E siccome a Milanello regna la democrazia, stavolta a occuparsi della pratica è il belga. Dieci minuti dopo essere entrato è lui ad armare il sinistro vincente di Ramos. Non un assist visionario, è un pallone semplicemente ben calibrato, appoggiato a una velocità giusta e ben addomesticabile. Così come Cisse a Torino, il super gesto tecnico è quello di chi segna, ma il lavoro alle sue spalle è altrettanto importante. Saelemaekers poi ci mette lo zampino anche sull’autogol di Halhal, spedendo Jashari a tu per tu con Stankovic. Gli allenatori sono felici quando a risolvere le partite sono i riservisti, perché sanno di avere tante soluzioni. E poi, diciamolo, è lecito dedicarsi anche qualche secondo di compiacimento sapendo di aver fatto le scelte corrette.
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