di
Marianna Peluso

Due piccoli attori veneti nel nuovo lavoro del regista de «Il gladiatore». Le riprese sul Cansiglio e l’esperienza davanti alla macchina da presa

«Ma voi due siete fratelli?» è una domanda che Noemi Caldonazzo e Alberto Dalle Crode si sono sentiti rivolgere più di una volta. E guardandoli insieme non è difficile capire perché: occhi chiari, carnagione delicata, capelli tra il biondo e il rosso, visi sottili. Lei ha 10 anni, lui 12. Noemi è di Brendola, nel Vicentino, Alberto di Maser, nel Trevigiano. Non sono fratelli, non sono nemmeno parenti e fino a poco tempo fa nemmeno si erano mai incontrati. Si sono conosciuti grazie al cinema e ora si ritrovano insieme nel nuovo film di Ridley Scott, «The Dog Stars – Le stelle dopo la fine», appena uscito nelle sale italiane.

«Sul set ho trovato degli amici»

Per entrambi è un’esperienza particolare: una produzione internazionale, un set per sei giorni blindato nel Cansiglio (l’altopiano a cavallo fra Veneto e Friuli-Venezia Giulia) il freddo della montagna, attori come Jacob Elordi, Josh Brolin e Benedict Wong e un regista che ha firmato alcuni dei film più importanti della storia del cinema. Per Noemi, però, all’inizio Ridley Scott era quasi uno sconosciuto. «Io Scott non lo conoscevo. Lo conoscevano i miei genitori per i film grossi che aveva fatto, come Il Gladiatore. Io ho pensato: lo faccio perché mi piace». Una frase che racconta bene la naturalezza con cui Noemi affronta le riprese. Ha iniziato a recitare circa tre anni fa e, da allora, sono arrivati diversi ruoli. Ma il set di Scott è stato qualcosa di diverso: «Il primo giorno è stato molto bello e soprattutto emozionante, perché ho conosciuto gli attori e tutti gli altri. Ho trovato degli amici».



















































Il set nel freddo Cansiglio: «C’erano cioccolata, tè caldo e brioche»

Nel film Noemi e Alberto fanno parte del gruppo di bambini sopravvissuti alla pandemia che ha sconvolto il mondo. Sono immersi in una comunità che cerca di sopravvivere tra boschi e montagne. Davanti alla macchina da presa, però, la lingua non era quella che conoscevano meglio. «Capivo qualcosina, proprio poco, non è che parlo inglese», racconta Noemi. Alberto non era molto più attrezzato: «C’era una persona della produzione che faceva da traduttore e spiegava cosa fare durante le riprese. Con gli altri bambini, invece, la lingua diventava quasi un dettaglio». Il set era blindato e le giornate potevano essere lunghe. Ma il problema più grande, almeno per i bambini, era un altro: il freddo. Era maggio, ma il Cansiglio ricordava a tutti di essere montagna. Per esigenze di scena i ragazzi dovevano indossare pantaloncini e magliette leggere. Sotto, però, avevano le magliette termiche. Durante le pause arrivavano giubbotti pesanti e coperte. «C’erano dei giorni che faceva molto freddo, pioveva e non era tanto divertente – racconta Alberto -. Però ci davano la cioccolata, il tè caldo e le brioche». 

Il rapporto con gli attori (umani e a quattro zampe)

E poi c’era Benedict Wong: «Noi gli dicevamo che avevamo freddo e lui continuava a dire: “Jump, jump!”» ricorda Noemi. L’attore saltava insieme ai bambini per aiutarli a scaldarsi. Sul set c’era anche Jasper, il cane del protagonista. Prima delle riprese i piccoli attori hanno avuto modo di conoscerlo e giocare con lui, così da abituarsi alla sua presenza. «Prima di fare una scena con lui lo abbiamo accarezzato e abbiamo un po’ giocato» racconta Noemi. Poi, nel film, Jasper muore. È uno dei momenti che la piccola ricorda con maggiore emozione: «La scena che mi ha rattristata e che secondo me è anche una delle più belle è stata quella in cui è morto il cane».

Piccoli attori crescono

Noemi e Alberto non sono però arrivati a Ridley Scott per caso. Lei ha già lavorato in «C’è anche domani» di Giacomo Campiotti, dove interpretava una delle nipoti di Ennio Doris, e ha avuto una parte nella serie Stucky. È stata inoltre co-protagonista di «Meglio non sapere», atteso nel 2027. Alberto è invece al suo quarto film e frequenta da quattro anni i corsi di recitazione di Mira Project a Sandrigo, la realtà attraverso la quale entrambi hanno iniziato a partecipare ai casting. Per Alberto, rivedersi sul grande schermo è stato qualcosa di inatteso. «Ero quasi sempre in primo piano. Non mi aspettavo di vedermi così tanto e così bene. Imbarazzato ma felice». Noemi, invece, continua a vivere il cinema insieme alla scuola e alla vita di tutti i giorni. A settembre andrà in quinta elementare. Le piace recitare, le piacerebbe diventare un’attrice e continuare a lavorare per il cinema, ma senza trasformare il sogno in un’ossessione. «Mi piacerebbe diventare un’attrice un po’ famosa. Ma se non accadrà, pazienza».


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29 agosto 2026