Un grande studio internazionale ha cercato l’aterosclerosi là dove, abitualmente, nessuno pensa ancora di trovarla: nelle arterie di persone giovani o relativamente giovani, senza infarti, ictus né altre manifestazioni cardiovascolari note. E l’ha trovata. Su 16.808 uomini e donne fra i 18 e i 70 anni, reclutati in Spagna e Danimarca, il progetto REACT ha rilevato un’aterosclerosi silente nel 57,1% dei partecipanti; perfino nella fascia fra i 18 e i 29 anni, circa una persona su 13 mostrava già una traccia della malattia.
I ricercatori non si sono limitati a calcolare il rischio sulla base di pressione, colesterolo, fumo, età e altri fattori, ma hanno guardato direttamente dentro i vasi mediante ecografie tridimensionali e tomografia computerizzata (TC), esaminando carotidi, arterie femorali e coronarie. È questo l’aspetto sorprendente dello studio: l’aterosclerosi, che immaginiamo come una conseguenza tardiva di decenni trascorsi fra sedentarietà e fattori di rischio, può cominciare il proprio lavoro assai prima, senza dolore, senza affanno, senza alcun segnale riconoscibile.
A scanso di equivoci, una piccola placca non equivale a un’arteria ostruita, e un giovane nel quale essa venga individuata non è per ciò stesso destinato all’infarto. L’aterosclerosi è un processo graduale: lipidi, cellule infiammatorie e tessuto fibroso si accumulano nella parete dell’arteria, mentre il canale nel quale scorre il sangue — il cosiddetto lume — può restare ancora abbastanza ampio da non produrre sintomi. Per intenderci, non siamo davanti a un tubo che si chiude all’improvviso, ma a una parete sulla quale si depositano, strato dopo strato, materiali diversi; solo con il tempo il deposito può crescere, estendersi e diventare clinicamente pericoloso.
Il motivo è semplice. L’aterosclerosi non si accende come un interruttore al raggiungimento di una certa età: segue piuttosto una traiettoria, talvolta iniziata molto presto. Nei partecipanti più giovani REACT ha osservato una prevalenza ancora relativamente bassa e una malattia spesso confinata a un solo territorio, soprattutto nelle arterie periferiche; procedendo con gli anni aumentavano invece il volume delle placche e il numero dei distretti coinvolti, fino a interessare circa nove persone su dieci fra i 60 e i 70 anni.
Ma non è tutto. La traiettoria appariva diversa nei due sessi: negli uomini l’aterosclerosi si presentava mediamente con cinque-dieci anni di anticipo, mentre nelle donne l’aumento diventava particolarmente rapido fra i 40 e i 60 anni, in coincidenza temporale con la transizione menopausale. Ciò suggerisce che anche la prevenzione potrebbe richiedere finestre differenti, benché il punto debba essere verificato prima di tradursi in indicazioni operative.
Oggi gli strumenti di valutazione cardiovascolare stimano soprattutto la probabilità futura della malattia attraverso età, pressione arteriosa, colesterolo, fumo e altri indicatori fondamentali. L’immagine vascolare risponde però a una domanda diversa e ben più concreta: il processo è già cominciato? REACT nasce dall’ipotesi che, integrando il rischio calcolato con ciò che le arterie mostrano realmente, si possa un giorno rendere la prevenzione più precisa, senza attendere che l’età faccia aumentare abbastanza il punteggio tradizionale.
Qui, tuttavia, occorre arrestarsi un passo prima dell’entusiasmo. Questa fase dello studio non dimostra che sottoporre sistematicamente i giovani adulti a ecografie o TC riduca infarti e ictus; non stabilisce neppure che ogni piccola placca debba essere trattata con un farmaco. La TC coronarica, inoltre, comporta costi ed esposizione alle radiazioni: trasformarla senz’altro in uno screening universale sarebbe dunque una conclusione prematura.
Un dato potenzialmente importante, nondimeno, è già emerso: nella maggior parte dei partecipanti con aterosclerosi coronarica erano presenti placche rilevabili anche nelle carotidi o nelle femorali, vasi accessibili mediante ecografia. Sarà la seconda fase di REACT, progettata come un grande studio randomizzato, a stabilire se una prevenzione guidata dalle immagini saprà fare meglio dell’approccio tradizionale. Per ora resta una fotografia sconcertante: il primo segno della malattia potrebbe comparire molti anni prima del dolore al petto, quando nessuno ha ancora pensato di cercarlo.

⸻
Bundgaard H, García-Lunar I, Kofoed KF, Hasselbalch R, Pérez-García CN, Kunkel JB, et al. “Prevalence of Silent Atherosclerosis across Adult Life”. New England Journal of Medicine, 29 agosto 2026. DOI: 10.1056/NEJMoa2609059.

