Dal cervello al sangue, ecco cosa hanno scoperto alcuni scienziati dopo una settimana di pratica costante di meditazione
Eu. Spa.
29 agosto – 10:20 – MILANO
È praticata da millenni in tutto il mondo e da milioni di persone, come strumento di salute. Ma il modo in cui la meditazione agisce sul cervello e il corpo non è del tutto chiaro. Un gruppo di ricercatori della University of California ha provato a colmare questo vuoto, misurando cosa succede a livello biologico quando meditiamo per un’intera settimana. E i risultati vanno oltre il semplice… rilassamento.
Meditazione alla prova—
Lo studio, pubblicato su Nature, ha coinvolto 20 adulti, in un “ritiro” guidato da Joe Dispenza, divulgatore di neuroscienze. Il programma prevedeva circa 33 ore di meditazione guidata e pratiche di guarigione di gruppo, spalmate su 7 giorni. Analizzando il cervello dei partecipanti con la risonanza magnetica e dopo aver raccolto campioni di sangue, si è visto che l’attività nelle aree cerebrali legate al rimuginio che il cervello produce quando non è concentrato su un compito preciso, era minore: segno di un suo funzionamento più efficiente. Non solo: i neuroni esposti in laboratorio al plasma dei partecipanti prelevato dopo il ritiro hanno sviluppato ramificazioni più lunghe e più connessioni, come se la capacità delle cellule nervose di comunicare tra loro fosse migliore. Le stesse cellule hanno mostrato anche più glicolisi, il processo che trasforma il glucosio in energia: segno di un metabolismo più flessibile. Nel sangue, poi, sono aumentati gli oppioidi endogeni, che il corpo produce da sé per regolare il dolore.
“Da anni sappiamo che pratiche come la meditazione possono influenzare la salute“, spiega Hemal Patel, docente di anestesiologia alla UC San Diego. “Ma quel che colpisce è che unire più pratiche mente/corpo in un unico ritiro ha prodotto cambiamenti misurabili nel cervello e nel sangue”.
Stati mistici—
Misurando le esperienze dei volontari durante la meditazione, i ricercatori hanno anche scoperto che chi viveva più intensamente gli esercizi di meditazione mostrava i cambiamenti biologici più marcati. Alcuni degli schemi osservati, addirittura, ricordavano quelli documentati in chi assume sostanze psichedeliche, senza che nessun partecipante ne avesse assunte. Alex Jinich-Diamant, dottorando in Scienze cognitive e primo autore dello studio non nasconde l’ottimismo: “Tutto questo dimostra che mente e corpo sono profondamente interconnessi: quello che crediamo, come dirigiamo l’attenzione e le pratiche a cui partecipiamo possono lasciare impronte sulla nostra biologia“, ammette. “È un passo ulteriore verso la comprensione di come l’esperienza cosciente e la salute fisica siano intrecciate. E di come si possa sfruttare questo legame per promuovere il benessere in nuovi modi”.
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