TONY – DIARIO DI UN GIOVANE CUOCO. Nelle sale

Cuoco ispirato, scrittore atipico, showman televisivo mordi e fuggi, creativo lungimirante. Un homme de frappe, un rivoluzionario, una rockstar della gastronomia globale. Anthony Bourdain (1956-2018) divenne famoso come scrittore nel 2000 con il best seller Kitchen Confidential. Si affermò nelle cucine dei migliori ristoranti di New York usando l’impronta proletaria per creare un a tu per tu con l’esigente clientela. Sempre ostinatamente contro tutto, per tutti, avanti a tutti. Moderno, eccentrico, con le sue ricette da bistrot, legate alle radici e alle tradizioni. Ecco: c’è stato un tempo in cui Anthony Bourdain non era ancora un totem della cultura pop, ma solo Tony. Un diciannovenne ipersensibile, immaturo, troppo loquace, con la certezza incrollabile che gli amori, la carriera fossero le pagine di un romanzo già scritto. Ma con la sua firma. Autodifesa? Coming of age ed educazione siberiana lavando piatti e aprendo ostriche? Evoluzione di un tipo umano che è poi la perfetta rappresentazione della società del Greenwich Village newyorkese? 

Diario di un giovane cuoco è il ritratto di una generazione ribelle
, mai doma, in corsa contro il tempo, più romantica che cinica. Matt Johnson dirige come se fosse una rom-com o un thriller una biografia antiretorica e ben scandita che s’aggancia alla New Hollywood. Ispirato alle pagine di Kitchen Confidential, il film evita le secche dell’agiografia. Niente estetica patinata e niente revival da guida Michelin. Johnson stringe l’inquadratura sull’estate rovente del 1975. Rifiutato dal Vassar College come aspirante scrittore e scappato a Provincetown per inseguire un amore impossibile, il giovane Tony (Dominic Sessa) si ritrova senza un dollaro in tasca nel retrobottega di un ristorante di pesce. In un microcosmo primordiale di emarginati, pirati della padella e olio fritto.  Tony sogna la letteratura e concorre per una borsa di studio grazie alla quale scriverà – dice – il suo primo romanzo. Sicuro di sé, fedele alla madre e alla fidanzata del liceo, Nancy, sbandierando una vittoria che dà per scontata. 

Quando la realtà lo smentisce, Tony fugge a Provincetown, località balneare di Cape Cod dove Nancy si è nel frattempo trasferita per mettersi dietro il bancone di un bar di tendenza. La cucina è guidata da uno chef di origini portoghesi (Antonio Banderas), un burbero-benefico che in cambio di un’amaca insegna allo scavezzacollo a stare al mondo e ad amare il cibo e la ristorazione ad alto livello. Il film vive di due grandi intuizioni: 1) la regia di Johnson (già apprezzato per BlackBerry), che guarda al cinema asciutto e umanistico di Hal Ashby. E 2) il cast. Dominic Sessa, la rivelazione di The Holdovers, si conferma talento cristallino restituendo l’irrequietezza spigolosa e la vulnerabilità di un’età in cui ci si sente onnipotenti e miserabili nello spazio di un mattino. Accanto a lui, Antonio Banderas offre una prova da dolce torero nei panni del mentore severo con molte ferite sul cuore eppure saggio e generoso. Ottimo anche Leo Woodall (Tuner – L’accordatore), il rude vice cuoco che cede alla cocaina.

​TONY – DIARIO DI UN GIOVANE CUOCO di Matt Johnson 
(Usa, 2026, durata, 115’, I Wonder Pictures) 

con Dominic Sessa, Antonio Banderas, Emilia Jones, Leo Woodall, Monica Raymund 
Giudizio: 3,5 su 5 
Nelle sale