di
Ludovica Brognoli
L’immagine scattata dalle telecamere dell’Osservatorio climatico “Ottavio Vittori” del Cnr-Isac: «L’evento assume rilievo anche dal punto di vista della qualità dell’aria»
In foto un panorama montano, con le alture dell’Appennino modenese che svettano all’orizzonte. Ma sullo sfondo, dietro le cime, al posto di un cielo azzurro e terso domina una densa nebbiolina dalle tonalità giallastre. È l’immagine del Monte Cimone, scattata dalle telecamere dell’Osservatorio climatico “Ottavio Vittori” del Cnr-Isac. A 2.165 metri di altezza, infatti, la stazione di ricerca dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche ha registrato e documentato la significativa presenza di polvere desertica sahariana. Un pulviscolo in quota che ha offuscato i cieli del Mediterraneo e della Pianura Padana, negli ultimi giorni di agosto, accompagnato dall’ennesima ondata di caldo dell’estate.
Impatto visivo evidente
L’episodio non è passato inosservato agli strumenti di precisione della stazione, che monitora i parametri atmosferici per comprendere i processi di trasformazione del clima. Come sottolineano i ricercatori del Cnr-Isac, l’evento ha mostrato un’impennata improvvisa e nettamente misurabile fin dalle sue prime battute: «A partire dalle prime ore del 27 agosto, le misure hanno registrato un rapido aumento delle particelle grossolane: il Pm10 ha raggiunto valori prossimi a 100 µg/m³, mentre la concentrazione di particelle grossolane è arrivata a circa 5 particelle/cm³, valori nettamente superiori a quelli dei giorni precedenti». A Monte Cimone, chiarisce quindi l’Osservatorio, «la presenza di questo spesso strato di polveri e l’aumento delle particelle grossolane misurato nell’aria alla superficie è coerente con il passaggio di una massa d’aria contenente una significativa quantità di particolato minerale, ovvero ‘sabbia’ sahariana». L’impatto visivo è evidente nelle immagini dove il paesaggio appare sfocato e la visibilità risulta ridotta. «Il trasporto – segnala infatti l’Osservatorio – è evidente anche a occhio nudo se confrontiamo le immagini della webcam dell’Osservatorio, scattate alla stessa ora in due giornate consecutive: esse mostrano infatti il passaggio da condizioni di buona visibilità il 26 agosto a un’atmosfera fortemente velata il 27 agosto, con una marcata riduzione della visibilità».
La presenza di polvere minerale
La sabbia, aggiungono, non si è limitata a transitare vicino al suolo, ma è salita, «con strutture più intense evidenti tra circa 2 e 5 km di quota», come rivelano le osservazioni effettuate. L’evento, infine, «assume rilievo anche dal punto di vista della qualità dell’aria». La presenza di polvere minerale può infatti «contribuire in maniera importante alla concentrazione di Pm10, rilevate anche nelle aree urbane. Il particolato desertico è infatti costituito prevalentemente da particelle di dimensioni relativamente grandi e, proprio per questo, può determinare aumenti particolarmente marcati della frazione grossolana del particolato atmosferico». Le misure dell’Osservatorio, fanno sapere in conclusione, «proseguiranno nelle prossime ore per seguire l’evoluzione dell’episodio e verificare la durata e le caratteristiche del trasporto di polvere sull’area del Nord Italia».
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29 agosto 2026
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