Venti di guerra? Così sembra suggerire il governo britannico, che inviterà i cittadini a tenere in casa acqua, cibo in scatola, medicinali, torce, radio e power bank: una piccola scorta per resistere 72 ore senza servizi essenziali.
Niente panico, raccomanda Londra: solo buon senso. Ma perché il buon senso, improvvisamente, ha bisogno di una campagna nazionale? E perché proprio adesso?
La risposta diventa ancora più allarmante dopo la visita del capo della Cia a Mosca. Il governo si prepara a tutto: siccità, blackout, attacchi informatici, sabotaggi, pandemie, crisi geopolitiche. I conflitti moderni, del resto, non sono solo droni o carri armati: basta mandare in tilt una rete elettrica o un sistema informatico per trasformare la normalità in emergenza.
La guerra non bussa più alla porta con una dichiarazione ufficiale: si insinua nel web, nelle infrastrutture, nei satelliti. È la vulnerabilità stessa della società tecnologica a essere un terreno di conflitto.
E allora il messaggio britannico va preso sul serio. Non è l’annuncio di una catastrofe, è un monito a considerarla possibile. Niente sirene, niente bunker, nessun Churchill a farci coraggio. È forse questa la novità più inquietante: lo Stato non promette più soltanto di proteggerci dall’emergenza, ci chiede di essere pronti a conviverci.
30 agosto 2026
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