
di Alessio Ribaudo
Il fisico del clima: «L’anticiclone africano porta più calore e umidità. Quando arriva aria fredda aumenta l’instabilità. Le allerte devono arrivare sui cellulari a ridosso dell’evento»
«Quello di Cremona non è stato un temporale estivo. È stata una supercella, una delle strutture temporalesche più organizzate e violente». Antonello Pasini, fisico del clima del Cnr, spiega così quanto accaduto venerdì, quando grandine e raffiche violentissime hanno colpito la città.
Che cosa distingue una supercella da un temporale?
«Una corrente ascensionale molto intensa che, grazie alla variazione della velocità e della direzione dei venti con la quota, può iniziare a ruotare. La forte alimentazione dal basso rende il temporale più stabile, duraturo e capace di concentrare molta energia. Servono un forte contrasto termico e molta umidità».
In città si è verificato anche un downburst. Che cos’è?
«È una corrente d’aria violentissima che precipita dalla nube verso il suolo e poi si espande lateralmente. Può abbattere alberi, scoperchiare tetti e provocare danni simili a quelli di un tornado. Però la dinamica è diversa».
Questi fenomeni sono diventati più violenti?
«Sì. Il riscaldamento globale aumenta l’energia disponibile nell’atmosfera. Il Mediterraneo può raggiungere i 30-32 gradi, mentre l’aria al suolo supera i 40 gradi al Centro-Sud e i 35 al Nord. Quando in quota arrivano infiltrazioni più fredde il contrasto diventa forte. L’aria calda e umida sale, incontra quella più fredda e secca e si formano cumulonembi sviluppati».
Che cosa accade quindi?
«Dentro queste nubi le correnti diventano intense e possono alimentare grandine, raffiche distruttive e precipitazioni violente».
È uno degli effetti dei cambiamenti climatici?
«Sì. L’anticiclone africano sta sostituendo sempre più spesso quello delle Azzorre. Questo porta più calore sul Mediterraneo e sulla terraferma. Quando questa massa d’aria calda e umida incontra infiltrazioni più fresche in quota aumenta l’instabilità».
Come si forma la grandine?
«Dentro i cumulonembi le correnti trascinano su e giù nuclei di ghiaccio che raccolgono altra acqua, crescono e precipitano quando diventano troppo pesanti per essere sostenuti dalle correnti ascensionali».
Si può prevedere dove cadrà e avvisare i cittadini che si trovano sotto la supercella?
«I modelli possono indicare il giorno prima le zone più esposte, ma non il quartiere o la strada. Con i radar possiamo invece seguire l’evoluzione delle celle in tempo reale. Bisognerebbe farlo di mezz’ora in mezz’ora e riuscire a far arrivare l’allerta sui cellulari in prossimità dell’evento».
È questa la sfida del futuro?
«Prevedere con maggiore precisione, ma anche rendere i territori meno vulnerabili e insegnare alle persone che cosa fare. Il cambiamento climatico impone due strade: ridurre fortemente le emissioni di gas serra e, nello stesso tempo, adattarci a fenomeni estremi che possono diventare più frequenti e violenti».
30 agosto 2026 ( modifica il 30 agosto 2026 | 07:22)
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