Il fenomeno sloveno posta una foto dall’ospedale a Barcellona


Ciro Scognamiglio

Giornalista

30 agosto – 09:22 – MILANO

Non c’è verso di farsene una ragione. Di accettare ciò che è impossibile da accettare anche a tarda sera, una volta finito di guardare le immagini per l’ennesima volta. Fa male, malissimo ripensare a Tadej Pogacar insanguinato, dolorante, al limite delle lacrime, salire in ambulanza e lasciare nel corso dell’ottava tappa una Vuelta che stava dominando, in maglia rossa dal primo giorno. Aveva 3’50” di vantaggio su Mas, secondo, con 3 successi. Un dramma sportivo. La diagnosi ufficiale arriva alle 20.49, dal medico del team Uae Adrian Rotunno: “Commozione cerebrale, frattura scomposta della clavicola sinistra, frattura stabile della vertebra cervicale C7 e numerose escoriazioni. Sarà necessario un intervento chirurgico alla clavicola, che verrà posticipato per precauzioni legate alla commozione cerebrale”. E adesso? Addio alla tripla corona dopo i 5 Tour e il Giro d’Italia 2024. Gli altri appuntamenti erano il Mondiale del 27 settembre, l’Europeo del 4 ottobre in Slovenia, il Lombardia del 10. La diagnosi è pesante: stagione finita, molto probabilmente. Soprattutto, il Mondiale (27 settembre) allo stato è escluso. Chi conosce Pogi – che oggi ha postato una sua foto dall’ospedale con il sottofondo musicale di Stay Alive – non esclude che possa tentare un recupero per ottobre: ma è estremamente difficile. Come è ovvio che sia, finiscono in coda il successo di Bryan Coquard in volata a Xeraco (dopo un’altra maxi-caduta nel finale), e il fatto che ora al comando ci sia Mas, con una classifica generale più aperta. 

ricostruzione—  

Poco meno di 33 km al traguardo: pianura, strada larga (la CV—675), velocità sostenuta. Pogacar sulla parte sinistra della carreggiata, nella parte iniziale del gruppo. Nulla può mai lasciar presagire ciò che sta per accadere: il campione del mondo centra qualcosa. Ma che cosa? Un sasso, ha riferito Pogi al dottore della squadra, anche se delle immagini hanno mostrato un altro oggetto, che sembrava essere la batteria della telecamera per le riprese di una moto tv. Tadej scarta dalla traiettoria ideale, quasi finisce contro Ben Tulett, poi cade rovinosamente sull’asfalto: sembra quasi un tuffo. Il casco lo salva da conseguenze peggiori. L’istinto dell’agonista formidabile che è lo porta a tentare di risalire subito in bicicletta, ma non è possibile. La maglia rossa è lacerata, lo zigomo colpito, la guancia abrasa. Il direttore sportivo Matxin gli tiene il braccio. Arrivano i soccorsi: lo sloveno è sofferente ed è costretto ad andare in ospedale a Gandìa, la sua Vuelta finisce così. Fonti della squadra hanno poi confermato alla Gazzetta che l’iridato è stato trasferito nella notte, via terra, a una struttura sanitaria di Barcellona, da dove ha postato una foto in mattinata: con la commozione cerebrale, impossibile prendere l’aereo. Sarà dunque operato a Barcellona, quando verrà il momento. Per far capire l’eccezionalità dell’evento: Pogi non si ritirava dalla Liegi del 23 aprile 2023, quando si era rotto lo scafoide, l’unico altro incidente di rilievo subito. Ma c’è di più: non aveva mai lasciato anzitempo una corsa a tappe in tutta la carriera, categorie giovanili comprese, dunque a partire dal 2015. 

Il fermo immagine, tratto da un video di Eurosport, mostra la caduta di Vincenzo Nibali a pochi chilometri dal traguardo dell'Alpe d'Huez durante il Tour, 19 luglio 2018.
ANSA/FERMO IMMAGINE EUROSPORT
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impatto—  

I sette compagni della Uae-XRG rimasti in corsa – Vine, Oliveira, Almeida, Torres, Novak, Sivakov, Vermaerke – arrivano tutti insieme, a 11’33”. Le telecamere li avevano inquadrati spesso: comprensibilmente spaesati e sconvolti come e più di tutti gli altri, privi del fuoriclasse che anno dopo anno si è trasformato in un leader carismatico e amato. Paradossale che il patatrac sia successo in una stagione finora sensazionale per Pogi: ai limiti della perfezione. Aveva vinto quasi tutto, dove il quasi sta per la Parigi-Roubaix, persa in volata da Wout Van Aert. Per il resto: quarta Strade Bianche, prima Sanremo, terzo Fiandre, quarta Liegi, Giro di Romandia, Giro di Svizzera, il quinto Tour de France. E adesso sembra quasi un cattivo presagio quanto successo giovedì verso Castellò, quella sbandata in discesa verso il traguardo con escursione fuori strada: Pogi era riuscito a sganciare il piede senza cadere con abilità sopraffina, si era riportato su Mas, aveva vinto.

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scenario—  

Ieri, l’opposto: un grande giro concluso in ambulanza come a luglio era capitato al suo rivale per eccellenza Jonas Vingegaard, fuori dal Tour de France (era secondo, alle spalle di Pogi), dopo avere vinto il Giro d’Italia, con la clavicola – destra – ko. E così tocca riflettere sul fatto che tutto, davvero, può cambiare in un istante. Che niente è già scritto. Che Tadej Pogacar ha finito per perdere la Vuelta nell’unico modo in cui poteva perderla.