L’ex n. 1 celebrato a Newport entra ufficialmente nel pantheon del tennis, presentato dalla moglie: “È stata la mia allenatrice, la mia compagna e la mia stylist, ne avevo bisogno. Ho cambiato cinquemila fascette, più di Borg e McEnroe messi insieme”


Federica Cocchi

Giornalista

30 agosto – 09:55 – MILANO

La fama non è mai stato un obiettivo per Roger Federer che ieri notte ha vissuto il suggello della carriera entrando nella Hall of Fame del tennis, a Newport, celebrato dagli eroi che hanno fatto la storia della racchetta. “Chiamano questo posto Hall of Fame, ma la fama non è mai stata il mio obiettivo. Io volevo solo trascorrere la vita facendo qualcosa che amo, con persone che amavano il tennis quanto me”.

i calzini—  

Un Federer più che mai autentico quello che sale sul palco, che si commuove, scherza, si interrompe, riparte. E che per una volta racconta la sua carriera attraverso numeri molto meno celebrativi rispetto a quelli cui siamo abituati: “Ho indossato più di 5000 fasce per i capelli, più di Borg e McEnroe messi insieme”. Poi le calze: “Ne ho portate più di 7000. Ne mettevo due paia alla volta. Una volta, al primo turno di Wimbledon, ero talmente in ansia che ne ho messi addirittura tre”. E ancora le racchette: “Credo di averne fatte incordare circa 10.000 in 25 anni”. Una contabilità ironica e meticolosa, per spiegare una vita trascorsa sul campo senza parlare quasi mai dei 20 Slam, delle 310 settimane da numero 1, dei 103 titoli. La Hall of Fame, per lui è nel cuore, è composta dalle persone che lo hanno accompagnato. “Ci sono Pierre Paganini e tutti i miei allenatori, anche quelli che non ci sono più”. Ci sono Peter Carter e Peter Lundgren, Paul Annacone, Tony Roche, Ivan Ljubicic, Severin Luthi. E c’è soprattutto Stefan Edberg, l’idolo diventato poi suo allenatore: “Sono stato fortunato ad avere al mio fianco un eroe d’infanzia”. E poi gli avversari, gli amici, quelli che hanno contribuito a rendere il tennis “Il tessuto della mia vita”. 

la creatività—  

Non solo vincere, ma “creare qualcosa di nuovo”, cercare una strada diversa, anche con quel SABR, l’attacco in risposta diventato uno dei suoi marchi. Creare e diffondere grazia, bellezza come quel rovescio a una mano che pubblicamente invita a non abbandonare. Ma il momento più intenso arriva quando deve parlare di Mirka. E qui spuntano le lacrime: è stata proprio lei, la moglie che raramente si espone e che durante tutta la carriera ha preferito restare lontana dai riflettori, a presentarlo. Mirka prende la parola e racconta il Federer privato, il “suo” Roger quello che il pubblico non vede. Ricorda quando si incontrarono alle Olimpiadi di Sydney del 2000 e lui aveva ancora zero titoli ATP. “Zero”, sottolinea lei, prima di ricordare con orgoglio: “Guardando indietro, penso di essere stata lì per tutti i 103 che sono arrivati dopo”. 

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NEWPORT, RHODE ISLAND - AUGUST 29: Inductee Roger Federer takes his seat during the International Tennis Hall of Fame 2026 Induction Ceremony on August 29, 2026 in Newport, Rhode Island.   Joe Buglewicz/Getty Images/AFP (Photo by Joe Buglewicz / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / Getty Images via AFP)

con andy—  

E poi quella storia che appartiene alla mitologia di Roger e Mirka. All’inizio della carriera lei lo aiutava nel riscaldamento prima delle partite. Dopo la finale di Cincinnati persa contro Federer, Andy Roddick, vedendo Mirka al suo fianco, aveva scherzato: “Non posso credere di aver perso contro un tipo che si fa riscaldare dalla fidanzata”. Una frase rimasta nella memoria di entrambi, tanto che Mirka la ripropone davanti alla Hall of Fame, con Roddick presente e non poco imbarazzato. Federer ascolta, sorride, poi tocca a lui. “Oh, mio Dio. Adesso arriva la parte su Mirka. È un disastro”. Prova a scherzare: “Ho bisogno di fazzoletti e occhiali da sole, di tutto per proteggermi”. Ma non basta. “Mirka è mia moglie. Che è il più grande eufemismo che possa usare, perché è stata anche la mia allenatrice, la mia compagna di allenamento prima delle partite, la mia realtà”. E persino la sua stylist: “Ne avevo decisamente bisogno, allora”. Poi le parole si fanno più dolci e intense. “Mirka è la persona che mi ha insegnato a essere più concentrato sul tennis e a trovare gioia in tutto il resto”. Una madre straordinaria per i loro quattro figli, capace di tenere insieme una famiglia che per vent’anni ha viaggiato accanto al circuito. “Lei e io ci prendiamo per mano e corriamo attraverso i muri”. Perfetto, elegante, grazioso anche come marito. Un uomo da Hall of Fame.