Avevano trovato posto all’interno di un loculo, creando una maxi colonia che è stato necessario rimuovere.
L’alveare da record
“Saranno state circa 80mila api, uno degli alveari più grandi in questa stagione – ha spiegato Marcello Vitalini, di pronto intervento api – tra l’altro ormai è diventato raro trovarne di queste dimensioni, perché questi impollinatori sono continuamente predati dalle vespe orientalis. Fuori Roma, com’è stato in questo caso, il calabrone ha preso meno piede e quindi è ancora possibile imbattersi in colonie di questa grandezza”.
Due nidi nello stesso loculo
L’intervento è stato eseguito all’interno del cimitero comunale di Tarquinia. “Sono stato contattato direttamente dal comune perché a persona deceduta, non aveva più parenti in vita, ma le api stavano dando fastidio alle altre persone che si recavano a visitare i propri cari defunti. Tra l’altro non per la prima volta, visto che lì già c’era un nido” ha spiegato Vitalini. All’interno del fornetto, infatti, sono state trovate cere due colori differenti. Quella più scura, sul fondo del loculo, e sopra di essa una più chiara.
“La scorsa primavera un nuovo sciame è stato attirato dalla vecchia cera che si stava squagliando ed ha così cominciato a realizzare un alveare sopra quello vecchio – ha spiegato Vitalini – non è la prima volta che mi capita, in un cimitero. Gli insetti si inseriscono nelle fessure e trovano all’interno del fornetto uno spazio sicuro, anche abbastanza fresco perché fatto di cemento. E lì si riproducono”.
Che fine fanno le api
La rimozione dell’alveare si è quindi resa necessaria per motivi di sicurezza, ma le api catturate, attraverso un apposito aspiratore, sono state trasferite. “Le ho portate in un mio apiario, vicino l’oasi di Castel di Guido e le ho messe in quarantena, in modo da poterle disinfettare dagli acari, in particolare dalla varroa destructor. Poi – ha aggiunto Vitalini – ho provveduto a sostituire la loro regina con una di razza, in modo che possano continuare a svolgere il loro instancabile lavoro”.