Indicato per spegnere l’infiammazione, il cortisone potrebbe nello stesso tempo mettere in difficoltà proprio le cellule che difendono il nostro organismo dall’eccesso di zucchero nel sangue. Uno studio pubblicato su Scientific Reports suggerisce infatti che i glucocorticoidi non si limitino a provocare iperglicemia e resistenza all’insulina: possono colpire direttamente le cellule beta del pancreas, incaricate di fabbricare e liberare l’insulina.
Che questi farmaci possano far salire la glicemia è noto. I glucocorticoidi inducono il fegato a riversare più glucosio nel sangue e rendono i muscoli e il tessuto adiposo meno sensibili all’insulina; il pancreas, per ottenere il medesimo risultato, deve allora produrre una quantità maggiore dell’ormone. Ma non è tutto. La ricerca della Kawasaki Medical School indica che, mentre aumenta la richiesta, potrebbe rallentare anche la produzione: una combinazione assai più insidiosa della semplice crescita del carico di lavoro.
Per verificarlo, gli studiosi hanno somministrato per due settimane desametasone o corticosterone a topi maschi, confrontandoli con animali non trattati; hanno poi esaminato cellule beta murine coltivate in laboratorio. Il desametasone ha provocato nei topi iperglicemia e resistenza all’insulina, mentre il corticosterone non ha determinato lo stesso quadro metabolico. Eppure entrambi i composti hanno ridotto i granuli insulinici ben formati — le piccole riserve cellulari nelle quali l’ormone viene accumulato — e frenato l’attività dei geni coinvolti nella sua sintesi all’interno delle isole pancreatiche.
I particolari sono rivelatori. Nelle cellule esposte al desametasone diminuivano Ins1 e Ins2, i geni che contengono le istruzioni per costruire l’insulina, ma anche Pdx1 e Mafa, due regolatori essenziali che consentono alle cellule beta di conservare la propria identità e di funzionare correttamente. Al microscopio elettronico, inoltre, la scorta dei granuli appariva meno densa. Per intenderci, è come se in un deposito aumentassero gli ordini proprio mentre si riducono sia i fogli di montaggio sia le casse già pronte per la consegna: per qualche tempo le spedizioni possono continuare, ma il magazzino si ricostituisce con maggiore difficoltà.
Ecco il punto decisivo. Quando i ricercatori hanno bloccato il recettore dei glucocorticoidi, ne hanno ridotto l’espressione mediante silenziamento genetico — una tecnica che abbassa l’attività di un gene — oppure hanno inibito JNK, proteina coinvolta nei segnali di stress cellulare, una parte delle alterazioni si è attenuata. Il percorso recettore–JNK sembra dunque trasmettere l’arrivo del farmaco fino ai meccanismi che riducono la capacità di produrre insulina. Gli inibitori adoperati, precisiamo, servono qui a dimostrare la catena causale: non costituiscono una cura già disponibile.
Resta un paradosso solo apparente. Negli animali la secrezione di insulina provocata dal glucosio era conservata, anzi talvolta aumentata; nelle cellule coltivate, invece, diminuiva. Produrre e liberare insulina non sono la stessa cosa: un pancreas ancora in grado di compensare può svuotare con maggiore energia le proprie riserve, mentre dietro le quinte ne prepara meno. È questo contrasto fra una risposta immediata ancora efficiente e una capacità produttiva indebolita a spiegare risultati che, a prima vista, sembrerebbero inconciliabili.
Non si deve tuttavia concludere che ogni ciclo di cortisone provochi il diabete. L’esperimento è stato eseguito su topi maschi e su una linea cellulare murina, non su pazienti, e non permette di stabilire quali dosi, durate o formulazioni possano produrre il medesimo effetto nell’uomo. Precedenti studi clinici avevano già osservato che il prednisolone può compromettere la funzione delle isole pancreatiche e che, se assunto al mattino, può far emergere l’aumento della glicemia soprattutto nel pomeriggio e alla sera: un controllo effettuato soltanto a digiuno rischia quindi di non registrarlo.
Il pericolo concreto dipende dal farmaco, dalla dose, dalla via di somministrazione, dalla durata della terapia e dalla vulnerabilità individuale; è maggiore, naturalmente, in chi soffre già di diabete o prediabete. I cortisonici conservano la loro utilità e non devono essere sospesi o modificati autonomamente. La conseguenza pratica della nuova osservazione è più precisa: nei soggetti a rischio non basta sorvegliare la glicemia, occorre farlo anche nel momento giusto.

⸻
Iwamoto Y., Kimura T., Itoh T. et al. “Glucocorticoids directly inhibit insulin biosynthesis via the glucocorticoid receptor in pancreatic β-cells”. Scientific Reports, 30 agosto 2026. DOI: 10.1038/s41598-026-67941-9.

