n Una donna libera, in tutte le sue scelte. Anche quella di mettere fine alla relazione con Tim Burton: due anni fa Monica Bellucci e il regista americano fa erano stati ammiratissimi alla Mostra del Cinema di Venezia per presentare Beetlejuice Beetlejuice. Lo scorso settembre hanno ufficializzato la fine e oggi lei torna a parlarne dalle colonne de La Repubblica.
«Nell’amicizia come in amore ci sono strade che si incontrano e restano unite per tantissimo tempo, magari per sempre. Altre fanno un tratto insieme e poi ciascuno riprende il proprio cammino. È la vita. L’importante è uscire arricchiti dal tempo trascorso insieme, perché attraverso le relazioni impariamo sempre qualcosa su noi stessi e sugli altri», ha spiegato.
La sua vita è Parigi, che l’ha accolta da tempo, e sono le due figlie, Deva e Léonie. Ma anche l’Italia perché le radici non le ha mai perse: «Torno in Umbria e può capitarmi di rivedere le persone con cui sono andata a scuola. Sono legatissima anche a Roma e alle mie amiche romane. Sono sempre rimasta profondamente legata all’Italia, come le mie figlie».
A loro sono state dedicate tutte le sue decisioni degli ultimi 25 anni: «Quando hai figli ti poni molti problemi e anche la scelta dei personaggi cambia. Un film come Irréversible oggi sarebbe complicato, e non solo perché non ho più l’età per quel ruolo. Da giovani si possiede una libertà diversa. Continuo a fare film forti ma ora sto un po’ più attenta».
E se a Deva, che sta seguendo la sua carriera, fosse proposto un ruolo estremo come quello di Irréversible? «La lascerei libera. Ha quasi ventidue anni e fa le proprie scelte. Certo, parliamo e abbiamo un bello scambio, ma lei ha una personalità precisa, un suo modo di raccontarsi e di scegliere artisticamente. Poi segue la propria strada. Ed è questo che mi piace».
Non le piace invece il mondo d’oggi: «L’evoluzione tecnologica avanza a passi incredibili, mentre umanamente siamo ancora all’età della pietra. Forse servirebbe più educazione civica. Accanto a matematica e storia bisognerebbe insegnare l’empatia, in famiglia e a scuola. Dove non c’è empatia c’è un mondo che fa paura».