di
Lorenzo Cremonesi
Colpi via terra in molti punti diversi e blitz per avanzare nel Donbass: ma le conquiste dell’Armata vanno a rilento
KHARKIV – Strade regionali e piccoli centri urbani che sino a sei mesi fa consideravamo sostanzialmente sicuri sono ormai in mano ai soldati russi, o comunque vengono presi costantemente di mira dai loro droni. Tra Kramatorsk e Pokrovsk non c’è più collegamento diretto, occorre fare una deviazione di circa 250 chilometri nelle retrovie ucraine per andare da una zona all’altra, quando prima erano un’ottantina. E comunque i comandi di Kiev da metà giugno non fanno più entrare i civili nella Pokrovsk ormai quasi del tutto accerchiata.
La gimcana
Il Donbass che resta in mano agli ucraini — tra il 70 e 75 per cento è adesso occupato dai russi — sta diventando una grande gimcana con la morte, tra attacchi dall’aria, pericoli di imboscate, posti di blocco volanti e aree grigie che passano di mano da un pomeriggio all’altro. «I droni madre russi volano in alto nei cieli 24 ore su 24, cercano obiettivi per poi dirigere i piccoli droni kamikaze, non ci sono più aree sicure», ci avvisano le pattuglie per la strada. Anche a Kharkiv il traffico è debole, molti negozi sono chiusi o hanno le vetrine coperte di compensato contro gli effetti delle bombe, proprio come nei primi mesi del 2022. Si vedono un mucchio di saracinesche abbassate e sacchetti di sabbia alle porte. Praticamente non trascorre giornata che non ci sia un qualche attacco. «Le cose erano peggiorate prima del vertice tra Putin e Trump il 15 agosto. Poi si sono un poco stabilizzate e forse gli attacchi dall’aria sono leggermente diminuiti, ma la pressione delle incursioni di terra resta forte», ci dicono i soldati che tornano dalle prime linee.
È un quadro di guerra di logoramento fatta di alti e bassi quello che osserviamo nell’Est dell’Ucraina a 10 giorni dal summit in Alaska. Come se in verità la sfera della diplomazia e gli sforzi del presidente Trump per convincere Putin ad avviare i negoziati con Zelensky avesse una dimensione a parte, completamente distaccata dalla realtà dei combattimenti sul campo. Per capirlo aiuta rilevare i numeri.
Tra aria e terra
Dai dati forniti dallo Stato maggiore di Kiev, emerge che i russi avrebbero sparato quasi 1.200 droni e una sessantina di missili dal 15 agosto a ieri mattina. Un numero certamente alto, ma gli attacchi si sono concentrati in due notti e comunque appaiono meno intensi dei blitz che a metà luglio hanno terrorizzato le grandi città. Le vittime degli ultimi giorni sono meno di quelle che ci sono state nello stesso periodo un mese fa. Vediamo invece il territorio che sarebbe stato occupato dai russi, così come segnalato da Kiev in riferimento quasi esclusivo al Donbass. Dopo le avanzate della fine del 2024, con oltre 1.000 chilometri quadrati occupati in novembre, i russi si erano quasi fermati nei primi mesi del 2025, salvo tornare a progredire a fine primavera ringalluzziti dalla vittoria di Kursk in aprile. Dal 14 al 20 luglio avrebbero preso 92 chilometri quadrati, che equivale a una media quotidiana di 13. Nelle due settimane seguenti sino al 3 agosto la media è di 14, sale a 21 chilometri quadrati dal 4 al 10 agosto e poi scende a 11 sino al 17 agosto. Si stima che l’ultima settimana sia simile alla precedente.
Pattuglie e caos
«I russi cercano di guadagnare il territorio per creare fatti compiuti e annetterlo come parte del bottino», aveva denunciato il presidente Zelensky subito dopo i summit di Anchorage e Washington. Infatti, le nuove tattiche russe di inviare piccole pattuglie di terra per accerchiare Pokrovsk e mirare direttamente su Kramatorsk hanno contribuito a creare il caos nelle retrovie ucraine e stabilito un’ampia zona grigia, dove è ancora difficile capire chi stia avendo la meglio. Ieri mattina lo Stato maggiore di Mosca ha dichiarato alla Tass di essere riuscito a prendere i quartieri occidentali di Kostyantinivka. Gli ucraini negano e sostengono di avere ricacciato indietro i nemici. Ma è un fatto che adesso i russi cercano di organizzare un’operazione a tenaglia che da Nord e Sud verso Dobropillia potrebbe minacciare la più importante città ancora tenuta dagli ucraini nell’Est del Paese. «Se cade Kramatorsk, il Donbass e perduto», ammettono i loro comandanti.
La risposta di Kiev
Gli ucraini rispondono intensificando i blitz con i loro droni sempre più sofisticati. In tre anni e mezzo sono passati da produrne meno di 5.000 ogni 12 mesi a oltre due milioni e mezzo. Come già l’anno scorso, negli ultimi giorni hanno colpito depositi di munizioni, industrie belliche, depositi di carburante, convogli ferroviari con vagoni cisterna, e soprattutto grandi raffinerie, causando tra l’altro l’innalzamento del prezzo della benzina in Russia. Da inizio agosto hanno dato alle fiamme una decina di centri energetici vitali per Mosca. L’intelligence di Kiev sostiene di avere ridotto del 10 per cento le capacità di raffinazione del greggio del nemico con danni pari a circa 75 miliardi di dollari. L’attacco una settimana fa all’oleodotto russo di Druzbha, che rifornisce Ungheria e Slovacchia, ha indotto i due governi a protestare.
24 agosto 2025 ( modifica il 24 agosto 2025 | 07:55)
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