Dramma nella notte all’Alpe Buscagna, in Piemonte: un uomo di 35 anni, Pietro Maria Fiori, è morto e altri cinque sono rimasti intossicati dal monossido di carbonio in una baita d’alta quota nel territorio comunale di Baceno, nella provincia di Verbano-Cusio-Ossola. Si tratta di margari, addetti all’allevamento del bestiame da latte. 

Dalle prime informazioni raccolte è emerso che la vittima che stava trascorrendo un periodo in alpeggio come volontario tramite un’associazione che seleziona persone disposte ad aiutare gli allevatori in estate. Insieme a lui una ragazza di 19 anni, anche lei una volontaria. Gli altri intossicati sono il gestore dell’alpeggio e suo padre, oltre a due dipendenti dell’azienda agricola Francesco Biondo, dove la vittima stava trascorrendo l’esperienza di volontariato. Sull’accaduto indaga il soccorso alpino della guardia di finanza di Domodossola, che ha provveduto a sequestrare il boiler da cui si sospetta si sia originata la fuga di monossido di carbonio.

 

“La ragazza ricoverata al Niguarda ha ripreso conoscenza. Questo ci dà un po’ di sollievo. Anche i Biondo, padre e figlio titolare dell’azienda agricola, sono in via di dimissione dall’ospedale. E sono migliorati anche i due operai. È stata veramente una disgrazia, per fortuna e grazie a Dio ora sembra esserci un’evoluzione positiva per i feriti”. Lo dice all’ANSA Pierleonardo Zaccheo, il presidente dell’ente Aree protette dell’Ossola, che gestisce il parco naturale dell’Alpe Veglia e dell’alpe Devero, dopo l’intossicazione da monossido di carbonio in una baita all’alpe Buscagna, nel Vco. “Siamo vicini alle famiglie, faremo tutto il possibile per assicurare supporto” prosegue il presidente. Sulle cause dell’incidente, saranno le indagini del soccorso alpino della guardia di finanza di Domodossola a fare chiarezza: “I boiler erano nuovi, erano stati installati da una ditta specializzata. Bisognerà capire com’è successo” conclude Zaccheo.

 

 
L’allarme dato al 112 da un uomo in stato confusionale

L’allarme è scattato poco dopo la mezzanotte con una chiamata particolarmente complessa al 112: a chiedere aiuto è stato uno dei margari, già in forte stato confusionale, elemento che ha reso difficile la localizzazione esatta dell’emergenza. Imponente il dispositivo di soccorso mobilitato con il 118, il Soccorso alpino, la Guardia di finanza e i Vigili del fuoco, impegnati in operazioni rese ardue dall’isolamento della struttura d’alta quota. 

Si indaga sulle cause della fuga di gas

Sulle cause della fuga di monossido sono in corso accertamenti da parte del soccorso alpino della guardia di finanza: all’origine potrebbe esserci un malfunzionamento nella combustione di un boiler a servizio della baita. I soccorritori, allertati da uno dei pastori intossicati, hanno raggiunto a piedi l’area, che si trova a circa un’ora di cammino dall’alpe Devero. I pazienti più gravi sono poi stati evacuati dagli elicotteri sanitari, gli altri via terra. 

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Il progetto a cui aveva preso parte la vittima

Pietro Maria Fiori si trovava in valle Devero nell’ambito del progetto Pasturs, una rete che unisce allevatori e volontari tra i 18 e i 45 anni disposti a trascorrere in alpeggio due o più settimane per aiutare nella vita lavorativa. Pasturs, nato sulle alpi Orobie bergamasche, poi diffusosi in altre aree delle Alpi e dell’Appennino, ha l’obiettivo di migliorare la convivenza tra allevamento e grandi predatori come lupi e orsi. Fiori si trovava ospite dell’azienda agricola Francesco Biondo, una realtà familiare basata a Masera (Vco) dove vengono allevati ovini, caprini e bovini e che da tempo porta d’estate gli animali in altura in valle Devero.