di Alberto Fassio
La cantautrice ligure festeggia 30 anni dalla hit “Summer is crazy”. Il trionfo a Sanremo nel 2003, la pausa, l’amore con Andrea Camerana, nipote di Armani, la rinascita: «Un sogno nel cassetto? Se potessi smetterei subito di fare musica per dedicarmi al giardinaggio. Ma quando salgo sul palco…»
Una “pazza” estate le ha cambiato la vita. Alexia, all’anagrafe Alessia Aquilani, 59 anni, canta sin da bambina. Dopo anni di gavetta, la svolta arriva 30 anni fa: Summer Is Crazy è un tormentone e la porta nelle classifiche europee. Seguono altre hit e Alexia diventa una delle regine dell’europop. Poi il passaggio all’italiano e la vittoria a Sanremo nel 2003. All’apice della popolarità, però, qualcosa cambia e sceglie di rallentare. Oggi è tornata alla dance e all’inglese, come dimostra l’ultimo singolo Follow.
Summer Is Crazy ha appena compiuto 30 anni. Cosa ricorda di quel periodo?
«Il mio produttore soffriva un po’ di burnout e voleva riposarsi, tanto che mi aveva consigliato di andare da un suo collega, in Olanda. Poi Andrea Salvetti, figlio del patron del Festivalbar, gli ha chiesto di creare un jingle per l’evento. Così ha detto: “Mi sa che mi riposo più avanti…”. (sorride, ndr). Ci siamo messi a lavorare ed è nata Summer Is Crazy. L’ho cantata in quasi tutte le puntate del Festivalbar ed è diventata un successo anche in Europa».
Questa hit la proietta nelle classifiche europee, ma è il frutto di tanta gavetta.
«Sin dall’asilo si erano accorti che avevo una voce particolare. Mia mamma mi ha iscritta in un centro culturale e sportivo dove si faceva musica e sono entrata nel coro. Dopo il diploma mi ha chiamata un gruppo che suonava nelle discoteche e nei primi anni Novanta ho fondato la mia cover band, i Brother Machine».

Prima di Summer Is Crazy, Think About The Way con Ice Mc diventa un successo europeo ed entra nella colonna sonora di Trainspotting.
«Ero popolare nell’ambiente delle cover band e hanno iniziato a chiamarmi come vocalist. Sono entrata nel circuito della Dwa e il fondatore mi ha consigliato di non “svendere” la mia voce facendo solo cori. Ho cantato nel secondo disco di Ice Mc, compresa Think About The Way. Poi con Robyx abbiamo iniziato a lavorare ai miei progetti solisti».
Diventa una delle regine dell’eurodance, arrivano altre hit come Uh La La La, The Music I Like e Happy. Riusciva a gestire tutta questa popolarità?
«Ero felicissima, stavo vivendo il mio sogno dopo anni di gavetta. Ma a un certo punto è subentrata la stanchezza: avevo così tante richieste che desideravo il dono dell’ubiquità. Non vedevo l’ora di salire sugli aerei per dormire. Un giorno ero nel Nord Europa, l’altro a Milano per un videoclip. Lo stress era forte, ma noi artisti alla fine vendiamo un sogno».
Dopo anni di brani in inglese, dal 2000 decide di passare all’italiano. Perché?
«Volevo sperimentare. Ero cresciuta e sentivo che il periodo con il mio produttore era finito: volevo andare avanti con le mie gambe. Ho chiuso il rapporto professionale con lui e con Sony abbiamo deciso di provare Sanremo nel 2002».
L’esordio è dirompente: Dimmi come arriva seconda.
«Era nata in inglese. I discografici mi hanno detto: “È perfetta per Sanremo”. Ho adattato il testo e quando Pippo Baudo l’ha ascoltata era in delirio totale».
La vittoria arriva l’anno successivo con Per dire di no…
«Non volevo tornare, temevo di rovinare l’idea che il pubblico si era fatto di me. Ho presentato due brani ed ero certa che avrebbero scelto quello nello stile di Dimmi come, invece hanno preso la ballad. Ero felicissima: potevo mostrare la mia voce con una canzone soul. La vittoria è stata una rivincita verso chi diceva che ero un’artista dance carina, ma senza nulla da dire».
Che rapporto ha con le critiche e con gli hater?
«Le critiche gratuite e gli insulti mi danno fastidio, ma oggi per certi versi trovo gli hater sui social dei codardi: una volta almeno avevano il coraggio di dirtele in faccia le cose. Durante uno spettacolo uno mi disse: la tua musica non vale niente».
Ce l’ha un brano pronto per il prossimo Sanremo?
«In questo momento ho diversi brani, ma sono tutti in inglese. Con la canzone giusta tornerei volentieri, ma avrei più paura. Con gli anni si diventa più sensibili e non mi augurerei di vincere: è faticosissimo portarsi il peso della vittoria».
I suoi Festival sono legati a Pippo Baudo, scomparso un anno fa. Che ricordo ha di lui?
«Un grandissimo uomo di spettacolo, competente musicalmente e dalla grande umanità. Non ci sarà mai più nessuno come lui».
Dopo la vittoria è all’apice della popolarità, ma decide di allontanarsi un po’ dalle scene. Non è un paradosso?
«Mi ero tolta una grandissima soddisfazione e dalla prima cover band dell’86 erano anni che non mi fermavo. Inoltre, in quel periodo ho incontrato quello che sarebbe diventato mio marito».
Suo marito è Andrea Camerana, nipote di Giorgio Armani. Come vi siete conosciuti?
«Alla settimana della moda del 2003. La mia precedente relazione era finita e con Andrea ci univa anche l’aver perso entrambi da poco i nostri papà. Abbiamo iniziato a messaggiare e poi a frequentarci. Nel 2004 mi ha chiesto di comprare uno spazzolino da lasciare a casa sua a Milano. Gli ho detto: va bene, ma solo lo spazzolino (ride, ndr). Alla fine dell’anno mi ha chiesto di sposarlo. Oggi abbiamo due figlie».
Da Giorgio Armani, invece, cosa ha imparato?
«Mi ha insegnato la disciplina: curare corpo e mente, lavorare senza perdere di vista l’obiettivo, ma anche seguire l’istinto. Mi diceva di continuare a cantare in inglese e fare canzoni con la cassa dritta. Nel 2024, quando ho presentato il singolo del mio ritorno all’Armani Privé, si è messo in prima fila. Alla fine mi ha riempita di complimenti. Sono felice che abbia visto questa mia rinascita».
Infatti è tornata alla dance e all’inglese. Ha fatto pace con quella Alexia?
«Sì. Quella parte ha convissuto con me nella guerra e nella pace e alla fine è ancora qua. Sto lavorando con un team di giovani e mi sembra di tornare ragazzina».
Tra le artiste di oggi qualcuna le ricorda la Alexia degli esordi?
«Anna Pepe, per l’attitudine, la giocosità e il modo in cui affronta il palco. E poi Angelina Mango».
Dopo tanti successi, ha ancora un sogno nel cassetto?
«Voglio fare giardinaggio (ride, ndr)».
In che senso?
«Se potessi smetterei oggi stesso di fare musica, ma quando salgo sul palco capisco che è il mio fottuto elemento. Oggi ho una cosa preziosa come la mia famiglia e faccio fatica a staccarmene per viaggi e impegni. Ma stare davanti al pubblico resta una catarsi meravigliosa».
30 agosto 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA