di
Virginia Nesi e Serena Palumbo
Maria Spinelli, 22enne di Atri, si era trasferita in Svizzera con il desiderio di trovare un lavoro stabile. Il vicino di casa: «Voleva ricominciare, diventare indipendente e costruirsi un futuro»
Aveva 22 anni e davanti a sé un progetto preciso: lasciarsi alle spalle le difficoltà del passato e costruirsi una vita nuova in Svizzera. Maria Spinelli, originaria di Atri, in Abruzzo, era arrivata lì con il desiderio di trovare un lavoro stabile e, un giorno, formare una famiglia. Un percorso ancora da costruire, fatto di lavori saltuari e sacrifici. Poi la notte di Aarau, in Svizzera, dov’è rimasta vittima della sparatoria all’ippodromo di Schachen, nel canton Argovia.
A raccontare chi fosse Maria è un vicino di casa, che ha scelto di restare anonimo. Vivevano nello stesso palazzo da meno di un anno e, nel tempo, tra loro si era creato un rapporto d’amicizia. «Era una ragazza semplice, con una storia difficile alle spalle, ma nonostante tutto aveva sempre il sorriso. Era tranquilla, dolce, affettuosa. Aveva una grande voglia di vivere».
Maria aveva conosciuto presto le difficoltà. Era cresciuta con i genitori separati e aveva vissuto periodi di povertà e sacrificio. Parlava delle proprie origini rom e della sua storia senza nascondere le fatiche attraversate. «Non si vergognava del suo passato – racconta il vicino -. Sapeva quello che aveva vissuto e voleva soltanto avere la possibilità di cambiare». La Svizzera, per lei, rappresentava proprio questa occasione. «Voleva ricominciare. Cercava un lavoro, voleva diventare indipendente e costruirsi un futuro. Non voleva tornare indietro: il suo obiettivo era riuscire a stabilizzarsi qui».
Per mantenersi accettava i lavori che riusciva a trovare. Faceva giornate saltuarie e, quando poteva, aiutava anche nel food truck della famiglia con cui aveva stretto amicizia. «Era bravissima a cucinare – ricorda il vicino -. Era una ragazza umile, non si tirava indietro davanti al lavoro e si dava da fare per andare avanti». Con quella famiglia aveva costruito un rapporto che andava oltre la semplice vicinanza di casa. «Sapevamo che aveva delle difficoltà e cercavamo di aiutarla. Qualche volta le facevamo la spesa, altre volte stavamo semplicemente insieme. Si parlava, si usciva, si condividevano le cose normali della vita. Con il tempo era diventata una persona di famiglia».
E in quella quotidianità Maria mostrava anche un lato particolarmente affettuoso. Era molto legata ai bambini della coppia di vicini. «Giocava spesso con loro. Le piacevano moltissimo i bambini. Se poteva, comprava anche un piccolo regalo, persino quando aveva pochi soldi». La sua generosità, racconta il vicino, non dipendeva dalle possibilità economiche. «Pensava agli altri anche quando lei stessa aveva bisogno. Era fatta così». C’era poi la musica, una delle passioni che Maria coltivava nel tempo libero. In particolare amava la techno e le feste. «Quando c’era musica cercava di esserci. Non si perdeva una festa e spesso usciva con gli amici. Le piaceva stare in compagnia, divertirsi e vivere quei momenti di spensieratezza».
Ma dietro quella voglia di svagarsi, restava soprattutto la necessità di realizzarsi. «Sognava un lavoro stabile, una casa, qualcosa di suo. Voleva una famiglia e una persona accanto che potesse darle sicurezza. Desiderava soltanto una vita tranquilla». Desideri, tutti questi, che facevano di lei una persona matura: «Nonostante avesse 22 anni, aveva una grande consapevolezza. Aveva passato momenti difficili e forse proprio per questo sembrava più adulta». Il vicino torna infine a ciò che resta dopo la tragedia: «La ricordo per il suo sorriso, per la sua dolcezza e per il modo in cui cercava sempre di andare avanti. Era venuta in Svizzera per costruirsi una vita diversa e stava cercando, con tutte le sue forze, di riuscirci».
30 agosto 2026 ( modifica il 30 agosto 2026 | 20:28)
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