Si chiama BRP ed è il peptide che potrebbe cambiare il modo di trattare l’obesità: lo hanno scoperto a Stanford

Eugenio Spagnuolo

30 agosto – 16:34 – MILANO

Chi assume Ozempic (e simili) conosce anche il rovescio della medaglia: nausea, stitichezza e un calo di peso che si porta via pure massa muscolare. Da anni la ricerca prova a isolare il beneficio senza il fastidio, ma finora con poco successo. LE cose però potrebbero cambiare: alcuni ricercatori di Stanford hanno affidato il compito all’intelligenza artificiale, lasciando che setacciasse l’intero genoma umano alla ricerca di una molecola capace di agire solo dove serve davvero: nel cervello. 

Una molecola diversa—  

Il risultato si chiama BRP, un piccolo peptide capace di sopprimere l’appetito e ridurre il peso in modo simile alla semaglutide, il principio attivo dell’Ozempic. Con la differenza che negli esperimenti sugli animali, però, BRP non ha causato gli effetti più fastidiosi del farmaco, come nausea e stitichezza. “I recettori a cui si lega la semaglutide si trovano nel cervello, ma anche nell’intestino, nel pancreas e in altri tessuti”, spiega Katrin Svensson, autrice dello studio e docente a Stanford. “Per questo l’Ozempic produce effetti diffusi, tra cui il rallentamento del transito intestinale e l’abbassamento della glicemia. BRP, al contrario, sembra agire in modo specifico nell’ipotalamo, la regione che controlla appetito e metabolismo”. L’ipotalamo regola fame e utilizzo dell’energia: agendo lì, e non sugli altri organi, BRP potrebbe influenzare l’appetito senza toccare il resto del corpo. 

L’intelligenza artificiale e i peptidi—  

Per arrivare a BRP i ricercatori si sono concentrati sulla convertasi 1/3, un enzima collegato all’obesità e responsabile anche della produzione del Glp-1, l’ormone che regola fame e glicemia (e che la semaglutide imita). Per trovare altri peptidi generati dallo stesso enzima, hanno sviluppato un programma chiamato Peptide Predictor, che ha passato al setaccio i 20 mila geni umani cercando i punti in cui l’enzima taglia le proteine, restringendo il campo a 373 pro-ormoni e 2.683 peptidi possibili. Da questi ne sono stati selezionati 100 e testati su cellule simili ai neuroni coltivate in laboratorio, fino a trovare quello che si comportava meglio: è nato così BRP. “E l’algoritmo è stato assolutamente decisivo per i nostri risultati”, ammette Svensson. 

meno effetti indesiderati—  

 Testato su topi e minipig, più vicini all’uomo dal punto di vista metabolico rispetto ai roditori, BRP ha ridotto l’assunzione di cibo nell’ora successiva all’iniezione fino al 50%. Nei topi obesi, 14 giorni di iniezioni quotidiane hanno portato a una perdita media di 3 grammi, quasi tutta a carico del grasso. E quelli trattati hanno anche mostrato una tolleranza migliore al glucosio e all’insulina. Nei test comportamentali non sono emerse differenze evidenti tra animali trattati e non trattati, né nel movimento né nell’ansia e la produzione fecale è rimasta invariata: un dettaglio che conta, perché la semaglutide rallenta la digestione e causa spesso stitichezza. Soprattutto, non sono comparsi i segnali di nausea né la perdita di massa muscolare che accompagna altri farmaci dimagranti. 

Prima della sperimentazione sull’uomo restano da individuare i recettori a cui si lega BRP e capire come renderne più duraturo l’effetto. Ma a Stanford sono fiduciosi: “La mancanza di farmaci efficaci contro l’obesità nell’uomo è un problema che dura da decenni”, ammette Svenson. “Nessuna delle molecole testate finora si è avvicinata alla capacità della semaglutide di ridurre appetito e peso corporeo. Siamo molto curiosi di scoprire se BRP sarà sicuro ed efficace anche nelle persone“.