di
Alfio Sciacca

Palermo, i genitori hanno anche denunciato i medici. «La bambina – sostengono – non era vaccinata per un impedimento che spiegheremo al magistrato, ma gli altri nostri quattro figli sono regolarmente vaccinati»

Questa mattina il loro legale presenterà un’istanza per chiedere alla Procura di Palermo di ascoltare nuovamente i genitori di Anna Rosa. La loro bambina, 4 anni, è morta di difterite. Una malattia che in Italia è ormai scomparsa. La piccola, però, non era stata vaccinata. E per questo i genitori ora sono indagati per omicidio colposo. Sono stati descritti anche come dei no-vax che non avrebbero immunizzato la figlia perché convinti che il siero potesse provocare l’autismo.

«Non è vero, è tutto falso», si difendono. Anzi rilanciano, attaccando apertamente i medici che, a loro dire, non avrebbero fatto il possibile per salvare la figlia. A caldo la mamma, Manuela, aveva reagito con un lungo post, parlando di «medici incompetenti». Preferisce non rilasciare interviste, ma ha denunciato tutti i sanitari che in diversi ospedali di Palermo hanno visitato e curato la figlia. E dopo l’esposto, seppure come atto dovuto, otto medici sono stati iscritti nel registro degli indagati.



















































«I genitori respingono le ricostruzioni che sono passate sui media — spiega il loro legale, Luigi Marrandino —. Non ci stanno a passare per no-vax incuranti della salute dei figli». Anzi, sostengono di non avere nulla contro i vaccini. «Basti dire che loro sono vaccinati e hanno regolarmente vaccinato gli altri loro quattro figli — aggiunge il legale —. La stessa Anna Rosa non è stata vaccinata per un impedimento importante che i genitori spiegheranno quando verranno interrogati dagli inquirenti».

Insomma la famiglia ritiene di non avere nulla da rimproverarsi. E soprattutto sostiene di non aver nascosto che la figlia non era immunizzata. «Non è vero — scrivono nella denuncia — che abbiamo tardato nel rendere noto che la bambina non era vaccinata. Lo abbiamo detto sin dal primo ingresso al Pronto soccorso dell’ospedale Cervello. Da dove ci hanno rimandato a casa, dicendo che aveva solo una tonsillite». Se questo è vero si dovrà capire quanto abbia influito. Insomma, se curata per difterite sin dal primo accesso in ospedale Anna Rosa si poteva salvare?

In attesa degli sviluppi dell’inchiesta non resta che mettere in fila i fatti. Dopo la visita dal pediatra i genitori vanno in ospedale alle 22.18 del 13 agosto. La bambina ha febbre, mal di gola e vomito. La portano al Pronto soccorso del «Cervello». Qui resta per circa due ore. Quindi viene dimessa con diagnosi di «tonsillite essudativa febbrile». Già al momento del triage, stando alla denuncia, i genitori avrebbero fatto presente che la piccola non si era sottoposta ai cicli di vaccinazione pediatrica. Nonostante ciò non vennero fatti ulteriori accertamenti, ma prescritta solo una terapia farmacologica e dimessa.

Tornata a casa Anna Rosa continua a star male. Persistono i sintomi e cresce ancora la febbre. Nella tarda serata del 15 agosto i genitori la riportano al Pronto soccorso del «Cervello». Solo in questo secondo accesso una dottoressa avanza il sospetto che possa trattarsi di difterite. Ha ragione. L’indomani arriva la diagnosi di «sospetta difterite», in attesa della conferma dall’Istituto Superiore di Sanità.

A quel punto scattano i relativi protocolli, con isolamento e richiamo del vaccino per il personale sanitario. Anna Rosa, invece, viene intubata e trasferita all’Ospedale dei Bambini Di Cristina. Da quel momento i medici tentano di tutto: dalla somministrazione del vaccino, all’emodialisi per ripulire il sangue. Viene anche attaccata all’Ecmo, la macchina per la circolazione extracorporea. Poi il trasferimento in terapia intensiva all’Ospedale Civico, dove muore alle 2.30 del 20 agosto per collasso multiorgano dovuto al batterio della difterite.

«Il sospetto dei genitori — dice il legale — è che la bambina possa aver subito cure inadeguate e interventi invasivi, che avrebbero finito per peggiorare le già gravi condizioni di salute». Al momento sono indagati solo i sanitari dell’Ospedale dei Bambini. Ciò significa che, almeno in questa fase, gli inquirenti vogliono verificare l’adeguatezza delle cure prestate e non il ritardo nella diagnosi.

Qualunque sarà l’esito dell’inchiesta nulla toglie al problema più generale sollevato da questo caso: la Sicilia è all’ultimo posto per copertura vaccinale in età pediatrica.

30 agosto 2026