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Paolo Tomaselli, inviato a Cagliari

La squadra di Chivu la sblocca subito con un tiro da fuori del turco, ancora in gol. Tante le occasioni sprecate, qualche rischio nel finale

Anche una antica legge del calcio (gol sbagliato-gol preso) si piega all’Inter: una litania di errori dei nerazzurri dopo il vantaggio iniziale di Calhanoglu non cambia il risultato. E pur rischiando grosso nel finale, con un salvataggio di testa di Bisseck su Adopo, Chivu si mette alla guida del treno delle prime, con la sfida al Napoli di sabato già dietro alla prossima curva.
Stessa spiaggia, stesso mare, quindi. Nonostante una prestazione rivedibile in area avversaria: l’Inter ha l’abbonamento ai tre punti contro il Cagliari (10 vittorie nelle ultime 11 sfide) e tra una topica sottoporta e una parata di Caprile imbastisce a lungo le prime prove tecniche di dominio, lo stesso che ha avuto nella scorsa stagione contro le medio-piccole

Come al debutto con il Monza i nerazzurri segnano subito, ancora con il regista turco, ancora con un tiro da fuori: stavolta quella di Calha è una raffinatezza, un colpo da biliardo che manda fuori tempo il portiere, forse coperto da Deiola. Sembra una serata tutta in discesa, ma l’Inter che crea tanto è vittima di una certa leziosità nell’ultimo tocco, oltre che del caldo intenso. I campioni d’Italia fanno sempre sentire il pericolo nell’aria all’avversario, ma finiscono un po’ in apnea, perché i sardi prendono coraggio con i cambi: l’eventuale pareggio non avrebbe fotografato l’andamento della partita, ma l’Inter deve essere più concreta.



















































Pisacane si conferma un allenatore tosto, forse anche sottovalutato: ha vinto all’esordio in casa del Parma, è senza Mina al centro della difesa, ha cambiato mezza squadra e aspetta altri rinforzi in attacco, dove schiera il 19enne Mendy. L’italo-svizzero Romano, che di anni ne ha 20 e ha segnato il gol decisivo al debutto, si conferma la novità più interessante. Il Cagliari poi nella parte destra della classifica ha un vantaggio fondamentale, ovvero un portiere fuori scala: le parate su Dimarco ed Esposito e anche i loro errori di precisione sotto porta, uniti a quelli di Lautaro, Luis Henrique e Bastoni tengono i sardi dentro alla partita contro ogni regola della statistica.

E comunque dopo l’uscita di Mendy e Fazzini, anche Martinez prima deve fare una parata non semplice su Fadera e poi uscire di piede fuori area per evitare guai su Kevin Carlos. Poco più che normale amministrazione, ma non riuscire a chiudere una gara a lungo a senso unico è un lusso che l’Inter rischia di pagare caro. Anche perché gli errori non sono tutti frutto di sfortuna: la condizione non può essere ancora la migliore, specie per i reduci dal Mondiale, a partire da Lautaro, in crescita ma ancora a secco. E contro le previsioni, Chivu all’inizio sceglie Luis Henrique sulla fascia destra al posto di Diouf: il brasiliano se possibile appare ancora più involuto rispetto all’anno scorso, tanto che quando lui esce e Pavard si sposta sulla fascia, il francese va immediatamente al cross, un’arte nel quale LH ormai non si cimenta nemmeno, lasciando che sia Barella ad andare sul fondo.

La stella di casa è fischiatissima, ma l’azzurro è il più ispirato non solo per la palla che serve a Calhanoglu per il gol. Ed è il segno che la grande concorrenza a centrocampo alza il livello. Nel finale si vedono Thuram, ancora indietro e Jones, già in discreta condizione. L’Inter è bella e abbondante, ma non deve compiacersi troppo: il Napoli ferito arriva al momento giusto per smussare certi difetti.

30 agosto 2026 ( modifica il 30 agosto 2026 | 23:08)