Quando è uscito il trailer di Odissea, l’ultimo film del regista Christopher Nolan basato sul poema epico di Omero, svariati commenti online si sono concentrati sull’espressività del volto dell’attrice Anne Hathaway: per tanti, Hathaway avrebbe fatto ricorso al Botox, o forse a un lifting facciale, perché il suo volto apparirebbe troppo teso. Lo stesso è stato detto di Ariana Grande, che nell’adattamento cinematografico di Wicked è stata giudicata aspramente proprio perché “la sua faccia non si muove”, come ha detto qualcuno online. E ancora Kristen Bell, recentemente apparsa nella serie TV Netflix Nobody Wants This, e Nicole Kidman, che ha recitato nella miniserie The Perfect Couple e nel film Babygirl: su entrambe sono state fatte varie speculazioni su cosa avrebbero fatto al viso per apparire così diverse rispetto al passato, e soprattutto meno espressive.
L’aspetto estetico ha sempre condizionato il mondo del cinema, ma l’uso massiccio della chirurgia plastica e della medicina estetica degli ultimi tempi sta generando dubbi su quanto possa influire negativamente sul settore e sulla sua credibilità. Tra i trattamenti più diffusi tra attrici e attori c’è il Botox, che utilizza la tossina botulinica per rilassare i muscoli e distendere le rughe: la tossina “agisce riducendo temporaneamente la contrazione dei muscoli nei quali viene iniettata”, spiega la dottoressa Asja Tilotta, medica estetica e divulgatrice, per cui “una certa diminuzione della mimica nella zona trattata è prevista”. Questo non vuol dire però “che il risultato debba essere un volto immobile”: se ciò avviene, il problema può essere dovuto a “dosi elevate o quando non si preserva adeguatamente l’equilibrio tra i diversi muscoli del volto”. Anche il filler è molto usato da attrici e attori: in questo caso, lo scopo è quello di riempire le rughe, modificare i volumi e i contorni del volto, e rimpolpare alcune zone come le labbra: “Quello che comunemente viene definito ‘viso gonfio da botox’”, afferma Tilotta, “spesso non dipende dalla tossina botulinica, ma può essere legato” ad esempio a “un eccesso di filler”.
Aurore Marechal//Getty Images
Secondo l’esperta, il miglior risultato in ambito di medicina estetica “non è necessariamente quello invisibile, ma quello che continua ad appartenere alla persona. Il volto dovrebbe apparire più riposato o armonico senza perdere le proprie caratteristiche distintive, la mobilità e la capacità di comunicare emozioni”. E questo è particolarmente importante nel mondo del cinema e della televisione: il ruolo di un attore è infatti quello di veicolare emozioni, ma se trattamenti come il Botox ne riducono l’espressività del volto, a venire meno è la credibilità della performance e dunque anche del prodotto cinematografico o televisivo in cui recita. Perciò, spiega la dottoressa Tilotta, nel caso di attrici e attori il trattamento dovrebbe “essere ancora più conservativo e personalizzato, cercando di attenuare le rughe senza cancellare quei micro-movimenti necessari alla recitazione e alla comunicazione non verbale”.
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Una direttrice del casting di Los Angeles intervistata dal quotidiano The Guardian con lo pseudonimo di Marie a questo proposito ha detto che la chirurgia plastica visibile così come trattamenti estetici come i filler usati in modo esagerato, e a cui sempre più giovani attrici stanno facendo ricorso, rappresentano “un ostacolo insormontabile per quasi tutti i provini” a cui ha lavorato: molti registi e registe infatti stanno iniziando a lamentare la scarsa espressività che l’uso eccessivo di certi trattamenti estetici sta provocando. Eppure, dice Marie, non solo non è un tema di cui si parla durante i casting ma se si è già una persona nota il livello di tolleranza è molto più alto: “Più sei famoso, più puoi fare casini con la tua faccia prima che inizi a compromettere le possibilità di essere preso in un film”.
LAURENT HOU//Getty Images
A contribuire a un così elevato ricorso ai trattamenti estetici nel mondo del cinema e della televisione potrebbe essere un’evoluzione tecnica del settore: le telecamere ad alta definizione infatti mettono in evidenza ogni dettaglio. Anthony Brissett, chirurgo estetico e presidente dell’American Academy of Facial Plastic and Reconstructive Surgery, associazione medica statunitense dei chirurghi plastici, a questo proposito ha detto al Guardian che molte attrici e attori si rivolgono a lui per aspetti del loro volto che li infastidiscono e vorrebbero cambiare, ma che lui fa fatica a notare a occhio nudo: “Poi li guardo in televisione e, sì, eccoli lì, proprio come mi avevano detto”.
Noam Galai//Getty Images
È anche l’industria stessa a imporre agli attori, e soprattutto alle attrici, di nascondere in ogni modo qualunque segno di invecchiamento: il rischio altrimenti è quello di sparire. Age Without Limits, una campagna che vuole contrastare le discriminazioni contro l’invecchiamento, ha condotto un’analisi sui 100 film di maggiore incasso del 2023, del 2024 e del 2025 distribuiti nel Regno Unito: da qui è emerso che è più probabile che nelle grandi produzioni ci sia un animale parlante che una donna che ha più di 60 anni. Un altro studio ha rilevato invece che l’età media delle protagoniste e delle co-protagoniste dei 100 film di maggiore incasso di Hollywood del 2025 era di 34 anni, e che negli ultimi 20 anni circa non ha comunque mai superato i 36 anni. Sottoposte a uno scrutinio brutale e costante dei loro corpi, le attrici e le celebrities in generale possono allora sentirsi costrette ad apparire in un certo modo, a non mostrare segni di invecchiamento né qualunque dettaglio percepito come un difetto estetico e usato poi per spingerle fuori dagli schermi. Salvo poi essere accusate per aver fatto ciò che il sistema richiede.
I desideri beauty di Marie Claire
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