La notizia del patteggiamento che Meta (proprietaria di Instagram e Facebook) ha concordato con 48 Stati USA e che prevede il pagamento dell’equivalente di circa 15 miliardi di euro di risarcimento per far chiudere un processo intentato nei suoi confronti, ha una ricaduta diretta anche nell’Astigiano.

Perché astigiana era Rossella Ugues, la ragazzina di 12 anni che si è tolta la vita a febbraio di due anni fa. Nessun mistero, in famiglia, sulle sue insicurezze e fragilità   che, si è scoperto dopo la sua drammatica scomparsa,  erano state amplificate attraverso la frequentazione dei social.

I genitori non vogliono che l’inimmaginabile dolore di cui sono portatori per la perdita della figlia debba essere sopportato da altri e hanno aderito ad una class action di altri padri e madri e del Moige (Movimento Italiano Genitori) nei confronti di Meta e Tik Tok.

A rappresentarli gli avvocati Stefano Bertone e Fabrizio Lala dello studio Ambrosio e Commodo di Torino che bene hanno interpretato lo spirito con il quale i genitori si sono mossi: quello di chiedere ad un giudice che imponga alle grandi piattaforme social dei vincoli e dei filtri sempre più stringenti sugli accessi e sulla profilazione degli utenti più giovani.

In gioco c’è il futuro di tanti bambini e ragazzini che, biologicamente, possono riportare dei gravissimi danni da una frequentazione inopportuna, esagerata e senza controllo dei social. Lo ha spiegato bene lo psichiatra Tonino Cantelmi, consulente dello studio Ambrosio e Commodo in una relazione in cui spiega il funzionamento del cervello degli adolescenti ancora in fase di crescita e dunque i rischi che corrono ad una sovraesposizione dei contenuti con i quali vengono bombardati per tantissime ore al giorno.

Che poi, in sostanza, sono le stesse accuse che sono state mosse nelle cause già intentate negli Stati Uniti come quella che pochi giorni fa si è chiusa con la decisione di Meta di chiudere il processo con il maxi risarcimento.

Perché, e questo è un altro punto emerso anche nella causa italiana che ha in Rossella il caso più grave presentato al giudice di Milano, le grandi piattaforme sono a conoscenza dei danni che possono provocare sui ragazzini.

I genitori chiedono che Meta e Tik Tok siano obbligati a modificare i sistemi di accesso alle piattaforme ad esempio introducendo una verifica effettiva dell’età degli utenti. Viene chiesta la modifica degli algoritmi in modo che non vi sia una crescente proposta di contenuti dello stesso tenore sulla base della profilazione dell’utente. Questo per non esasperare, ad esempio, un momento di debolezza e fragilità che viene intercettato sul profilo dell’utente mantenendolo sempre in quella stessa bolla negativa. Altra richiesta è quella del contenimento delle notifiche da bloccare ad un certo punto della sera per evitare disturbi del sonno e dell’attenzione.

Tutte richieste che nella causa negli Stati Uniti, Meta si è impegnata ad accettare: limiti giornalieri all’utilizzo delle app da parte degli adolescenti, un blocco dell’attività durante la notte, limite alle notifiche che ricevono durante le ore scolastiche.

Al netto della profonda differenza dei sistemi giudiziari di Italia e Stati Uniti, l’avvocato Fabrizio Lala commenta: «Guardiamo con molto interesse a come si avvia a concludersi questo processo in America perché riguarda le stesse denunce mosse anche nella class action promossa qui in Italia».

Processo civile che si sta muovendo a passo spedito tanto che per il 19 novembre è attesa la discussione finale che precede la decisione.

«A fine giugno abbiamo depositato una memoria di risposta alle questioni procedurali avanzate dai legali di Meta e Facebook».