Sopra di due set contro Munar, il francese crolla per i dolori ma non viene soccorso perché i crampi non sono considerati degni di trattamento medico. E scoppia la polemica
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31 agosto (modifica alle 12:30) – MILANO
Crampi o non crampi, questo è il dilemma. O meglio, una delle questioni più annose e spinose del tennis, un cavillo regolamentare molto difficile da mettere in atto senza rischi e senza incorrere nell’ira dei giocatori. Secondo il regolamento, infatti, non si può chiedere un medical time out per farsi curare i crampi, non sono giudicati un problema fisico di entità tale da richiedere un trattamento medico. Lo sanno tutti, in primis chi gioca e scende in campo, sacrificando tanto. Lo sa Sinner, che di crampi ha sofferto spesso, più recentemente all’Australian Open nella sfida con Spizzirri. Terence Atmane, uno dei giocatori più intelligenti del circuito, ne è di certo ben consapevole. Eppure, quello che gli è successo nel primo turno dello Us Open Jaume Munar, in cui ha perso al quinto set dopo essere stato avanti due set a zero, mette in mostra quanto sottile sia il limite tra obbligo di intervenire e no, tra certezza di avere un problema fisico o voler semplicemente farsi trattare i crampi. A tal punto da chiedere al fisioterapista intervenuto nome e cognome.
problema—
Il francese, giocatore pittoresco e dal carattere difficile, stava dominando lo spagnolo. Avanti 7-6, 6-3, 1-0, ha iniziato a muoversi in modo bizzarro, allargando le gambe, dondolando la destra per poi fermarsi all’improvviso e avvicinarsi alla sua sedia molto lentamente, quasi agonizzante. Una scena surreale, che ha portato però a un trattamento del fisioterapista dopo una breve valutazione. Era solo l’inizio però di una partita che ha visto soffrire in continuazione Atmane, dalla gamba destra alla sinistra, fino addirittura al braccio sinistro. Che, per un giocatore mancino, è un danno non indifferente. Dopo aver subito il trattamento nel terzo set, infatti, Terence ha iniziato a servire dal basso in maniera blanda, dei veri e propri dritti volti semplicemente a rimettere la palla in campo. Facendolo in alcuni punti addirittura con la mano destra, tale era il dolore che gli si è sprigionato nel corpo, lasciando quasi andare appositamente (non è comprovato, anche perché c’è il warning in caso di mancato impegno) il parziale, per concentrarsi e dare tutto nel tempo che restava. Lì dove è esplosa definitivamente la diatriba.
polemica—
Munar, oltre a giocare tante palle corte e muovere il francese per approfittare della situazione, si è anche lamentato più volte con l’arbitro per i motivi più svariati. Non una novità, visto che lo spagnolo spesso e volentieri muove polemiche nei confronti dell’avversario e dei regolamenti. Ma niente a che vedere con quanto accaduto al francese nel quinto set. Dopo aver perso il quarto al tie-break, in un match che era quasi rientrato sui binari della normalità, Atmane ha chiamato nuovamente il fisioterapista sotto 2-1 nel quinto parziale per farsi trattare. Ma, valutata la situazione, quest’ultimo si è rifiutato sostenendo che fossero crampi, non potendo dunque giustificare un medical timeout. “Sto provando dolore, non sono crampi”, ha ripetuto più volte il giocatore francese, fino a scivolare decisamente nella rabbia, “smettila di comportarti da stupido e curami, è dolore (scandendo la parola, ndr)”. Ma, non ritenendo l’intervento necessario, il fisioterapista ha fatto orecchie da mercante, a tal punto da spingere il n. 92 del mondo a chiederne le credenziali per poter sapere nome e cognome. Salvo ottenere un rifiuto, senza venire trattato né degnato di uno sguardo. Ricordiamo che, da regolamento, i crampi possono essere trattati per un massimo di 60 secondi in tre cambi di campo, e non di più. La valutazione rimane però sempre soggettiva, a carico di chi svolge il trattamento, che può scegliere di fidarsi o meno dei tennisti. Causando dei cortocircuiti.
caso—
Munar ha finito per vincere il match, 7-5 al quinto dopo quasi cinque ore, nonostante un Atmane acciaccato, che ha dato tutto e anche qualche goccia in più. Non riuscendo ad applicare fino in fondo i consigli dell’allenatore Dorian Descloix, che ha provato ad ottimizzare sfruttando anche le condizioni: “Potrebbe piovere da un momento all’altro, prenditi il tuo tempo, prova a guadagnarne il più possibile. Servi da sotto, respira, se è troppo dura lascia perdere e attendi il quinto set”. Ma, a differenza di Alcaraz, che aveva vissuto una situazione simile all’Australian Open contro Zverev (era stato trattato più volte, venendo accusato dal tedesco di avere semplicemente i crampi e nessun infortunio muscolare) finendo per vincere dopo più di cinque ore, Atmane ha salutato all’esordio New York. Riuscendo però ad accendere nuovamente la luce su quella che è una piccola crepa regolamentare: serve una valutazione medica per stabilire se si tratti di un crampo o di un infortunio, ma si passa alla decisione strettamente personale, con il passaggio che riguarda anche il credere o meno al giocatore, per il trattamento. Un cavillo che ha causato spesso, e sicuramente accadrà di nuovo in futuro, problemi di vario genere. E la storia di Atmane con il malcapitato fisioterapista probabilmente non sarà finita nell’umida prima serata dello Us Open, vista la delusione e la rabbia del francese.
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