di
Andrea Galli
I colpi sparati all’uscita dall’ippodromo di Aarau: cinque feriti, due sono connazionali. Caccia al commando, mistero sulle cause
DAL NOSTRO INVIATO
AARAU (SVIZZERA) – Si fa sera e la polizia non ha ancora completato i rilievi, pur se la scena del crimine appare codificata: ovvero una zona ridotta della spianata di terra ed erba interna alla pista di uno degli storici ippodromi svizzeri, lo Pferderennbahn Schachen, poi le targhette identificative a segnare le posizioni delle 6 persone colpite, tutte giovani tra i venti e i trent’anni, spettatori del super evento, l’«Aarauer rave», un rave party regolare (biglietti, orari fissi, zero sgarri, elevato sistema di vigilanza); le persone colpite, si diceva: forse una trentina i proiettili esplosi, oltre la metà non a segno, di diversi calibri e associati a più fucili manovrati da non meno di due e forse anche quattro assalitori.
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L’agguato
Un commando. Di improvvisati, di malavitosi oppure terroristi non si sa.
Un commando entrato a piedi, in direzione contraria rispetto al flusso della gente nell’ippodromo tra le 2.30 e le 2.40 della notte tra sabato e ieri, quando il rave era terminato da mezz’ora, musica spenta alle 2.10 e appunto i 3.500 presenti andati via o prossimi a farlo. Ne restavano, sulla spianata, poche centinaia. Fra loro, l’unica vittima: Maria Spinelli, 22 anni, originaria di Atri, in Abruzzo, arrivata qui ad Aarau, un’ora di macchina da Zurigo, per ricominciare, come tanti che emigrano, un’esistenza complicata. È morta sul colpo.
L’obiettivo
Fosse lei o qualcun altro del gruppo dei feriti (altri due ragazzi italiani, non gravi) un ipotetico obiettivo, non è dato sapere. Nel timore di perdersi subito nelle indagini – evidente il nervosismo che abbiamo respirato –, gli inquirenti soppesano un’eventuale matrice jihadista, che al netto delle eventualità non incontrerebbe però corrispondenze nella dinamica stessa, quel cessar delle armi anziché insistere a oltranza seminando terrore e venendo uccisi, la fuga precipitosa degli assalitori di corsa, nei boschi, in ordine sparso e peraltro secondo dei testimoni financo inciampando e cadendo, infine l’assenza di rivendicazioni avendo la polizia riferito che non esisterebbero. E dunque? Dunque per intanto questa cittadina, 23 mila residenti dei quali il venti per cento straniera, registra acclarati problemi di sicurezza a cominciare dai furti, specie di macchine. La presenza di nazionalità iscritte all’anagrafe di Aarau, un centinaio, perché c’è davvero un mondo, rappresenta una delle storiche virtù della Svizzera ma al contempo innesca litigi e tensioni, una fisiologica ricaduta nelle dinamiche delle comunità. Non mancano locali malumori per taluni comportamenti di famiglie rom.
L’ippodromo
L’ippodromo Pferderennbahn Schachen prende il secondo nome dal quartiere che lo ospita, una zona prossima al centro, un chilometro scarso di distanza, e ricca più che di appartamenti e palazzi, di altre strutture sportive, dentro un perimetro di boschi, non ridotti, che si allungano. L’area, e arriviamo a un elemento che genera supplementari difficoltà alla polizia, non vanta una sequenza significativa di telecamere che pertanto abbiano prodotto immagini d’aiuto. Vi sono, attenzione, dei testimoni in abbondanza, questo sì, a lungo ascoltati, e oggi si ripartirà di nuovo, per assemblare gli identikit degli sparatori. Non si esclude il seguente scenario: in quanto la manifestazione s’era conclusa, agli ingressi non c’era più il servizio di sicurezza, ovvio, i cancelli erano spalancati, in coincidenza del parcheggio potrebbe essere avvenuto un litigio, proseguito a quel punto proprio nell’ippodromo, con una parte dei contendenti a cercar salvezza mischiandosi gli spettatori e di fatto utilizzandoli come scudo. Le autorità hanno annunciato, già a metà pomeriggio, che il pericolo ad Aarau era cessato, nessuna caccia all’uomo in corso, si poteva uscire dalle case e dai bar, il commando era sparito, forse in Francia, forse in Germania, forse pure in Italia, chissà. Una riunione ancora in tarda serata, da parte degli inquirenti, con l’obiettivo, quasi a ventiquattro ore, di battezzare una pista e seguirla con nettezza, non avrebbe determinato clamorose novità. In una precedente conferenza stampa, il capo della polizia cantonale, il dottor Michael Leupold, ha rilanciato l’invito, a chiunque, di veicolare alla medesima polizia ogni possibile video relativo a quei momenti, chi c’era e ha filmato, chi c’era e ha registrato, giri immediatamente tutto.
I fucili, nella Svizzera della pace, sono diffusi, molto diffusi, sono l’arma che rimane nelle abitazioni in quanto dotazione degli adulti che, a oltranza, dopo il servizio di leva da giovani, vengono richiamati per annuali esercitazioni. Una considerevole quota di regolamenti di conti – i canali della droga, esempio casuale, come la cocaina assai diffusa a Zurigo – avviene con i fucili.
31 agosto 2026 ( modifica il 31 agosto 2026 | 13:15)
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