Una vita in azzurro, ma con mille sfumature a forgiarne la campionessa che è oggi. A 31 anni Myriam Sylla è una delle poche del gruppo di Velasco che tiene insieme due Italie: quella che ha vinto l’Europeo nel 2021 e quella di oggi, che si presenta agli Europei da campione olimpica e mondiale. Veterana dal gran sorriso. Tanto nei momenti bui quanto in quelli d’oro, Myriam è sempre stata la stessa. Il resto, intorno, è cambiato parecchio. Mai come in questa kermesse itinerante, la figura della schiacciatrice è fondamentale. In un’Italia costruita per attaccare, con Egonu in posto 2 e Antropova che Velasco ha spostato in posto 4 per affiancarla, qualcuno deve anche tenere insieme il resto. Ricevere, difendere, coprire. Fare quella parte di partita che non sempre finisce nelle foto. Nella scelta di Velasco di lanciare Antropova in un ruolo tanto complicato, c’era la certezza di poter contare su Myriam. Così l’Italia si è retta in questa fase a gironi, nel momento del bisogno, dalle difese di Sylla, lasciando Antropova libera di scatenare la sua potenza d’attacco. E infatti contro la Svezia, mentre Haak provava a tenere in piedi la partita, l’Italia ha continuato a giocare senza sbandare. Tre set e terza vittoria. Energia da conservare per le fasi a eliminazione diretta. E dietro le schiacciate c’è anche il lavoro di chi in seconda linea ha tenuto serrati i ranghi. Più di una veterana, meglio definirla come la ragazza che non ha mai smesso di sognare. “A 31 anni un torneo lo affronti in maniera differente”, ha raccontato alla vigilia dell’Europeo. Dice di sentirsi cresciuta, di avere imparato che non si può avere tutto subito. Forse è anche questo il suo ruolo: non essere il passato della Nazionale, ma una delle persone che aiutano il nuovo corso a stare in piedi. E poi c’è quel modo lì di stare in campo. Energia, voce, presenza. La miccia in grado di accendere il gruppo, in caso ce ne fosse bisogno. E forse è per questo che, anche mentre tutto cambia, Myriam Sylla continua a esserci.