Scontri fra migranti a Ceuta. Le tensioni sono scoppiate in mattinata nel quartiere di Loma Colmenar, dopo l’ingresso di centinaia di persone di origini magrebine, rimaste accampate in strada nelle ultime settimane, in una tensostruttura di accoglienza allestita dal governo. Secondo fonti della polizia l’incidente sarebbe legato all’afflusso in massa di migranti che hanno scavalcato la fila con chi era già in attesa di entrare. Le forze dell’ordine sono intervenute sparando in aria colpi di arma da fuoco. Successivamente, gli agenti sono intervenuti per sgomberare l’area.
Cosa è successo a Ceuta
Rafael Garcia, presidente dell’associazione del quartiere Loma Colmenar, ha spiegato che lo scontro è iniziato intorno alle 8 del mattino, a causa dell’arrivo di migranti da altre zone di Ceuta. “Si è verificato un effetto richiamo da altri punti e il caos ha preso il sopravvento: al posto dell’ordine della fila” delle persone che aspettavano di entrare nella struttura di accoglienza temporanea “ha prevalso la legge del più forte”, ha raccontato, come citato da Europa Press. Le forze dell’ordine, oltre a disperdere i migranti sparando in aria, hanno sgomberato l’accampamento sorto proprio accanto al centro di Loma Colmenar, allestito per accogliere parte delle persone entrate illegalmente nell’exclave il 30 e il 31 luglio e rimaste in strada.
Ancora tensioni Italia-Spagna sui migranti
Intanto il governo italiano ha deciso di prorogare di 15 giorni la sospensione dell’accordo di Schenghen con la Spagna: la misura, in vigore dal 1° agosto in seguito all’afflusso massico di migranti proprio a Ceuta, sarebbe scaduta oggi. Non si è fatta attendere la risposta di Madrid, che “per reciprocità” ha scelto di allungare di due settimane i propri controlli alle frontiere sui passeggeri terzi in arrivo dall’Italia, introdotti in risposta alla mossa di Roma. Le misure spagnole sarebbero dovute terminare il 6 settembre.

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La situazione a Ceuta
Il 30 e il 31 luglio nella città autonoma di Ceuta sono entrati all’incirca 70mila migranti. Di questi, ha detto il premier spagnolo Pedro Sanchez a Radio Cadena Ser, “9 su 10 sono tornati in Marocco”. Resterebbero adesso 5mila persone, delle quali 1500 minorenni. “Ora la sfida è che per poter identificarle, fare i triage e procedere ai ritorni o anche alle risoluzioni delle richieste di asilo dobbiamo ri-ubicarli” in centri di accoglienza temporanea”, ha evidenziato Sanchez, spiegando che i 500 posti di accoglienza per migranti presenti a Ceuta prima della crisi migratoria sono stati ampliati a 3.300 e a breve diventeranno 6mila. Ancora non si sa cosa abbia provocato l’afflusso di massa nell’exclave. “Continuiamo a indagare” sulle cause, ha detto Sanchez, escludendo ogni responsabilità “in un modo o nell’altro” di un intervento delle autorità marocchine nel rilassamento dei controlli.
Sanchez: “Reti russe e israeliane hanno diffuso false notizie su Ceuta”. Mosca nega
Sanchez ha però parlato di “reti russe e israeliane che hanno diffuso una menzogna” dando a intendere che “se si entrava a nuoto nella città autonoma di Ceuta, era impossibile il respingimento alla frontiera, cosa che non è vera”. Questo avrebbe spinto le decine di migliaia di migranti a entrare a Ceuta. Il premier spagnolo ha evidenziato ancora una volta che sarebbe stata travisata “una sentenza del Tribunale Supremo, che è stata diffusa nelle reti social attraverso false notizie di disinformazione, anche mediante organizzazioni criminali”. Poi ha associato la disinformazione a “un’internazionale dell’ultradestra che utilizza sempre la migrazione non solo per attaccare la Spagna ma anche l’Europa, e dividerla”. La Russia nega le accuse di Sanchez: il portavoce presidenziale Dmitry Peskov, parlando con Rbc, ha affermato che Mosca “non ha avuto alcun ruolo” nella crisi migratoria.
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