Stipendio che non basta mai, affitti insostenibili, il sogno di una vita più semplice altrove: sempre più giovani professionisti, complice il lavoro da remoto, scelgono di lasciare il proprio Paese per trasferirsi altrove, dove il costo della vita è più basso. È quello che ha fatto Daria Ershova, 25 anni, consulente di comunicazione e brand, che due anni fa ha abbandonato l’Arizona per Belgrado, in Serbia. Una scelta raccontata a Business Insider.



Il trasferimento

Nata in Russia, Ershova si era trasferita da sola negli Stati Uniti a soli 16 anni, prima in California, poi in Arizona, dove per anni ha lavorato tra internship e ruoli part-time nel marketing, arrivando a guadagnare circa 42 mila dollari l’anno. Uno stipendio che, spiega, «sembrava ragionevole finché non lo scomponevo»: gran parte se ne andava tra affitto, assicurazione dell’auto, telefono e bollette. A un certo punto ha deciso di ripartire da zero: ha lasciato entrambi i lavori e, dopo aver scartato l’idea di un master in Europa per mancanza di fondi, ha scelto la Serbia, complice un visto per lavoratori autonomi «molto semplice» da ottenere e una tassazione favorevole per freelance e piccole imprese. Ha così fondato una propria attività di consulenza indipendente, con cui oggi guadagna circa 54 mila dollari l’anno, lavorando con clienti internazionali.



Il risparmio

Il cambiamento più evidente riguarda le spese quotidiane. «Il mio affitto è passato da 1.720 a 560 euro per un appartamento paragonabile in un buon quartiere», racconta. A Belgrado non possiede un’auto — i mezzi pubblici sono efficienti e gratuiti — e anche la spesa costa meno, complice il mercato di quartiere dove un pollo intero costa 3 euro. Numeri alla mano, in Arizona spendeva circa 1.720 euro di affitto, 172 di assicurazione auto, 73 di telefono e 344 di spesa al mese; in Serbia il totale crolla a 560 euro di affitto, 30 di telefono, 258 di spesa e appena 6 euro al mese per l’assicurazione sanitaria privata. Un margine che le permette anche di aiutare economicamente il fratello, trasferitosi anche lui a Belgrado. «Sono molto meno stressata per i soldi», racconta.



La vita sociale

A sorprenderla di più, dice, è stata proprio la socialità della capitale serba, ricca di caffè, sale giochi da tavolo, lungofiume e sentieri escursionistici.

Nei weekend lunghi si concede gite al parco nazionale di Tara, sugli sci a Kopaonik o al mare in Montenegro, spesso insieme al fratello. Anche il clima, con pioggia, freddo e neve, è per lei un miglioramento rispetto al caldo torrido dell’Arizona — pur ammettendo la nostalgia per l’abbronzatura di novembre.

Non tutto, però, è stato semplice: la lingua si è rivelata il primo vero ostacolo, soprattutto negli uffici pubblici e in banca, dove l’inglese non basta. E la burocrazia, spiega, funziona in modo completamente diverso rispetto agli Stati Uniti, con quasi tutte le pratiche da sbrigare di persona. Tra i consigli che darebbe a chi vuole seguire il suo esempio, quello di affidarsi fin da subito a un “relocation assistant” per gestire documenti e appuntamenti, e di informarsi sulle festività locali, «perché puoi svegliarti una mattina e trovare negozi, banche e uffici chiusi senza preavviso».


Ershova ammette anche il peso psicologico della scelta: «Nessuno ti avverte di quanto pesi, mentalmente, essere sola in un Paese nuovo». Il suo consiglio è uscire «almeno una volta a settimana, anche se non parli la lingua, anche se sei solo seduta in un caffè: stare tra la gente conta più di quanto pensi».




Ultimo aggiornamento: lunedì 31 agosto 2026, 12:51





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