La Food and Drug Administration (FDA) statunitense ha ampliato le indicazioni di tirzepatide, farmaco utilizzato nel trattamento del diabete di tipo 2, includendo la riduzione del rischio di eventi cardiovascolari maggiori (MACE) negli adulti con diabete di tipo 2 e malattia cardiovascolare stabilita o ad alto rischio.

La decisione segna un passaggio significativo nella storia delle terapie incretiniche: tirzepatide è un doppio agonista dei recettori GIP e GLP-1, meccanismo che la distingue dagli agonisti del solo GLP-1, come semaglutide e dulaglutide. Il riconoscimento rafforza inoltre un cambiamento già in corso nella diabetologia: non limitarsi al controllo della glicemia, ma intervenire contemporaneamente sui principali rischi cardiometabolici associati alla malattia.

Cosa sono i MACE e perché sono importanti

MACE è l’acronimo di Major Adverse Cardiovascular Events e rappresenta uno degli endpoint più utilizzati negli studi clinici che valutano gli effetti cardiovascolari di un trattamento. Generalmente comprende tre eventi particolarmente rilevanti: morte per cause cardiovascolari, infarto del miocardio non fatale e ictus non fatale. Dimostrare che una terapia può ridurre o “non aumentare significativamente” questi eventi assume quindi un’importanza che va ben oltre il semplice miglioramento dei valori della glicemia.

Il tema è particolarmente rilevante nel diabete di tipo 2. Le complicanze cardiovascolari costituiscono infatti una delle principali minacce per questi pazienti e negli ultimi anni la ricerca in farmacologia ha progressivamente spostato l’attenzione dal solo controllo glicemico alla protezione complessiva di cuore, vasi, reni e metabolismo.

Tirzepatide e cuore

Alla base della valutazione da parte della FDA americana c’è lo studio clinico di fase 3 SURPASS-CVOT, condotto su 13.299 adulti con diabete di tipo 2 e malattia cardiovascolare aterosclerotica documentata, coinvolgendo centinaia di centri clinici in numerosi Paesi.

Un aspetto particolarmente interessante del trial riguarda il confronto scelto dai ricercatori. Tirzepatide non è stata confrontata semplicemente con placebo, ma direttamente con dulaglutide, un agonista del recettore GLP-1 già caratterizzato da evidenze sul fronte cardiovascolare.

Lo studio ha raggiunto l’obiettivo della “non inferiorità” di tirzepatide rispetto a dulaglutide per gli eventi cardiovascolari maggiori, con risultati che hanno contribuito a definire ulteriormente il profilo cardiometabolico della molecola.

È un passaggio importante anche dal punto di vista clinico: il diabete di tipo 2 non viene più considerato soltanto una malattia della glicemia, ma una condizione complessa strettamente collegata a obesità, aterosclerosi, insufficienza cardiaca e malattia renale.

Dalle terapie per il diabete alla protezione cardiometabolica

La storia recente delle incretine racconta uno dei cambiamenti più significativi della farmacologia moderna.

Questi medicinali sono entrati nella pratica clinica principalmente per migliorare il controllo glicemico. Successivamente è emerso il loro effetto sul peso corporeo e alcuni principi attivi hanno ottenuto indicazioni specifiche per sovrappeso e obesità. Parallelamente, grandi trial clinici hanno permesso di studiarne gli effetti sugli eventi cardiovascolari e su altre complicanze associate alle malattie metaboliche.

La nuova frontiera è quindi la medicina cardiometabolica, nella quale glicemia, peso, cuore, arterie e funzione renale vengono considerati elementi strettamente interconnessi.

L’ampliamento delle indicazioni di tirzepatide si inserisce proprio in questa evoluzione e potrebbe avere conseguenze sulle future strategie terapeutiche per le persone con diabete di tipo 2 e rischio cardiovascolare elevato.

Tirzepatide in Italia: cosa cambia

Negli Stati Uniti la nuova indicazione può incidere sulle scelte terapeutiche degli specialisti e sulle politiche di copertura assicurativa. Questo non significa però che la decisione della FDA produca automaticamente gli stessi effetti in Europa o in Italia, dove autorizzazioni, indicazioni terapeutiche e criteri di rimborsabilità seguono i percorsi delle rispettive autorità regolatorie.

Anche in Italia l’interesse verso tirzepatide è molto elevato. I dati sulla spesa farmaceutica mostrano la crescente rilevanza economica e terapeutica delle nuove molecole incretiniche, un fenomeno destinato a rimanere al centro del dibattito sulla sostenibilità e sull’accesso alle terapie.

La nuova indicazione cardiovascolare, inoltre, non trasforma tirzepatide in un farmaco preventivo destinato alla popolazione generale. L’utilizzo deve rispettare le indicazioni autorizzate e richiede una stretta supervisione da parte del curante.

Restano inoltre gli effetti indesiderati già conosciuti, soprattutto a livello gastrointestinale, tra cui nausea, diarrea, stipsi e alterazioni dello svuotamento gastrico. La scelta della terapia deve quindi essere individualizzata dal medico, considerando condizioni cliniche, benefici attesi, controindicazioni e possibili effetti avversi.

La direzione intrapresa dalla ricerca appare comunque sempre più chiara: in medicina, nel diabete, trattare il metabolismo significa sempre più spesso proteggere anche il cuore.

infografica tirzepatide

Fonti di riferimento:

Reuters. US FDA approves Lilly’s Mounjaro to reduce cardiovascular risk [Internet]. Reuters; 2026 agosto 28 [citato 2026 agosto 31]. Disponibile su: https://www.reuters.com/business/healthcare-pharmaceuticals/us-fda-approves-lillys-mounjaro-reduce-cardiovascular-risk-2026-08-28/

Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), Osservatorio Nazionale sull’impiego dei Medicinali. L’uso dei farmaci in Italia. Rapporto OsMed 2025 [Internet]. Roma: AIFA; 2026 agosto 6 [citato 2026 agosto 31]. Disponibile su: https://www.aifa.gov.it/-/l-uso-dei-farmaci-in-italia-rapporto-osmed-2025