La scena è buia, il battito d’ali rapidissimo, il protagonista piuttosto minuto; eppure, in questa piccola officina appesa alle volte delle grotte, la biologia prepara una lezione di resistenza. I pipistrelli convivono con numerosi virus, hanno un metabolismo elevato e, almeno in alcune specie, vivono sorprendentemente a lungo contenendo i guasti dell’età e del cancro. Il paradosso è servito: piccoli mammiferi, grandi strategie di sopravvivenza.

A metterlo sotto una luce nuova è il lavoro pubblicato su Nature il 26 agosto 2026, dedicato a specie strettamente imparentate del genere Myotis. Le cifre danno subito la misura dell’impresa: otto assemblaggi genomici quasi completi, affiancati da colture cellulari primarie sulle quali studiare la risposta al danno del DNA e diversi meccanismi legati allo stress e all’immunità. Non soltanto sequenze da consultare, dunque, ma cellule vive con cui verificare sperimentalmente alcune delle ipotesi suggerite dai genomi. L’enigma evolutivo entra in laboratorio e, finalmente, si lascia avvicinare con strumenti concreti.

La domanda? Come fanno questi animali, esposti ai patogeni e sottoposti a un’attività metabolica tanto intensa, a non pagare un conto più salato in termini di infiammazione, degenerazione e tumori? Secondo gli autori, la difesa antivirale e la longevità non procedono su due binari separati: le analisi mostrano segnali di selezione positiva in vie biologiche collegate all’invecchiamento e al cancro, mentre gli esperimenti sul Myotis lucifugus rivelano una risposta particolare al danno genetico. In sostanza, le cellule compromesse sembrano trovare meno spazio per continuare a proliferare. Una sorveglianza severa, ma non isterica — qualità rara persino fuori dalle grotte.

Un discorso a parte merita EIF2AK2, o PKR, fattore centrale nella risposta allo stress e nell’immunità antivirale. Nei Myotis i ricercatori hanno ricostruito diversi assetti del gene: alcuni individui ne possiedono una copia, altri due e, nel Myotis californicus, è comparso anche un assetto con tre copie. Le varianti duplicate e non duplicate potrebbero convivere fra le specie da decine di milioni di anni. Ma non vale la formula semplicistica “più copie uguale più protezione”: contro i due virus a RNA utilizzati negli esperimenti, la presenza simultanea di PKR1 e PKR2 non ha superato l’effetto delle singole copie, mentre dosi elevate hanno ridotto la vitalità cellulare. La duplicazione potrebbe ampliare la capacità di contrastare specifiche contromisure virali, ma comporta anche un costo. Ancora una volta, il vero prodigio sembra essere l’equilibrio.

Non è detto, infatti, che i pipistrelli eliminino i virus sempre meglio degli altri mammiferi. La loro arma più raffinata pare essere la tolleranza virale: contenere l’infiammazione nociva e lo stress cellulare, riducendo quei danni ai tessuti che altrove accompagnano la risposta all’infezione. Il dato si inserisce in una trama già visibile. Uno studio pubblicato su Nature nel 2025, costruito su dieci genomi di pipistrello e sul confronto con 115 mammiferi, aveva rilevato nei chirotteri un marcato arricchimento di adattamenti immunitari, compresi meccanismi capaci di smorzare le reazioni infiammatorie fuori controllo. Non solo attacco, dunque, ma misura; non una fortezza che spara in ogni direzione, bensì una difesa che cerca di salvare anche le mura.

E l’uomo? Scegliamo la prudenza, senza spegnere la curiosità. Lo studio non annuncia cure immediate e non suggerisce che si possa semplicemente copiare il guardaroba genetico dei pipistrelli, prendendo un gene qui e una risposta cellulare là. Indica però con maggiore chiarezza che infezioni, infiammazione cronica, invecchiamento e tumori condividono alcuni passaggi biologici decisivi. Comprendere come i Myotis proteggano i tessuti mantenendo attive le difese potrebbe, in futuro, suggerire strategie contro il declino immunitario legato all’età, alcune forme di danno cellulare e forse determinati processi tumorali.

Per ora il risultato più solido è la piattaforma sperimentale stessa: genomi, cellule, confronti fra specie, reazioni osservabili. Il pipistrello non consegna alla medicina un elisir già imbottigliato — sarebbe una réclame troppo comoda — ma apre una bottega biologica nella quale longevità e immunità sembrano lavorare allo stesso banco. Ed è da questo equilibrio, più che da una promessa miracolosa, che può arrivare la scoperta successiva.

Vazquez J.M., Lauterbur M.E., Mottaghinia S. et al. “Insights into longevity and virus-driven adaptation from Myotis bat genomes”. Nature, pubblicato online il 26 agosto 2026. DOI: 10.1038/s41586-026-10932-7.

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