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È dal 2022 che l’attrice e regista Olivia Wilde non dirigeva un film, anno in cui presentò al Festival di Venezia il ben poco riuscito Don’t Worry Darling, dove tra i protagonisti c’era anche Harry Styles. Sulla scorta di quell’insuccesso Wilde ridimensiona budget e perimetro mettendosi ora dietro la macchina da presa di “The Invite”, al cinema dal 16 settembre con I Wonder Pictures.

Un film di tutt’altra risma, commedia da camera sempre in confine di dramma, tutta stretta nei confini del bell’appartamento di una coppia di borghesi sul punto di scoppiare, remake del film spagnolo Sentimental di Cesc Gay, uscito nel 2020 e peraltro già adattato in una versione italiana nel 2023, Vicini di casa con Claudio Bisio, Vinicio Marchioni, Vittoria Puccini e Valentina Lodovini, che dall’originale copiava paro paro anche il poster.

Di cosa parla The Invite

Questa coppia la formano Angela (la stessa Wilde) e Joe (Seth Rogen), casalinga ossessionata con l’arredamento lei e insoddisfatto insegnante di musica lui. Hanno una figlia che questa sera è fuori casa e per cena aspettano i nuovi vicini. Un’iniziativa a quanto pare presa da Angela, primo grande motivo di schermaglia con un Joe che questi vicini ha già imparato a non sopportarli a causa dei rumori molesti che di solito usano praticare la notte. 

Sin da qui la sceneggiatura di Rashida Jones (altra ottima autrice e soprattutto attrice comica) e Will McCormack setta, apparecchia e consegna il tabù-non-tabù del sesso, perfetta pietra da scagliare nello stagno per sconquassare la superficie di convenzioni e moralismi e smuovere più sotto il piatto fondale del rapporto tra coniugi. E poi sempre ideale motore che sfiamma ironia (si ride molto), argomento coltello che scava dentro il solco fino a eviscerare con un taglio netto le cose fossilizzate nelle viscere dei due.

Il gioco di The Invite è insomma quello solito di un raccolto massacro di società (nella forma del Carnage alla Roman Polański), del portare a ebollizione le tensioni di coppia nel momento del confronto con due vicini senza peli sulla lingua, lo sciolto Hawk (Edward Norton) e la procace Piña (Penélope Cruz), e con forse una mezza idea di dove mandare a parare questa serata.

Detriti di coppia

Sotto la composizione controllata di Wilde (per come colloca e stringe i personaggi nell’inquadratura talvolta sembra quasi costruire un formato 4:3 interno alle immagini) gli opposti creano zizzania, con il film che mescola le squadre e insinua desideri indirizzati pure da una colonna musicale tutta in violini, corde pizzicate con cui stuzzicare i nervi.

Ci si parla sopra, ci si parla addosso, sovrapponendo nel frullatore di voci e cacofonie i pensieri che frullano in testa soprattutto agli spaesati, e sfibrati, Angela e Joe. Quella di Jones e McCormack è infatti la classica sceneggiatura edificata per accumulo di suggestioni e solleticazioni, più di quante i protagonisti possano processarle attraverso il loro approccio pachidermico alla vita.

E in questo l’invito – al di fuori di quello del titolo del film – è soprattutto a nozze per il quartetto di interpreti, che si gustano i rimbalzi del copione sotto la guida di Rogen e Wilde, che fanno faville e si trovano in perfetta sintonia nel tirarsi stracci addosso. Interpretano alla perfezione lo schema di The Invite, quello di compressione e decompressione, di una fisarmonica che crea coalizioni, rovescia prospettive e nel farlo getta sale sulla ferita di un matrimonio infelice e anchilosato.

Obiettivo primo e ultimo di questa commedia intima che non si inventa nulla (al di là del discorso remake, ne abbiamo viste molte e ne abbiamo fatta una esportata in tutto il mondo: Perfetti sconosciuti) dove ogni insulto e risata sono anticamera di un malessere amaro, di una prossimità perduta nello spazio infinito di una casa dove non ci si trova più.

Voto: 7

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