di
Marta Serafini
Il ministro delle finanze Siluanov era assente dal 2022. L’esclusione dalla foto di gruppo. Berlino: «Preoccupante». Trump: «Vado d’accordo con tutti»
Ad Asheville, tra le montagne della Carolina del Nord, non è stata l’inflazione, non è stato il debito, non sono state neppure le sanzioni all’Iran ad aprire davvero il G20 dei ministri delle Finanze. A incendiare subito il vertice è stato il ritorno della Russia in carne e ossa. Anton Siluanov, ministro delle Finanze di Mosca, si è presentato a sorpresa ai lavori ed è bastata la sua presenza, la prima fisica dal 2022, per trasformare l’incontro in un caso politico.
Non è la prima volta che il nome di Siluanov provoca strappi e tensioni. Già negli anni scorsi, anche quando partecipava soltanto in collegamento, il gelo occidentale era plateale. Nel 2022 Janet Yellen, allora segretaria al Tesoro americano, lasciò una riunione del G20 proprio mentre il ministro russo, in remoto, prendeva la parola. Nel 2023, al G20 in India, la stessa Yellen attaccò apertamente i funzionari del ministero delle Finanze russo, accusandoli delle morti in Ucraina e delle ricadute economiche globali della guerra.
Ad Asheville lo scontro ha fatto un salto ulteriore, perché questa volta Siluanov non era uno schermo acceso in videocollegamento ma una presenza al tavolo. Un fatto sufficiente a far scattare la protesta delle delegazioni europee, impegnate da oltre tre anni a evitare qualsiasi segnale che possa somigliare a una normalizzazione dei rapporti con Mosca.
A guidare la reazione è stato il vicecancelliere e ministro delle Finanze tedesco Lars Klingbeil. È stato lui a raccontare di avere affrontato Siluanov già nelle prime sessioni, rinfacciandogli l’invasione dell’Ucraina, chiedendo alla Russia di fermare la guerra e ribadendo che il sostegno europeo a Kiev non verrà meno. Poi, uscendo allo scoperto davanti ai giornalisti, ha alzato il tono anche verso Washington: ricevere il ministro delle Finanze russo, ha detto, manda un segnale «preoccupante». E ha aggiunto che da parte americana si sarebbe aspettato una linea più netta, tale da non trattarlo «come un ospite qualsiasi». Accuse che sono state rispedite al mittente dal presidente statunitense con un’alzata di spalle. «La Russia al G20? Uno dei motivi per cui ho così successo è che vado d’accordo con tutti», ha commentato Trump.
La tensione si è concentrata subito sulla foto di gruppo, rito simbolico che in questi vertici vale quasi quanto il comunicato finale. Secondo Klingbeil, gli europei hanno chiesto all’unanimità agli organizzatori americani che Siluanov fosse escluso dallo scatto ufficiale, arrivando a minacciare il boicottaggio. La pressione ha funzionato: la foto alla fine è stata scattata senza il ministro russo.
Nel mezzo della bufera diplomatica, Siluanov ha avuto anche un incontro con il segretario al Tesoro Scott Bessent per discutere di una possibile soluzione del conflitto in Ucraina. Nel corso dei colloqui, Bessent ha sostenuto il piano di pace in 28 punti del presidente Donald Trump.
A chiudere un summit già avvelenato dalle polemiche si è aggiunta infine un’altra controversia, questa volta sul fronte dell’informazione. Il dipartimento del Tesoro americano ha negato l’accredito ad alcuni giornalisti del New York Times e del Wall Street Journal, oltre che a corrispondenti di Bloomberg provenienti da diversi Paesi. Le autorità tedesche sono riuscite a far riammettere il giornalista del Times che seguiva Klingbeil, ma non quello di Bloomberg: un’esclusione giudicata da fonti diplomatiche senza precedenti e inaccettabile.
31 agosto 2026 ( modifica il 31 agosto 2026 | 22:19)
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