Non servono più prestazioni per far crescere la spesa sanitaria. Il Giappone lo dimostra con numeri impressionanti: nell’anno fiscale 2025 la spesa medica ha raggiunto 49,2 trilioni di yen, circa 1,3 trilioni in più dell’anno precedente e nuovo massimo storico. È il quinto anno consecutivo di crescita.
Le giornate complessive di assistenza sono diminuite dello 0,7%, mentre il costo medio per giornata è aumentato del 3,3%. Si cura relativamente meno, ma ogni giornata di cura costa di più.
I ricoveri valgono ormai 19,6 trilioni di yen (+2,3%), l’attività ambulatoriale 16,5 trilioni (+1,6%), l’odontoiatria 3,5 trilioni (+3,5%) e la farmaceutica territoriale 8,8 trilioni (+3,9%). Proprio per i farmaci il costo medio per prescrizione equivalente cresce del 5%.
Attenzione: non è solo colpa dell’età.
Qui occorre evitare una semplificazione. Dei 2,6 punti percentuali di aumento della spesa, il Ministero attribuisce circa 0,6 punti all’invecchiamento. La riduzione della popolazione esercita invece un effetto negativo di 0,5 punti. La quota maggiore dell’incremento deriva da altri fattori, tra cui variazioni nell’intensità e nelle modalità delle cure.
L’invecchiamento non spiega da solo il record del 2025, ma rappresenta la pressione strutturale destinata ad accompagnare il Giappone per decenni.
Oggi il 29,3% dei giapponesi ha almeno 65 anni e il 16,8% ne ha almeno 75. Nel 2070 sarà over 65 circa una persona ogni 2,6 abitanti.
E l’Italia dovrebbe guardare con attenzione.
Perché siamo molto più vicini al Giappone di quanto pensiamo.
Al 1° gennaio 2026 gli italiani con almeno 65 anni sono 14,8 milioni, il 25,1% della popolazione: è la quota più elevata dell’Unione europea. Gli over 85 hanno raggiunto 2,51 milioni, mentre la popolazione tra 15 e 64 anni continua a diminuire.
Parallelamente, la spesa sanitaria pubblica italiana è prevista nel 2026 a circa 148,5 miliardi di euro, pari al 6,4% del PIL.
Il problema di sostenibilità è dunque simile: aumentano anziani e cronicità, diminuisce progressivamente la popolazione attiva e arrivano farmaci, diagnostica e tecnologie sempre più efficaci ma spesso costosi.
Tagliare non basta: bisogna cambiare il SSN.
La lezione giapponese non è che dobbiamo spendere meno. È che dobbiamo spendere diversamente.
Prevenzione dell’invecchiamento patologico, presa in carico delle cronicità, assistenza domiciliare, territorio, telemedicina, intelligenza artificiale, appropriatezza prescrittiva e Health Technology Assessment devono diventare strumenti ordinari di governo.
Continuare a finanziare prevalentemente un sistema costruito intorno all’ospedale e alla malattia acuta mentre cambia radicalmente la demografia significa rincorrere i costi.
Il Giappone non è un caso lontano: è uno specchio anticipato dell’Italia. La vera domanda per il SSN non sarà se la spesa sanitaria crescerà, ma se sapremo trasformare quella crescita in più salute invece che soltanto in più costi.

Fonti:
- Ministry of Health, Labour and Welfare, Japan, Medical Expenditure Trends – FY2025 (MEDIAS), agosto 2026.
- Cabinet Office of Japan, Annual Report on the Ageing Society 2025.
- ISTAT, Indicatori demografici – Anno 2025, marzo 2026.
- Ragioneria Generale dello Stato/OpenBDAP, Previsione della spesa sanitaria 2026 – DFP 2026.