di
Dimitri Canello
Treviso, una donna è arrivata raccontando di essere stata aggredita dal compagno, che si è presentato poco dopo. L’uomo, respinto dal Triage, è stato bloccato dagli addetti alla vigilanza
Era arrivata al Pronto soccorso dell’ospedale di Treviso nel cuore della notte, dopo aver raccontato di essere stata aggredita fisicamente dal compagno. Ma quella che doveva essere la conclusione di una notte di paura si è trasformata in un nuovo episodio di violenza, questa volta all’interno dell’ospedale e ai danni di un infermiere. È accaduto alle 3.15. La donna, accompagnata al Pronto soccorso, è stata presa in carico dall’infermiere in servizio al Triage, che dopo aver raccolto le prime informazioni l’ha fatta accomodare in sicurezza nell’area rossa. Con il medico presente, la paziente ha quindi potuto raccontare quanto accaduto e riferire i traumi riportati nell’aggressione.
In pronto soccorso
Nel frattempo, però, all’esterno della postazione del Triage si è presentato proprio l’uomo indicato dalla donna come il responsabile della violenza. Il presunto compagno ha chiesto informazioni sulla presenza della donna, ma l’infermiere, applicando le procedure previste dal protocollo aziendale, non ha fornito alcuna informazione. L’uomo si è inizialmente allontanato, per poi tornare poco dopo allo sportello del Triage e insistere con le proprie domande. Di fronte al rifiuto dell’operatore, il suo atteggiamento sarebbe diventato sempre più aggressivo: ha iniziato a urlare, accusando l’infermiere di mentire, fino a oltrepassare la postazione riservata al personale sanitario.
L’aggressione
A quel punto la situazione è degenerata. L’uomo avrebbe afferrato l’infermiere per il collo e lo avrebbe spinto con violenza contro una porta scorrevole, provocandogli traumi al collo e alla nuca. L’aggressione è stata fortunatamente interrotta dal tempestivo intervento degli addetti alla vigilanza, che sono riusciti ad allontanare l’uomo dalla postazione. Una volta rientrato negli spazi interni, l’infermiere ha fatto scattare le procedure di emergenza previste in caso di aggressione: ha azionato il braccialetto anti-violenza, allertato i colleghi e contattato le forze dell’ordine. Gli agenti, giunti poco dopo in ospedale, hanno raccolto la sua testimonianza e preso in consegna l’aggressore, accompagnandolo fuori dalla struttura. L’infermiere è stato quindi sottoposto agli accertamenti sanitari. Al termine della visita è stato dimesso con una prognosi di sette giorni.
Solidarietà
L’episodio ha suscitato la dura condanna del direttore generale, Giancarlo Bizzarri. «All’infermiere vittima dell’aggressione va tutta la nostra vicinanza e solidarietà. A lui, come a tutti i nostri operatori che si trovano ad affrontare utenti immotivatamente aggressivi, va la comprensione e il grazie nostro e di tutti gli assistiti che quotidianamente plaudono alla qualità dell’assistenza che il nostro personale garantisce, con professionalità e dedizione». «Non possiamo tollerare – prosegue Bizzarri – che chi applica rigorosamente i protocolli a tutela delle persone e dedica la propria professionalità alla cura diventi bersaglio di una violenza così cieca e brutale. L’Azienda si è già attivata per offrire il massimo supporto all’infermiere coinvolto, che ha agito con grande correttezza e senso del dovere». Il direttore generale ha infine rivolto un ringraziamento al personale di vigilanza e alle forze dell’ordine per l’intervento. «Stiamo facendo e continueremo a fare tutto il possibile sul fronte della prevenzione, della formazione e dell’utilizzo della tecnologia per proteggere chi lavora nella nostra Azienda. Gli operatori sanitari sono al nostro servizio per tutelare la nostra salute».
Sull’accaduto è intervenuto anche il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani: «Ancora un inaccettabile atto di violenza contro un operatore della sanità che sta svolgendo il suo lavoro, già difficile anche senza i comportamenti assurdi di persone prive di controllo e di senso civico. L’infermiere aggredito la scorsa notte al Pronto soccorso di Treviso ha tutta
la mia solidarietà, con l’augurio di una pronta guarigione. Episodi come quello di Treviso – aggiunge Stefani – sono davvero troppo frequenti. Oltre alla gravità del gesto colpisce e addolora che ancora ci sia nella società veneta chi non sa portare il dovuto rispetto a lavoratori che si prodigano giorno e notte per assistere chi ha problemi di salute. Un malvezzo che deve finire, con l’impegno di tutta la società civile e anche con forme di deterrenza più incisive».
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31 agosto 2026
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