Per la regolarità delle competizioni i cambi di maglia dovrebbero concludersi prima del via: tutti si lamentano ma nessuno interviene

Stasera alle 20 si chiude il calciomercato. Sempre troppo tardi. Che i mercanti restino nel tempio, mentre si celebra già il campionato dovrebbe essere percepito come un atto blasfemo nei confronti della sacralità del gioco. Invece tanti si lamentano, ma nessuno muove un dito, come fanno i grandi della terra con il cambiamento climatico. Eppure, il regolamento Fifa dà piena autonomia alle federazioni affiliate di decidere le date dei trasferimenti che, per etica sportiva, non dovrebbero mai sovrapporsi alle competizioni in atto. E invece Kean ha giocato la prima giornata con la Fiorentina, la seconda l’ha vissuta da ammutinato e dalla terza sarà a disposizione del Como che presto, in ottobre, incrocerà i viola. Il neoromanista De Roon, che fino a 5 minuti fa era dell’Atalanta, sabato ci giocherà contro. E sta diventando prassi che in chiusura di mercato gli ambulatori medici si riempiano di calciatori che chiedono l’esenzione dal lavoro causa stress per forzare la mano al proprio club. 

Ma che roba è? Sarebbe come se, durante un gran premio, un pilota si fermasse ai box e ripartisse alla guida di un’altra monoposto, oppure che due auto si scambiassero il motore. Che credibilità avrebbe la corsa? Condizione necessaria per ogni competizione sportiva è che le linee di partenza e arrivo siano uguali per tutti e che nel mezzo nulla possa alterare i valori e il merito dei concorrenti. Gli allenatori hanno il sacrosanto diritto di sapere quali squadre guideranno prima che tutto cominci. Ma non si vede un cristo capace di sbattere le bancarelle dei mercanti fuori dal tempio. Comandano loro.