di
Rinaldo Frignani

Luca Abbasciano lavorava come tecnico informatico, la moglie aveva lasciato la sua attività per accudire la figlia disabile. «Avevano cercato di curarla in ogni modo. Volevano portarla anche in Messico da uno specialista»

«Quella casa l’ha comprata nonno Sandro. È stato lui a rimetterla a posto in questa zona dove c’erano solo baracche e orti urbani. Ma per Valentina, la sua unica figlia, e il marito Luca avrebbe fatto questo e altro». Cristina, «la biondona» come è conosciuta a Pietralata, ricorda con dolore la storia dei coniugi quarantenni Valentina Pambianco e Luca Abbasciano, trovati morti ieri pomeriggio insieme con la loro figlia Bianca, di cinque anni appena, nella loro abitazione in via dell’Antracite. Un vicolo con due ingressi non lontano da via dei Durantini e dalla stazione Tiburtina ieri pomeriggio pieno di carabinieri, ma anche di amici della coppia che non hanno potuto trattenere le lacrime

La perizia balistica per capire chi ha sparato

Un doppio omicidio con suicidio sul quale adesso indagano i carabinieri del Reparto operativo e della compagnia Montesacro che con il pm di turno hanno effettuato un lungo sopralluogo nell’appartamento su due piani. Il decesso dei genitori e della bambina dovrebbe risalire alla fine della settimana scorsa. Da quel momento nessuno li ha più sentiti e ieri mattina i fratelli di lui, tecnico informatico impiegato presso una società, si sono preoccupati e hanno avvisato il 112. Accanto ai corpi è stata trovata la pistola usata per la strage, una Glock che tempo fa Abbasciano aveva acquistato e denunciato ma solo per la detenzione domiciliare, il cane di famiglia Teo, un bracco bianco e rosso, anche lui ucciso con un colpo di pistola, e sul tavolo in soggiorno una ventina di lettere d’addio.



















































Il movente e i problemi economici scoperti da poco

Sulle buste il nome di un familiare da avvertire, al quale dare indicazioni su cosa fare dei beni lasciati dalla coppia. «Pensa tu a papà», c’era scritto in uno dei messaggi destinato a uno dei tre fratelli di Abbasciano. I plichi saranno aperti nelle prossime ore dai carabinieri per capire se contengano anche informazioni sul movente di quello che è successo e per capire soprattutto se qualcosa negli ultimi tempi abbia ulteriormente aggravato la situazione familiare. I coniugi infatti affrontavano dal 2021 la delicata patologia che affliggeva la figlia, disabile dopo essere nata prematura. «Per far curare Bianca avevano tentato di tutto – raccontano i conoscenti della coppia -, avevano anche pensato di portarla da uno specialista in Messico». 

«Valentina non sorrideva più»

Non è chiaro se a complicare le cose siano sopraggiunti anche problemi economici, ma gli accertamenti dei carabinieri sono a tutto campo, in attesa dell’esito delle autopsie e dei rilievi balistici che potranno far capire chi dei due adulti abbia premuto il grilletto. Rilievi tecnici che si affiancano ad altre verifiche per ricostruire il clima fra le mura domestiche. Anche per questo motivo non si esclude che, oltre ai familiari e agli amici dei coniugi possano essere sentiti gli assistenti sociali del IV Municipio che si erano interessati dei loro problemi dopo che era stata attivata l’assistenza domiciliare. «Da qualche tempo però Valentina aveva smesso di sorridere», rivela ancora Cristina.

«Persone perbene che si sentivano sole»

La mamma di Bianca aveva lasciato il lavoro per accudire la sua bambina che difficilmente si vedeva fuori casa. «Non li conoscevo personalmente, ma so che la bambina era una disabile grave e la famiglia era seguita dai nostri servizi sociali – conferma Massimiliano Umberti, presidente del IV Municipio -. Siamo sbigottiti per tutto quello che è successo, un dramma. Era una famiglia normale, persone perbene. C’era la disabilità della bimba che era un po’ difficile da accettare: la solitudine è il più grosso male che c’è oggi al mondo». L’ultima immagine di Bianca con i genitori risale a qualche giorno fa: «L’avevano messa in veranda sul seggiolone per farle vedere Teo che correva in strada», ricorda Cristina che poi piange e sparisce nel vicolo.


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1 settembre 2026