di
Marco Imarisio
A Bishkek il richiamo del premier indiano: la guerra deve finire. Per lo zar nove colloqui fra cui quello molto delicato con il leader iraniano Pezeshkian
«Questa guerra infinita deve trovare una fine», gli ha detto il premier indiano Modi guardandolo fisso negli occhi. «Dobbiamo lavorare sulla cessazione delle ostilità, risolvere i problemi con mezzi pacifici, è questa la direzione verso la quale bisogna andare». Per un breve momento, Vladimir Putin è apparso a disagio. Non si aspettava di dover parlare della guerra in Ucraina in questa occasione. La sua replica è stata piuttosto secca. «Grazie, stimato primo ministro. Ci stiamo muovendo proprio su questa strada». Non una parola di più.
Nella capitale kirghisa Bishkek finisce oggi il vertice annuale della Sco, l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai istituita nel 2001, che celebra quindi il suo venticinquesimo anniversario con lo slogan «Insieme verso un mondo stabile di sviluppo e prosperità». Ne fanno parte dieci Stati: Russia, Bielorussia, Cina, India, Iran, Pakistan, e gli ex Paesi dell’Urss centroasiatica, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan. Appena sceso dall’aereo, Putin è stato accolto con un assaggio di boorsok, il pesantissimo pane fritto kirghiso, e omaggiato di un gatto delle nevi giocattolo. Nella maratona dei colloqui bilaterali per il presidente russo, nove in tutto, compresi quelli molto delicati con il presidente iraniano Pezeshkian e con due ospiti di peso come il presidente turco Erdogan e il premier armeno Pashinyan, il più importante era senz’altro quello con il leader cinese Xi. Il primo di una serie ravvicinata che non si annuncia breve, perché entro la fine dell’anno si vedranno almeno altre due volte, al summit dei Brics a Nuova Delhi il 12-13 settembre, e al Forum dell’Apec (Cooperazione economica Asia-Pacifico) a Shenzhen in Cina, il prossimo novembre.
Al di là delle solite dichiarazioni sul loro partenariato come «esempio perfetto dei rapporti interstatali», come ha detto Putin, ricordando che la Sco fu creata su iniziativa dei due Paesi, hanno parlato soprattutto di affari. La Russia tiene moltissimo al progetto del gasdotto «Forza della Siberia-2», che dai giacimenti della Siberia occidentale attraverso la Mongolia dovrà fornire alla Cina fino a 50 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Ma Pechino ogni volta, compresa questa, tergiversa, sembra agitare la carota del gasdotto davanti a un alleato sempre più bisognoso di certezze economiche. Putin si è detto disponibile a rendere permanente il regime senza visti con la Cina «se la parte cinese lo reputasse opportuno e utile», quasi un regalo all’alleato più potente, forse per indurlo a rendere operativo quel progetto che per ora rimane sulla carta. Non è un omaggio da poco. La mobilità concessa ai lavoratori cinesi sta avendo come risultato una specie di colonizzazione dell’estremo oriente russo, discreto paradosso per una Russia imbevuta di nazionalismo.
Il gasdotto rimane una spina nel fianco di Putin. Secondo l’economista Nikita Maslennikov, «probabilmente non è stato ancora possibile finalizzare gli accordi a causa di questioni relative al prezzo contrattuale del gas e alla partecipazione delle società cinesi agli investimenti in questo progetto». Ma siccome al Forum economico orientale di Vladivostok, prossima tappa della tournee asiatica, il presidente russo incontrerà il primo ministro mongolo e il vice primo ministro del Consiglio di Stato cinese, «il dialogo sulla costruzione della infrastruttura sta acquisendo un maggiore slancio». Per la Russia, si tratterebbe di una importante stampella a Gazprom e all’intero settore, determinante per rivolgere le forniture di risorse energetiche dal mercato europeo verso l’Oriente.
Gli incontri di ieri «rafforzano il formato Ric: Russia, India, Cina». La direttrice del Centro analisi strategica dell’Istituto della Cina e dell’Asia contemporanea Ekaterina Zakliazminskaya ha una visione più politica che affaristica. «Si tratta di un formato di estrema importanza non solo per lo spazio eurasiatico, ma per l’intero spazio non occidentale, dato che questi tre Stati determinano gli assetti geopolitici in una accezione più ampia, che comprende la maggioranza dei paesi del Sud del mondo». A differenza di Xi, con il quale il conflitto in Ucraina è stato discusso in maniera «tangenziale» secondo gli sherpa di entrambe le parti, il primo ministro indiano ha incalzato il presidente russo, che non ha evidentemente gradito. Ma subito dopo, sono andati insieme all’apertura dei Giochi mondiali dei nomadi. Putin ha dato un passaggio a Modi sulla sua Aurus, fiore all’occhiello dell’industria automobilistica russa.
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1 settembre 2026
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