Si chiamano TMAO e sono enzimi che nascono nell’intestino dall’interazione tra alimentazione, microbiota e fegato. Un nuovo studio collega queste molecole, che aumentano con il consumo di carni rosse, a un rischio cardiovascolare maggiore e a volumi più ridotti dell’ippocampo e del lobo frontale. Tra le sostanze studiate per abbassarla c’è il Taurisolo, estratto dalle vinacce dell’uva: risultati promettenti sui biomarcatori, ma non è ancora dimostrato che protegga il cervello o prevenga la demenza.

Una molecola prodotta indirettamente dai batteri intestinali potrebbe raccontare dunque qualcosa non soltanto sul rischio cardiovascolare, ma anche sull’invecchiamento del cervello. Si chiama trimetilammina-N-ossido, più semplicemente TMAO, e da alcuni anni è studiata come possibile anello di congiunzione fra microbiota, alimentazione, fegato, reni, cuore e sistema nervoso.

Un nuovo studio condotto dalla Medical University of Graz, in Austria, ha rilevato che livelli più elevati di TMAO nel sangue si associano, negli anziani neurologicamente sani, ad alcuni fattori di rischio metabolico e a volumi più ridotti in aree cerebrali particolarmente importanti per la memoria e le funzioni superiori.

Il dato richiede però cautela: le alterazioni osservate con la risonanza magnetica non corrispondevano a un peggioramento misurabile della memoria o delle altre capacità cognitive. La TMAO potrebbe quindi rappresentare una “spia” dell’invecchiamento sistemico, senza essere necessariamente la causa diretta della perdita di tessuto cerebrale.

Proprio sulla possibilità di ridurre questa molecola si concentra una linea di ricerca sviluppata anche in Italia. Tra i composti sperimentati figura il Taurisolo, una formulazione nutraceutica ottenuta da un estratto polifenolico delle vinacce d’uva, studiata all’Università Federico II di Napoli. Alcuni studi clinici hanno registrato una diminuzione della TMAO e di marcatori dello stress ossidativo. Non è stato però ancora dimostrato che il prodotto possa impedire l’atrofia cerebrale o ridurre il rischio di demenza.

Dall’intestino al sangue passando per il fegato

La TMAO è il prodotto finale di una catena metabolica. Alcuni batteri intestinali trasformano sostanze presenti negli alimenti, fra cui colina e L-carnitina, in trimetilammina, o TMA. Questa raggiunge il fegato, dove viene convertita in TMAO, che entra nel sangue ed è poi eliminata soprattutto attraverso i reni.

Colina e carnitina si trovano in quantità variabili nelle carni, nelle uova, nei latticini, nel pesce e in altri alimenti. Sarebbe però scorretto trasformare questa complessa relazione in una lista di cibi “buoni” e “cattivi”. La quantità di TMAO prodotta dipende anche dalla composizione del microbiota, dalla funzionalità renale, dall’età, dal metabolismo individuale e dal modello alimentare complessivo.

Il pesce, per esempio, può contenere direttamente TMAO, ma il suo consumo all’interno di una dieta equilibrata è generalmente associato a benefici cardiovascolari. Un singolo metabolita non può dunque stabilire il valore sanitario complessivo di un alimento.

Lo studio su quasi 500 anziani sani

I ricercatori austriaci hanno misurato la TMAO nel sangue di 487 persone che vivevano autonomamente e non presentavano malattie neurologiche manifeste. I partecipanti, provenienti dall’Austrian Stroke Prevention Study e dall’Austrian Stroke Prevention Family Study, avevano un’età media di 67,8 anni.

Sono stati sottoposti a prove per valutare memoria, funzioni esecutive, capacità motorie e prestazioni cognitive globali. Per 180 partecipanti erano disponibili anche immagini cerebrali ottenute mediante risonanza magnetica.

Le concentrazioni più alte di TMAO sono risultate associate all’età più avanzata. Le persone con almeno 70 anni presentavano valori mediamente superiori anche dopo aver considerato la funzionalità dei reni, passaggio essenziale perché una minore capacità renale può rallentare l’eliminazione della molecola.

Dopo gli aggiustamenti statistici, livelli maggiori di TMAO erano associati anche a un indice di massa corporea più elevato, glicemia a digiuno ed emoglobina glicata più alte e presenza di diabete. È emerso quindi un profilo compatibile con un maggior rischio cardiometabolico.

Più difficile da spiegare è risultata l’associazione inversa con colesterolo totale, LDL e HDL. Un risultato che conferma quanto la biologia della TMAO sia ancora controversa e difficilmente riconducibile a un rapporto lineare.

Le differenze osservate nel cervello

La parte più nuova della ricerca riguarda le risonanze magnetiche. Nel sottogruppo di 180 persone, concentrazioni maggiori di TMAO erano associate a un volume inferiore della materia grigia, dell’ippocampo e del lobo frontale.

L’ippocampo è fondamentale per la formazione e il consolidamento dei ricordi ed è una delle strutture che possono modificarsi precocemente durante l’invecchiamento patologico. I lobi frontali partecipano invece alla pianificazione, al controllo del comportamento, all’attenzione e alle funzioni esecutive.

L’associazione con il volume dell’ippocampo è rimasta significativa soprattutto nelle persone con più di 65 anni. Nel complesso, però, i rapporti statistici erano modesti e non autorizzano a considerare la TMAO un indicatore già pronto per la diagnosi precoce dell’Alzheimer.

Soprattutto, chi aveva valori maggiori della molecola non mostrava prestazioni peggiori nei test di memoria, nelle funzioni esecutive, nelle capacità motorie o nella valutazione cognitiva complessiva.

Anche l’iniziale correlazione con la catena leggera dei neurofilamenti, un marcatore ematico di danno neuronale, è scomparsa dopo aver considerato l’età. Almeno una parte del fenomeno potrebbe quindi dipendere dall’invecchiamento e non da un’azione specifica della TMAO sui neuroni.

Taurisolo, i polifenoli delle vinacce che riducono la TMAO

Il Taurisolo è un estratto ricco di polifenoli ricavato dalle vinacce, cioè dalla parte solida dell’uva che rimane dopo la lavorazione. La formulazione comprende diversi composti fenolici, mentre il resveratrolo è stato utilizzato negli studi anche come indicatore della biodisponibilità dell’estratto.

In un primo studio randomizzato, controllato con placebo e con disegno crossover, condotto su un numero limitato di soggetti sani, quattro settimane di assunzione sono state associate a una riduzione della TMAO del 63,6%, contro una variazione dello 0,54% durante il periodo con placebo. Gli stessi autori definirono comunque preliminari i risultati e sottolinearono la necessità di ulteriori conferme. Studio su Nutrients.

Una successiva ricerca, condotta da gruppi della Federico II e del Cardarelli su 213 partecipanti, ha rilevato nel gruppo trattato una riduzione media della TMAO del 49,78% dopo quattro settimane e del 75,85% dopo otto settimane. Sono diminuiti anche alcuni indicatori di ossidazione delle lipoproteine LDL e i metaboliti reattivi dell’ossigeno. Nel gruppo di controllo non sono state riscontrate variazioni significative. Studio su Frontiers in Cardiovascular Medicine.

Questi risultati indicano un possibile effetto favorevole sui biomarcatori collegati al rischio vascolare. Non dimostrano, tuttavia, una riduzione di infarti, ictus, demenze o mortalità. Lo studio non era progettato per verificare la regressione delle placche aterosclerotiche, né ha valutato con risonanze magnetiche un’eventuale protezione delle strutture cerebrali.

Come potrebbe agire

I ricercatori hanno proposto due principali meccanismi, entrambi ancora da confermare.

Il primo coinvolge il microbiota. I polifenoli dell’uva potrebbero limitare alcuni microrganismi capaci di produrre TMA e favorire specie che non partecipano alla sua formazione. Diminuendo il precursore intestinale, si ridurrebbe anche la quantità trasformata dal fegato in TMAO.

Il secondo meccanismo riguarda l’attività antiossidante. I polifenoli possono contrastare la formazione dei radicali liberi e l’ossidazione delle lipoproteine, contribuendo potenzialmente a proteggere l’endotelio, la superficie interna dei vasi. Una migliore salute vascolare potrebbe avere conseguenze favorevoli anche sul cervello, che dipende da un flusso sanguigno continuo e da una rete di piccoli vasi particolarmente vulnerabile.

Si tratta però di un collegamento biologicamente plausibile, non ancora di una prova clinica. Non sappiamo se la diminuzione della TMAO ottenuta con Taurisolo possa tradursi in una conservazione dell’ippocampo o della materia grigia.

Protezione cardiovascolare e cerebrale non sono ancora sinonimi

L’ipotesi più interessante è quella di una protezione indiretta del cervello attraverso la riduzione dello stress ossidativo, dell’infiammazione e del danno vascolare. Cuore e cervello condividono infatti molti fattori di rischio: ipertensione, diabete, obesità, aterosclerosi, sedentarietà, fumo e insufficienza renale.

Ma passare dalla modifica di un parametro del sangue alla prevenzione di una malattia richiede studi più lunghi e ampi. Servirebbero sperimentazioni randomizzate con risonanze magnetiche ripetute, test neuropsicologici, analisi del microbiota e controllo degli eventi clinici.

Anche il nuovo studio austriaco non dimostra che sia utile abbassare farmacologicamente o attraverso integratori la TMAO. Se la molecola fosse principalmente una spia dell’invecchiamento, ridurne il valore potrebbe non modificare automaticamente i processi sottostanti.

Nessun test o integratore raccomandato a tutti

Il dosaggio della TMAO non fa parte degli esami raccomandati per valutare il rischio di demenza. Non deve sostituire glicemia, pressione arteriosa, profilo lipidico, funzionalità renale e controllo clinico dei principali fattori cardiovascolari.

Allo stesso modo, il Taurisolo è un nutraceutico e non un farmaco autorizzato per prevenire Alzheimer, atrofia cerebrale, infarto o ictus. Le percentuali di riduzione osservate riguardano biomarcatori in studi circoscritti e non possono essere trasformate in equivalenti percentuali di protezione dalle malattie.

Prima di assumere estratti concentrati è opportuno confrontarsi con il medico, soprattutto in presenza di patologie croniche, terapie anticoagulanti o antiaggreganti, gravidanza o ridotta funzionalità epatica e renale.

Il messaggio pratico sostenuto dalle prove più solide rimane quello di una dieta varia e prevalentemente vegetale, attività fisica regolare, controllo di diabete e pressione, abolizione del fumo, sonno adeguato e tutela della funzione renale.

La ricerca sul Taurisolo aggiunge però un elemento interessante, anche per il legame con il territorio campano: trasformare le vinacce in una fonte standardizzata di polifenoli potrebbe offrire uno strumento per studiare l’asse intestino-cuore-cervello. La promessa è concreta sul piano dei biomarcatori; la protezione clinica del cervello, invece, deve ancora essere dimostrata.

Fonte principale: Almer e colleghi, TMAO is associated with higher age, cardiometabolic risk factors and degenerative alterations of the brain in healthy elderly adults, pubblicato su Aging l’11 agosto 2026. Studio e DOI⁠�.