di
Gaia Piccardi
Il 25esimo titolo Slam rimane un miraggio per il fuoriclasse di Belgrado, che potrebbe anche decidere di chiudere qui la stagione. Ma avrà la forza di tornare l’anno prossimo?
Carlitos torna: 139 giorni dopo l’infortunio al polso, riparte la caccia allo Slam. Il Djoker va: in 84 presenze nel tabellone di un Major, per la terza volta in carriera perde al primo turno. Tra le pieghe dei risultati, certo, sussurra l’età: i 23 anni di Alcaraz new look, zazzera irsuta e canotta con i pettorali in vista, raccontano un campione ritrovato mentre Djokovic esce traumatizzato dallo scontro frontale con le 40 primavere, vicine 264 giorni.
Qui New York, ultima capitale del Grande Tennis. Dalle sliding door del torneo esce la testa di serie n. 4, preda di un virus («In campo ho avuto sensazioni terribili, me le porto dietro da mesi: vomito e poi tutto il corpo inizia a cedere, tra crampi e dolori. Devo capire se è risolvibile…») e ammaccata dagli urti del tempo: il 25º titolo Slam rimane un miraggio per il fuoriclasse di Belgrado, che potrebbe anche decidere di chiudere qui la stagione. Ed è subito sera anche per il francese Arthur Fils, che ha fatto harakiri («Una sconfitta altamente non professionale» l’ha definita) con un redivivo Tsitsipas, sempre più separato in casa con il padre Apostolos. Fresco del trionfo al Master 1000 di Cincinnati, Fils sembrava uno degli uomini più caldi del circuito e invece gli sono mancate le energie per chiudere il match. Il tennis seduce e abbandona, se non sei Alcaraz o Sinner (abbonato anche questa settimana alla fisioterapia del J Medical).
La notizia è Carlito, che non ha in programma di tagliarsi i capelli, però ritrova le belle sensazioni nel suo luogo dell’anima. «A New York ho vinto il primo Slam, grazie al quale sono diventato numero uno del mondo a 19 anni: non lo dimentico — dice —. Nel mio posto speciale oggi torno a sentirmi un giocatore di tennis. Quasi cinque mesi di assenza dal circuito sono stati interminabili, non vedevo l’ora di tornare su questi campi». Times Square è tappezzata di poster di Alcaraz, l’uomo Nike per cui è stato studiato un outfit giovane, canotta e bragoni, come se fosse uno deir migliaia di adolescenti che giocano a basket nei playground della Grande Mela. A Flushing si va per vincere ma anche per vendere il prodotto: aspettando il debutto di Naomi Osaka nella notte, un’atleta che interpreta il tennis come una passerella, è l’abito arancione a rete di Sabalenka a far alzare il sopracciglio.
Carlitos ci mette poco a ritrovare confidenza con i colpi: il dritto che aveva tenuto un po’ a freno nel doppio misto con Serena Williams è già una saetta, il primo set è impreziosito da un ricamo in demi-volée, l’artista è di nuovo tra noi. Roman Safiullin, il russo senza bandiera e senza inno regolato da Jannik nei quarti di Wimbledon 2023, prima non approfitta del break in apertura di secondo set e poi mette in palla lo spagnolo, che dilaga. Riecco il sorriso a pianoforte di Alcaraz farsi largo nella barbetta elettrica, è lui l’idolo delle folle: «Il livello deve salire, naturalmente, ma come primo match ufficiale dopo tanto tempo, sono contento. Dei tornei mi è mancato tutto: la competizione, l’adrenalina, il tifo. Voglio mettermi il periodo brutto alle spalle e ricominciare a divertirmi: il motivo per cui gioco». A New York, oltre al team, sono volati mamma e papà, che si erano raccomandati che i medici non affrettassero il rientro del figlio. Nel box di Carlos, giusto per tenere alta l’hype, c’è anche il rapper Travis Scott.
Alcaraz aspetta il portoghese Jaime Faria (non ci sono precedenti) mentre oggi debuttano sul cemento di Flushing Flavio Cobolli e Lorenzo Musetti, l’attacco a due punte dell’Italia orfana di Jannik Sinner (che a tutt’oggi risulta iscritto all’Atp 500 di Pechino, al via il 30 settembre).
1 settembre 2026
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