Un heist movie, un film di furto, tutto ambientato a Napoli.

Operazione San Gennaro (1966), diretto da Dino Risi, ha un cast pieno di attori noti: Nino Manfredi, Senta Berger, Mario Adorf, Harry Guardino, Claudine Auger e, nel ruolo del vecchio boss don Vincenzo “‘O Fenomeno”, Totò. Oggi si trova in streaming su RaiPlay a questo indirizzo e su Prime Video. Nel primo caso non necessita un abbonamento per essere visto.

La storia è quella di tre ladri americani che arrivano a Napoli per rubare il tesoro di San Gennaro. Per farcela hanno bisogno di manodopera locale, e finiscono per affidarsi ad Armanduccio Girasole detto Dudù (Manfredi) e alla sua banda sgangherata, che comprende tra gli altri un becchino e un uomo con il cuore a destra che campa facendosi ospitare ai congressi di medicina. Il colpo, ovviamente, non andrà come previsto.

Operazione San Gennaro, un caper movie tra i più riusciti

È uno dei caper movie italiani più riusciti del periodo, e funziona perché il meccanismo del furto perfetto viene continuamente sabotato dai personaggi: il dilemma vero non è tecnico ma morale, visto che rubare al santo patrono resta un problema di coscienza anche per dei ladri.

Il film è un documento del Festival di Napoli 1966, con brani in concorso usati come sottofondo e un giovanissimo Pippo Baudo, non accreditato, nei panni del presentatore. La statua lignea di San Gennaro fu scolpita apposta ed è conservata nella chiesa dei Girolamini. Gli esterni del carcere di Poggioreale, invece, sono in realtà il Castello Aragonese di Baia. Nel 1967 arrivò il seguito, Operazione San Pietro, diretto da Lucio Fulci con Lando Buzzanca, ma quello è stato molto meno fortunato.

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United Archives//Getty Images

Il film è inoltre disponibile a noleggio e in acquisto sulle principali piattaforme digitali.

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Headshot of Giuseppe Giordano

Guardo film e gioco a videogiochi, da un certo punto della vita in poi ho iniziato anche a scriverne. Mi affascinano gli angolini sperduti di internet, la grafica dei primi videogiochi in 3D e le immagini che ricadono sotto l’ombrello per nulla definito della dicitura aesthetic, rispetto alle quali porto avanti un’attività di catalogazione compulsiva che ha come punto d’arrivo alcuni profili Instagram. La serie TV con l’estetica migliore (e quella migliore in assoluto) è comunque X-Files, che non ho mai finito per non concepire il pensiero “non esistono altre puntate di X-Files da vedere per il resto della mia vita”. Stessa cosa con Evangelion (il manga).