Cesc ha portato la squadra dalla B alla Champions, a Napoli ha dato una straordinaria prova di maturità e mette paura alle big. Il numero uno Suwarso: “Continuiamo a migliorare e ci godiamo ogni momento”
La vittoria del Como al Maradona non è un exploit e nemmeno una conferma. Nella filosofia del club non ci sono (ancora) obiettivi da raggiungere ma un fluido divenire entro un percorso di crescita. Poi, la realtà oggettiva parla di fatti: la parte sinistra della classifica al ritorno in Serie A dopo ventun anni; una storica Champions raggiunta l’anno scorso; e, sabato, tre punti nel primo big match stagionale. Espugnare la casa del Napoli per 2-1, grazie alle firme d’autore di Baturina e Douvikas, non è un attestato di maturità definitivo ma solo un esame superato a pieni voti. Il Como ha sbancato Fuorigrotta imponendo idee, palleggio e una personalità sfrontata, lasciando dietro di sé una scia di bellezza e maturità. Siamo solo alla seconda giornata, non ci sono certezze incise nella roccia, ma un dato di fatto è difficilmente negabile: per lo scudetto le big dovranno fare i conti con i ragazzi terribili di Fabregas.
Gentleman—
Nel suo ruolo istituzionale, e con quella tipica filosofia orientale di saggezza e lungimiranza che contraddistingue la proprietà indonesiana, il presidente Mirwan Suwarso non spegne gli entusiasmi, ma riporta immediatamente il discorso entro i confini della realtà: non è il caso di fare proclami né di trarre conclusioni affrettate. “È ancora troppo presto nella stagione per sbilanciarsi sulle prestazioni della squadra — dice alla Gazzetta — . Siamo solo all’inizio e sicuramente molte avversarie si stanno ancora abituando ai nuovi ritmi. Noi vogliamo solo continuare a migliorare e goderci ogni singolo momento”. Nelle parole del numero uno biancoblù c’è anche un implicito, ma chiarissimo, riferimento al Napoli. Parole di rispetto, quasi una carezza istituzionale per onorare l’avversario sconfitto di fronte ai propri tifosi. Anche su questo, il Como ha portato una ventata di novità nel nostro calcio. In un’epoca di narrazioni urlate, polemiche arbitrali e frecciate post-gara, si sceglie la via dell’eleganza comunicativa e della sportività a prescindere. Si vince sul campo con grinta, si onora chi perde con cavalleria.
Selfie a Fuorigrotta—
Uno stile che si diffonde anche nei calciatori. La stella Nico Paz a fine partita è stata protagonista di un gesto che riconcilia con lo sport. Lasciando lo stadio in cui l’argentino aveva bagnato la sua prima rete in Champions con la maglia del Real, si è fermato a lungo con i sostenitori azzurri e, con una naturalezza e un’umiltà rare a questi livelli, ha preso in mano uno per uno i telefoni per regalare selfie, firmando autografi a chiunque. Più tardi, durante il viaggio di ritorno, il numero dieci ha postato sui social l’orgoglio di una vittoria pesante: “Questo è il Como! Avanti così”. A cascata sono arrivate le testimonianze di altri protagonisti. Martin Baturina, premiato come Mvp, ha scritto: “Storia fatta a Napoli! Orgogliosi di questa squadra!”. Per il bomber Douvikas, è stata “Una notte speciale a Napoli, un gol che ricorderò e, più importante di tutto, tre punti che ci portiamo a casa”.
La parola tabù—
Oltre ai punti, la vittoria di Napoli conferma che Fabregas ha fatto un altro importante passo nella crescita. Due anni fa, proprio al Maradona, aveva dato i primissimi segnali della sua idea di calcio. Un tempo dominato nonostante il gol a freddo di McTominay: possesso palla, pressing alto, ricerca continua della verticalità con fraseggio corto e veloce. Nella ripresa, però, errori difensivi lo avevano punito con il 3-1 finale a favore del maestro Conte. Via via Cesc ha fatto tesoro delle batoste, e già l’anno scorso ha svoltato, chiudendo la stagione con la retroguardia meno battuta del torneo. Sabato un ulteriore upgrade quando, complice il gran caldo e le gambe affaticate, con il Napoli a caccia del pari, ha ridisegnato la squadra con due drastici cambi di modulo, passando prima alla difesa a tre e blindandosi infine con un abbottonatissimo 5-4-1. Di sicuro lui non pronuncerà mai la parola ‘scudetto’, ma il segnale dato sabato è chiaro e rimbomba in tutta Italia: per il Tricolore c’è anche il Como.
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