Matteo: “Hanno telefonato a mio fratello durante il Roland Garros, va creato qualcosa per proteggere noi tennisti”. Anche l’azzurra Stefanini era stata minacciata di morte prima di Indian Wells


Federica Cocchi

Giornalista

1 settembre (modifica alle 12:36) – MILANO

Il tennis apre sempre più le porte al mondo delle scommesse, ma proprio le scommesse sono diventate una delle minacce più concrete per chi gioca. Da una parte i nuovi accordi commerciali, dall’altra i messaggi che arrivano sui telefoni privati, gli insulti, le minacce rivolte ai giocatori e alle loro famiglie. Lo Us Open ha appena annunciato Kalshi come “Official Prediction Market Partner”, una partnership pluriennale ma la Usta ha sottolineato come il progetto sia una nuova forma di coinvolgimento dei tifosi e assicura di aver predisposto un sistema per tutelare l’integrità delle competizioni. Ma il tema resta delicatissimo. E Matteo Berrettini, dopo aver battuto Stan Wawrinka a New York, ha raccontato un episodio che dà la misura del problema. Durante il Roland Garros, sul telefono del fratello sono arrivati messaggi di minaccia indirizzati alla famiglia. “ È un tema delicato – ha risposto il romano in conferenza -. Penso solo che dobbiamo proteggere i giocatori e fare tutto il possibile per creare un ambiente sicuro per tutti — ha raccontato Berrettini — perché, se non sbaglio, a Indian Wells una tennista italiana ha ricevuto dei messaggi e qui c’è mio fratello: al Roland Garros ha ricevuto dei messaggi sul telefono con minacce alla mia famiglia e cose di questo tipo. Quindi penso che dovremmo creare una struttura più forte, non so, un comitato più forte per proteggere i giocatori”. 

la testimonianza—  

Il problema non riguarda soltanto i campioni. Berrettini racconta di aver visto situazioni inquietanti soprattutto nei Challenger, anche attraverso video nei quali il comportamento di alcuni spettatori diventava difficile da tollerare: “Non è facile dire: tu puoi entrare e tu non puoi entrare, perché non sai come si comporteranno, ma qualcosa sicuramente va fatto”, spiega. E aggiunge di essersi trovato in passato a giocare in condizioni nelle quali non si sentiva davvero a suo agio, con persone che disturbavano il match e facevano cose “che non avevano a che fare con il tennis, soprattutto intorno al campo”. È la stessa situazione che aveva denunciato, a marzo, Lucrezia Stefanini. Prima delle qualificazioni di Indian Wells, la tennista italiana aveva ricevuto sul proprio numero WhatsApp minacce di morte se non avesse perso la partita. Le avevano mandato anche la foto di una pistola e indicato i nomi dei genitori e il luogo in cui era nata. La Wta aveva immediatamente aumentato la sua sicurezza, accompagnandola fino alla macchina dopo il match. Lucrezia era poi scesa in campo e aveva giocato fino all’ultimo, rifiutandosi di permettere alle minacce di condizionare il suo lavoro. 

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Lucrezia Stefanini, of Italy, reacts during a match against Dayana Yastremska, of Ukraine, during the first round of the U.S. Open tennis championships, Sunday, Aug. 30, 2026, in New York. (AP Photo/Andres Kudacki)

la tutela—  

Un episodio che aveva spinto anche il presidente della Fitp Angelo Binaghi a chiedere l’identificazione e la punizione dei responsabili e un rafforzamento dei meccanismi internazionali di tutela degli atleti. Berrettini tuttavia non demonizza il betting in sé, e ci ha tenuto a spiegarlo con la chiarezza che lo contraddistingue: “Penso che, se viene fatto nel modo giusto, se viene gestito in modo controllato e non porta a una degenerazione del gioco legata alle scommesse, allora può anche essere di divertente”. Lui, racconta, non ha mai scommesso e non pensa di cominciare: “Non mi piacciono i casinò, non mi piace questo genere di cose. Credo che faccia parte del nostro sport e, se non sbaglio, molti soldi nel tour arrivano da lì. Fa parte di quello che siamo”.